Il 7 febbraio 2024, come annunciato in un post del rettore della Basilica Cattedrale di Monopoli, don Giuseppe Cito, il mosaico dell’Icona della Madonna della Madia è stato ricollocato in cima al Campanile.
L’opera pittorica della monopolitana Anna Brigida era stata collocata nel 1990, durante il rettorato di don Vincenzo Muolo. Ad eseguire i lavori di posizionamento la ditta di Luca Ruggiero, devotissimo della Madonna e accurato artigiano monopolitano.

Il 1° dicembre 2023 era stata rimossa per provvedere al suo restauro relativo alla sostituzione della cornice degradata, a cui ha provveduto la falegnameria Lamanna.
Così era stato annunciato in un comunicato del rettore:
“Ieri, 1° dicembre 2023, si è provveduto a rimuovere dal campanile della cattedrale di Monopoli il grande mosaico della Brigida raffigurante la Madonna della Madia.
La custodia in legno, rovinata dalle intemperie, merita di essere rinnovata.
Si conta di ricollocarlo nella sua posizione originaria entro il mese di dicembre.
A breve l’opera sarà esposta alla venerazione dei fedeli prima di ripristinarne la collocazione sul campanile. Dal cielo la Madonna protegga tutta la città”.
L’operazione di ricollocamento, avvenuta il 7 febbraio, di notevole difficoltà, è stata eseguita con particolare perizia dalla ditta Edil Maccuro di Monopoli, alla presenza del prof. Martino Cazzorla, che ha ripreso passo passo i lavori con una serie di foto immagini, di Luca Ruggiero e Michele Lafronza.
Ora il quadro della Madonna della Madia svetta in alto al Campanile a vegliare e proteggere la città di Monopoli, di cui è Madre e Patrona, e tutti i suoi abitanti, particolarmente devoti da sempre, da quell’alba del 16 dicembre 1117, in cui approdò miracolosamente al porto, venuta dall’Oriente.
La Madonna del Campanile, del Cielo e della luce
di Martino Cazzorla
È tornata mercoledì 7 febbraio 2024 in vetta, sul Campanile della Basilica Cattedrale di Monopoli, l’icona a tarsie vitree realizzata dall’artista Anna Brigida nel 1990 e raffigurante la Madonna della Madia.
A scenderla, il 12 dicembre 2023, aveva provveduto l’Impresa D’Alessandro Restauri, per volontà del Rettore e Arciprete della Basilica Cattedrale, don Peppino Cito, sia per verificarne le condizioni e sia per metterla meglio in sicurezza.
Per diversi giorni è stata allocata nella cappella delle Travi della Madonna affinché fosse ammirata da vicino sia dai fedeli e non e dai tanti turisti.
Un’operazione molto delicata e coordinata dall’arch. Giovanni Muolo, consulente di fiducia del parroco per la manutenzione, il restauro e la conservazione della fabbrica della Cattedrale, nonché progettista e direttore dei lavori di alcuni degli interventi di restauro e conservazione realizzati e da cantierizzare in Basilica prossimamente.
Complessa anche la fase di risalita dell’icona seguita con lo sguardo all’insù nella mattina del 7 febbraio 2024 e curata, sempre sotto la direzione dell’arch. Muolo, sia dall’impresa Edil Maccuro di Vito Maccuro, con l’aiuto di Fabio Fanelli e Michele Manghisi, e sia dall’impresa ISCO di Vito Buongiorno, specializzata in interventi su corda, con l’aiuto di Fabio Calzolaio.
Presenti alla risalita per documentare l’evento anche l’arch. Fabrizio Frate, Tecnico per la valorizzazione e promozione dei beni culturali ed ecclesiastici, l’arch. Andrea Maggiore che ha documentato con il drone le immagini aeree, il M.llo Michele Lafronza per la documentazione fotografica e il sottoscritto, quale componente del Consiglio Pastorale, area artistica.
Ad assistere alla salita c’è stato anche Luca Ruggiero, che con la sua impresa edile 34 anni fa aveva portato per la prima volta il dipinto sul campanile e il falegname Angelo Lamanna, lo stesso che 34 anni fa e anche oggi ha realizzato la cornice di rovere.
L’icona a tarsie vitree era stata provvisoriamente allocato negli ambienti dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento per una ricognizione che in realtà ha evidenziato il perfetto stato di conservazione delle tarsie senza che alcun tassello si fosse mai staccato.
L’icona, di ampie dimensione, pari cm. 150 x 90, ma soprattutto peso, riproducente la Madonna con Bambino, come da tradizione madiana, è stata realizzata, da Anna Brigida a Firenze, nel suo atelier in via dei Servi n. 43, nel 1990 per volere di don Vincenzo Muolo, con tarsie vitree perché potesse vedersi, dall’alto del Campanile della Cattedrale, da ogni angolo di Monopoli.
Si tratta di un mosaico con frammenti di pietre, smalti, pasta vitrea, ceramica, anche con fondo in oro, di pregevole fattura. L’impianto della tavola è quello dell’opus sectile in pasta vitrea ed è una delle tecniche più raffinate e prestigiose del mondo artistico. Per l’impianto del disegno dell’odegitria, Anna Brigida ha definito la partizione delle vesti, dei volti, delle mani e dello sfondo. La campitura è stata realizzata per accostamento a incastro, con taglio differente, dei piccoli tasselli. Il lavoro è di una finezza straordinaria per la capacità che la Brigida ha avuto di sminuzzare i tasselli ed incastrarli: si vedano le pieghe delle vesti e le lumeggiature del Bambino e le aureole, in cui emerge l’oro zecchino, mentre il lapislazzuli è presente nel maphorion.
