La violenza di genere è quel fenomeno di cui tutti parlano
ma in pochi riescono a comprendere realmente di cosa si tratti.
Posso dire di essere stata anche io una di quelle persone che non aveva il coraggio di guardare o di farsi delle domande poiché inconsciamente, probabilmente, già sapevo di essere finita in quella spirale tossica.
Purtroppo reputo che siano davvero poche le persone che sono state fortunate a tal punto da poter affermare di non essere mai state toccate dalla sua mano gelida, averla mai vissuta, vista o anche involontariamente esercitata.
Spesso la violenza viene confusa per normalità, per “saper vivere” si veste di bei vestiti ed alti livelli di istruzione, diventando così ancora più subdola e tagliente, a livello emotivo e psicologico, per il malcapitato in cui si imbatterà.
La violenza infatti non si veste necessariamente di povertà, di lividi, di scarsa educazione scolastica.
La violenza è presente ovunque ed attecchisce sui visi della gente che poi non sorride più, non alza più lo sguardo e che perde i suoi sogni.
Cosa saremmo senza i nostri sogni ed ambizioni?
Come un tornado ti investe senza chiedere il permesso e ti porta in uno stato confusionale tra il “non devo/non posso” per poi farti ritrovare a chiedere “ma sono ancora viva? E’ davvero questo vivere ed essere vivi”?
No, non lo è.
Svegliarsi la mattina e piangere perché sei ancora lì, ferma nel tuo letto, senza voglia di alzarti o di produrre, ma con l’unico desiderio di rimanere nel posto che ti fa sentire al sicuro, nelle solite quattro mura di casa che ti proteggono ma ti isolano, ed al contempo sapere di stare sbagliando, ma la tua forza di volontà non è abbastanza forte per vincere la paura del giorno, di quello che può accadere, della vita in generale.
Questo è quel che lascia.
Questo problema è chiaramente riconducibile ad una educazione che di base non prevede il rispetto del prossimo, delle idee altrui e della personalità altrui.
Una educazione che ci è stata inculcata, errata, ma che abbiamo nel DNA e nei gesti o nei modi di pensare più comuni ( perché il mio essere donna ed essere anatomicamente diversa da te mi rende diversa persino nei canoni del ben vestire, del dover apparire o addirittura dover non controbattere ? )
Basti pensare che etimologicamente la parola “violenza” deriva dal latino “violentus” ed ha la sua origine in “vis”, che indica ciò che opprime, distrugge o che vince.
Ciò che vince. Assurdo vero? Siamo assolutamente convinti che vincere o realizzarsi nella vita voglia dire necessariamente vincere rispetto a qualcuno, distruggere qualcun altro.
Un atto violento è un comportamento che crea danni e lede altri nella persona, nei beni e nei diritti.

Dopo Giulia Cecchettin le chiamate ai centri anti violenza
sono aumentate del 400% ed è una cifra assurda.
I comportamenti psicotici violenti sono quotidiani e per una macabra casualità sembrano essere aumentati. O forse è solamente perché adesso si inizia a dare spazio e a dare la giusta importanza all’argomento?
Ogni giorno giungono nuove notizie di cronaca su tentati omicidi o riusciti omicidi ad un altra donna, sorella, perché è cosi che ci si sente quando si condivide lo stesso gigante dolore.
Ormai sono passati quattro anni dalla prima volta
in cui sono entrata in un centro anti violenza.
Non dimenticherò mai quando mi fu proposto, visti i risultati del test di valutazione del rischio, di andare in una struttura protetta assieme a mio figlio.
La struttura protetta è una casa ad indirizzo segreto in cui vengono accolte le donne in gravi condizioni di pericolo ed i loro bambini.
Rifiutai, non avrei mai accettato di essere io quella a doversi nascondere o a dover omettere e non divulgare.
Iniziai un percorso di sostegno psicologico presso il Melograno, CAV (Centro Anti Violenza) che ha sede centrale a Conversano. Conobbi nel gruppo del mutuo aiuto altre 11 ragazze meravigliose e piene di vita, donne alle quali era stato tentato di strappare le ali ma come me avevano rabbia, voglia di vivere e di rivalsa.
Sarò eternamente grata a loro e alla psicologa che mi ha seguita per 3 anni per avermi permesso di credere nuovamente in me stessa e perdere quei 50 kg di depressione che avevo messo su.
Ormai ero diventata l’ombra di me stessa, il risultato di quel che mi era stato fatto a stento era riconoscibile allo specchio soprattutto da me stessa, a causa degli occhi spenti.
Ma qualcosa lì dentro, in quel posto ha stimolato una forza collettiva immensa che ci ha portate tutte a sentirci così profondamente unite e simili a tal punto di credere e sperare che fosse davvero possibile ricominciare a star bene.
Non avevo mai intrapreso percorsi psicologici e me ne sono pentita perché probabilmente avrei nettamente migliorato la mia vita sotto molti punti di vista prima.
Tutte insieme, senza nasconderci e vergognarci,
a gridare la nostra voglia di rinascere.

