È imminente un giro di vite, un restringimento sul voto in condotta.
Nei giorni scorsi Giuseppe Valditara, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, lo ha già confermato a Forlì, durante l’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico 2023-24.
Era accanto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
I primi sentori si sono diffusi nella scorsa primavera, molto prima dell’estate, in concomitanza con il termine di un anno scolastico segnato da gravi episodi di bullismo, durante il quale sono state riscontrate vere e proprie aggressioni contro alcuni insegnanti.
Il ministro ha in seguito confermato l’intenzione di inasprire alcune misure, per contenere la violenza e la maleducazione durante le ore scolastiche. Con la chiara intenzione di individuare una serie di interventi per appesantire il voto in condotta. Una misura da ripristinare nel triennio delle medie e creare anche un metodo per incidere sui crediti legati all’ammissione per gli Esame di Stato.
La cosiddetta riforma Valditara pare debba prevedere un dato fondamentale e nello stesso tempo una novità negativa. Il 5 in condotta porta direttamente alla bocciatura. Il 6 genera un debito scolastico legato all’Educazione civica, che nelle scuole superiori deve essere recuperato a settembre. Una riparazione e un esame legato ai valori costituzionali di cittadinanza.
Inoltre, dovrebbe essere modificata anche la sanzione, che regola la “sospensione”. Fino a 2 giorni, lo studente dovrà frequentare le lezioni, se la “pena” supera i 2 giorni, il ragazzo deve essere impegnato in attività di cittadinanza solidale, che potrebbe proseguire secondo la libera discrezione del consiglio di classe.
Qualcuno dell’attuale maggioranza governativa pare abbia affermato: «Chi tocca un insegnante, tocca lo Stato». La relativa legge approderà alla Camera il prossimo 25 settembre.
Al primo posto, quindi, inasprire le pene già previste nei confronti di chi commette violenze contro gli insegnanti.
Maria Angela Grassi, la presidente dell’Anpe, l’Associazione Nazionale Pedagogisti, fa il suo lapidario commento: «La scuola ha bisogno di riforme strutturali, non di spot». «Quella del ministro mi sembra una strada già percorsa». Poi sottolinea: «Già in passato, con il 7 in condotta non si faceva la Maturità. In ogni caso, il voto in condotta è importante, per una scuola che non si limiti a istruire, ma abbia l’ambizione di educare e formare i futuri cittadini. Il segnale che deve arrivare è: le regole sono importanti».
Molto dura anche la critica di Dario Ianes, già ordinario di Pedagogia dell’Inclusione all’Università di Bolzano e co-fondatore del Centro studi Erickson di Trento. «Dal punto di vista pedagogico, la scelta del ministro è assolutamente antiscientifica», ricorda il professore. «È dimostrato, infatti, che le punizioni non producono effetti dissuasori e di repressione dei comportamenti». Secondo il pedagogista la stretta del voto in condotta non soltanto non sarà efficace, ma potrebbe anche «rovinare le relazioni» in classe tra gli alunni e i propri insegnanti. «I professori non sono la controparte degli studenti», sottolinea Ianes, «ma devono essere i coach. Per farlo, però, è necessario siano competenti. Più che punizioni, alla scuola serve una vera formazione degli insegnanti delle superiori, che ancora non c’è. Questo è un vulnus serio che va colmato quanto prima».
Invece, con questa «stretta autoritaria, gli studenti si vedranno più oppressi e schiacciati» e, di conseguenza, la “svolta” immaginata dal ministro «sarà poco praticabile». La scuola deve essere «autorevole non autoritaria» e ha bisogno di una svolta, nel senso di una «visione democratica e partecipata».
Una decisa contrarietà ai propositi del ministro Valditara è dichiarata apertamente dalla Flc-Cgil, dall’Unione degli studenti, dalla Rete degli studenti medi e dal Coordinamento genitori democratici, che firmano congiuntamente un duro comunicato: «Di fronte alla deriva sociale e culturale che abbiamo potuto constatare nei recenti episodi di violenza giovanile, il ministro Valditara ha scelto la via più breve e più comoda. Si punta a un progetto di scuola autoritaria in cui lo strumento di contrasto principale diventa il voto in condotta».
Contro l’iniziativa del governo, l’Unione degli Studenti ha già proclamato per il 17 novembre uno sciopero studentesco. «Saremo in tutte le piazze del Paese, contro la scuola del merito, della competizione e delle disuguaglianze», afferma la nota. «La riforma annunciata del voto in condotta e delle sanzioni disciplinari», aggiunge la Rete studenti medi, «è una proposta costruita attorno all’idea dello “scolaro” a cui bisogna insegnare la disciplina e l’autorità. Non si vede traccia dello studente considerato come parte attiva della società».
Punta il dito contro la riforma anche il Coordinamento dei Genitori Democratici, soprattutto nella parte che prevede modifiche allo Statuto delle studentesse e degli studenti del 1998. E osserva che cambiamenti saranno fatti «senza nemmeno convocare e confrontarsi con le organizzazioni che proprio quello Statuto hanno voluto e conquistato».
La riforma annunciata da Valditara fa “pesare” di più e soltanto il comportamento in classe, che è importante, ma è decisamente contro le aspettative di confronto auspicato dagli studenti.
Il Presidente Sergio Mattarella, intervenendo a Forlì, ha voluto ricordare i «circa 800 mila studenti, migranti o figli di migranti stranieri. Un decimo degli iscritti nei nostri istituti. Studiano da italiani, apprendono la nostra cultura e i nostri valori, e possono costruire un grande potenziale per il nostro Paese. Dal loro positivo inserimento può dipendere parte importante del futuro dell’Italia».
Antonio Losito








Tante belle dichiarazioni di grandi principi, ma nessuna proposta concreta. In qualche modo, è necessario che la maleducazione e la violenza praticate tra le mura scolastiche abbiano delle conseguenze tangibili a carico dei colpevoli, i quali non devono poter contare sulla sostanziale impunità diseducativa, di cui hanno finora fruito.
Carissimo Vincenzo,
sono partito dal presupposto che il 5 in condotta con relativa bocciatura già esiste. Inoltre, la sospensione e il relativo coinvolgimento dei genitori dello studente colpevole di maleducazione o di violenza gratuita sono ampiamente sottovalutati.
Ciao.
Antonio Losito