MANIFESTAZIONE PER ALEXEJ NAVALNY
Nella serata del 27 febbraio 2024, a Monopoli, in piazza XX Settembre, si è svolta, con la partecipazione di numerosi cittadini e di rappresentanti di tutte le forze politiche locali, una sentita manifestazione di solidarietà per Alexej Navalny, l’eroico oppositore russo, morto recentemente, per ordine di Putin, in un carcere della Siberia.

Ha introdotto la manifestazione Marilù Barnaba, organizzatrice dell’incontro, con queste parole:
“Buona sera a tutti. E grazie per essere qui.
Siamo qui perché viviamo in un paese libero e democratico, ma anche perché stiamo assistendo da qualche anno ad immagini di guerra, di morti, di orrori che ci ricordano i gulag staliniani o le esecuzioni del nazismo-
L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, due anni fa il 24 febbraio 2022, ha segnato e colpito il mondo intero.
Non credevamo che quell’uomo sarebbe arrivato a tanto e invece lo ha fatto.
Non immaginavamo nemmeno che lo scorso anno, il 7 ottobre 2023, Hamas avrebbe trucidato ragazzi e ragazze che assistevano ad un concerto in Israele. Cantavano e ballavano.
Né tanto meno di trovarci a contare i morti di Gaza.
La morte di Alexey Navalny, eroico dissidente russo, avvenuta il 16 febbraio scorso, richiede il nostro comune sdegno, non possiamo voltarci dall’altra parte, perché la libertà e il rispetto della persona sono il bene più sacro e più prezioso dell’umanità”
IL MESSAGGIO DI YULIA NAVALNAYA

La stessa Marilù Barnaba e Mariangela Mastronardi hanno letto il messaggio di Yulia Navalnaya, trasmesso mentre si trovava a Bruxelles a partecipare al Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea.
“Buongiorno. Sono Yulia Navalnaya. Oggi per la prima volta su questo canale. voglio rivolgervi un appello. Dovrebbe esserci un’altra persona al mio posto ma quest’uomo è stato ucciso da Vladimir Putin. Da qualche parte in una colonia penale nell’estremo nord oltre il Circolo Polare Artico, dove l’inverno è perenne.
Putin ha ucciso più dell’uomo Alexej Navalny. Insieme a lui, voleva uccidere le nostre speranze, la nostra libertà, il nostro futuro. Sappiamo esattamente perché Putin ha ucciso Alexei tre giorni fa. Ve ne parleremo presto.
Ma la cosa più importante che possiamo fare per Alexej e per me, è continuare a lottare.
Porterò avanti la causa di Alexej Navalny, continuerò a lottare per il nostro Paese insieme a voi.
E vi invito a stare dalla mia parte, per condividere non solo il lutto e l’infinito dolore che ci ha avvolto e non ci lascia andare.
Vi chiedo di condividere la mia rabbia, rabbia, ira, odio per chi osa uccidere il nostro futuro.
Mi rivolgo a voi con le parole di Alexej, in cui ho grande fiducia. “Non è un peccato fare poco, è un peccato non fare nulla”.
È imbarazzante lasciarsi intimidire.
La Russia è libera, pacifica, felice, la bella Russia del futuro che mio marito sognava. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno. Voglio vivere in una Russia così voglio che Alexej e i miei figli ci vivano voglio costruirla con voi.
Esattamente come l’ha pensata Alexej Navalny. È così e non c’è altro modo.
L’impensabile sacrificio che ha compiuto potrebbe non essere vano. Combattiamo e non arrendiamoci.
Io non ho paura e non ne abbiate nemmeno voi. Tutto ciò che serve al male per trionfare è l’inazione degli uomini buoni. Pertanto, c’è bisogno di agire”.
E’ seguito l’intervento di Alina Ananieva, una donna ucraina, e di suo figlio Mark Mandriota, giovane studente dell’Istituto Leonardo da Vinci, residenti a Monopoli da cinque anni, che hanno ricordato, suscitando tra i presenti enorme commozione, il terrore dei russi sotto la dittatura di Putin, le loro terribili sofferenze, il loro amore per la libertà di tutti i popoli.
















Grazie per ottimo servizio prof. Stefano Carbonara, manifestazione toccante ed emozionante ricca di riflessione…