Da questa nostra unione, da questa nostra decisione di non volerci più nascondere e vergognare di cose che non abbiamo fatto noi, nasce l’idea di mettere nero su bianco quel che è la dura verità, per dare un forte grido alla società di voglia rinascita, di giustizia per tutte quelle donne che non sono state fortunate come noi e per quelle che come noi invece vorrebbero solo trovare pace e sentirsi legalmente tutelate ed al sicuro.
Non intendo romanzare, tutte insieme intendiamo raccontarvi le cose per come esattamente sono andate senza edulcoranti o fronzoli.
Vi racconteremo una ad una quel che abbiamo vissuto esattamente, così come è andata.
Probabilmente qualcuno si scandalizzerà ma non siamo alla ricerca di assensi o consensi.
Noi cerchiamo solamente un po’ di fiato, un po’ di spazio per potervi mostrare attraverso la mia penna quanto orribili e spaventosi siano certi accidentali percorsi.
Noi cerchiamo la vostra indignazione, noi abbiamo bisogno di una reazione da parte della società.
Noi vogliamo farvi venire voglia di alzarvi da quella sedia ed avere il coraggio di lottare a testa alta e gridare assieme a noi: Basta!
Noi vogliamo sperare per i nostri bambini e non vogliamo aver paura per le nostre bambine.
Noi vorremmo solo vivere in pace, incanalare tutta la rabbia ed il terrore che ci hanno seminato dentro e dargli un fine maggiore: non permetteremo che certe cose avvengano ancora.
A costo di rimanere afoni a gridare “difendete il più debole ed aiutate chi è in difficoltà”, non bisogna più restare impassibili anche di fronte alle piccole privazioni di libertà quotidiane che viviamo o vediamo nella cerchia ristretta dei nostri affetti.
Il dolore è enorme e non sappiamo se passerà mai,
ma siamo sicure che se fosse finalizzato a qualcosa di più grande
farebbe meno male, come pure tutta questa rabbia.
Sta per prendere forma qualcosa di grande, di forte: un libro testimonianza di quel che siamo state e di quel che siamo.
Uno strumento abbastanza potente da poter essere usato per dare coraggio, per far sentire meno soli, per educare ai “mai più” le nuove generazioni.
Spero voi comprendiate quanto possa essere importante per noi, ma soprattutto per la società.
Probabilmente è vero che l’odio si batte solo con l’amore, ma per ora mi sento solo di dirvi “buona rabbia” come dice una delle mie sorelle.
Ma di quella bella, di quella buona che fa le rivoluzioni.
Buona rabbia !


Foto a cura di Bianca Elena Buga











Meli sei una Donna speciale di quelle che ricordi per tutta la vita, quelle persone che ti restano dentro al cuore per sempre,ti auguro anzi vi auguro il meglio quel meglio che meriti e che ti faccia sorridere come tu sai fare! Ti conosco e quella rabbia e quella voglia di giustizia ti ha sempre contraddistinta facendone sempre buon uso… Brilla amica mia
Ti voglio bene ❤️
Sono Sabrina ti faccio i miei complimenti Melania e ti faccio i miei più sinceri auguri
Mel… so quanto tu sia forte, non permette a nessuno stronzo di farti sentire così! L’amore che sognavamo è un’altra cosa
Credo davvero che questa testimonianza possa dare più rumore di tanti articoli su giornali e riviste. Credo che andrebbe condivisa in famiglia, nelle aule scolastiche, nelle parrocchie, finanche sui social. Credo che dobbiamo dire grazie a Melania per il suo dono, rivolto a ragazze e ragazzi, di ogni età.
Mi sono commossa. La dichiarazione di Melania è stata forte, trasparente, toccante. Scuote gli animi. Grazie per questo prezioso articolo
Vero Teresa. Si tratta di una coraggiosa presa di coscienza da parte di Melania, una giovane mamma che ho conosciuto in occasione della presentazione del mio Evento del 6 agosto, in cui lei ha presentato. Esprime tutta la rabbia che ha in corpo e che dovrebbero avere le donne !