Dopo un lungo periodo di esposizione del mosaico in Cattedrale, tanto da aver alimentato il dibattito, nell’opinione pubblica di quegli anni, sull’opportunità o meno di collocare l’icona sul campanile, il 31 agosto 1990 si procedette alla intronizzazione. Il lavoro di ascensione fu molto impegnativo sia per le dimensioni che per il peso del quadro, fatto pur sempre di tarsie vitree e di malta. Inoltre c’era anche la scelta della collocazione sulla finestra del torrino del campanile, con vista sul lato ovest, proprio sotto la cipolla su cui poggia il globo terraqueo apicale.
Allora ci vollero ben 200 metri di corda, divisa in quattro cime, per assicurare il mosaico. Il lavoro di salita del dipinto venne coordinato da Luca Ruggiero e dagli operai della sua impresa edile. Ci volle anche la maestria di un pescatore monopolitano per intrecciare il nodo giusto, di cultura marinara, che tenesse salda e sicura la tavola lasciando due corde in tensione verso l’alto, per il sollevamento da parte di sei operai, e due corde in basso per distanziarla dai cornicioni del campanile.
Sullo stretto parapetto e cornicione del campanile, il mosaico venne inserito nel telaio in legno di rovere realizzato dal falegname Angelo Lamanna, e fissato alla finestra con filo zincato. Tanta gente, quella sera del 31 agosto di 34 anni fa, sostò sul sagrato e restò fissa con lo sguardo all’insù vedendo la Madonna della Madia, a mosaico, salire sempre più in alto.
Sul campanile, la Madonna della Madia, quella della zattera e del mare, diventava la Madonna del cielo e della luce con le scaglie di vetro che sanno nutrirsi di una luce vera, solare, mediterranea, irreale, quella luce divina che nessun pennello è in grado di rappresentare ma che è sempre stata il comune denominatore della tavolozza di Anna Brigida, fino alla fine.
Testimonianza di don Vincenzo Muolo:
“Quando siamo andati a Firenze, dopo la proposta di Anna, lei ci ha subito rassicurato sul peso. Ci ha detto che poteva fare un quadro che non avrebbe pesato molto. Inizialmente si era anche pensato ad un ingegno per far salire e scendere il quadro; il mio sogno invece fu quello di mettere il quadro in una cassa di rovere e collocarlo in alto sul campanile, per sempre e alla vista di tutti.
In questi lunghi venticinque anni, il quadro non ha perso una sola tessera della sua composizione originale. L’ultima volta che è stato controllato, se pensiamo a tutto quello che accade sul campanile, si è visto che era stato fatto davvero bene. Ricordo che la Brigida aveva le mani sbucciate e tagliate per spezzare e mettere insieme quelle tessere vitree. C’erano tanti tasselli, anche di oro. Li aveva messi in un sacchetto e li aveva conservati per noi, per eventuali interventi di restauro. Aveva acquistato i tasselli nelle botteghe più antiche di Firenze, specializzate nell’arte del mosaico. Nelle tessere del fondo c’è l’oro zecchino. Si vede infatti come l’icona brilla la mattina al sole. Il mosaico risplende di luce propria e di luce riflessa. La scelta del mosaico è stata determinata dalla resistenza del supporto e dei tasselli, al tempo e alle intemperie, ma anche perché è di natura nobile ed antica. Il mosaico sa di antico. Io fui d’accordissimo nella scelta di questa tecnica anche se i costi erano davvero elevati. La spesa preventivata dalla Brigida era di 35 milioni di lire. Sapevamo che, da quello che ci avevano detto a Roma, a me e a don Vito Fusillo, un’opera simile non sarebbe costata meno di 60 milioni.
Giuseppe Muolo, il Presidente della Confraternita di San Cataldo, era determinato. Dobbiamo tanto a lui. Infatti, dopo la sua morte, io non me l’aspettavo, ma venne a trovarmi il papà di Anna Maria Capitanio e mi disse che era stato lasciato un testamento a me, in quanto parroco della Cattedrale, di 20 milioni di lire. Non erano poche per quell’epoca. Poi venne un magistrato di Bari, che però non voleva che fosse fatto il suo nome. Venne per un colloquio e poi se ne andò. Quando ritornò, staccò un assegno, lo piegò e me lo lasciò sul tavolo. Mi disse: “Ho un vecchio conto con la Madonna”. Pensavo ad un’offerta semplice ed invece nella busta c’erano 10 milioni di lire. La Madonna se l’è pagato Lei il quadro, come tutte le cose realizzate nei lavori della Cattedrale, anche quando si era pagata il restauro del 1980. Io non ho fatto niente…. Il mosaico del campanile è un quadro che Monopoli osserva da ogni punto. È familiare se si alza lo sguardo verso la Cattedrale e il campanile. La gente non ne può fare a meno. In questo modo la presenza della Madonna spazia su tutta Monopoli. Eppure, per apprezzarne la visione, bisogna farla amare, la Madre, e quindi scoprirla nel Suo mistero”.
IMMAGINI DELLE OPERAZIONI




















