MARINA MEULI
Sono nata a Firenze il 6 luglio del 1970. Figlia unica di genitori 40enni.
Nel 1982, con i miei, torniamo definitivamente in Puglia, nella nostra Monopoli.
Diplomata in Ragioneria, ho lavorato in una sartoria di abiti da sposa di Castellana Grotte e ho affiancato uno stilista di Monopoli nel realizzare abiti eclettici per le sfilate.
Sposata felicemente dal 2002 con Sante Neve, ho un figlio, Alessandro.
Nel 2009 mi avvicino casualmente al teatro
e finisco per recitare in vari spettacoli per 13 anni.
La mia passione però è cantare, potendo contare su di una voce poderosa e versatile.
Da qualche anno scrivo poesie soprattutto incentrate
sulla grandissima voglia di vivere che mi caratterizza da sempre.
Amo la gente da cui mi sento ricambiata: l’amicizia è uno dei valori in cui credo di più,
unita alla mia Fede in Dio che mi permette di non vacillare neanche nei momenti più difficili dell’esistenza.
Credo davvero che nessuno si salvi da solo: tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri.

POESIE
Il disincanto
Ha preso piede dentro me
il disincanto.
Nuovi orizzonti
si profilano,
nuove strade
da percorrere,
la via vecchia
scolorisce lentamente lasciando una scia
di stelle evanescente.
Le ombre
lentamente svaniscono,
una nuova aurora si palesa.
Lo spartiacque
si è insediato,
il velo si è squarciato,
lacerante sensazione
di abnormi fardelli
da lasciare per la via.
La salita è impervia
e richiede
bagagli forti
ma leggeri.
Una canzone riecheggia, d’amore e di speranze,
e attraversa
il tempo e lo spazio
senza invecchiare.
Avrò cura di me,
delle mie ferite,
dei miei ricordi.
Mi dirigerò
verso quella luce
che intravedo
in fondo al tunnel, tenendo per mano
gli amori,
gli affetti,
i sogni,
le emozioni.
Occhi nuovi,
cuore nuovo,
e se scenderà
una lacrima
la lascerò brillare
nella luce splendente
del mio mattino.
Imponderanze
Luci e suoni
ricordi e appartenenze smuovono il cuore
e i suoi battiti
un nuovo cielo
avvolge e ricopre
l’istante disperso
in questo
disperato universo
di immagini
e ologrammi
Misuro il tempo
della vita che scorre, scandisco
il ritmo cadenzato
e casuale
di ogni mio respiro.
Labbra sussurrano l’esistenza
e il canto antico
riemerge dal profondo
Mi sento dentro
una primavera
implorante
che non porta fiori
ma rivelazioni oniriche
in questa notte
di note stonate
Il risveglio impenitente riporta a schemi antichi
e risponde
ad esigenze esistenziali
Il nulla ricopre e livella, oscurando l’imponderabile sospiro
di questa attesa infinita.
Poso la bocca
sul bordo del bicchiere, bevo emozioni
e resto ad occhi chiusi
in attesa
del nuovo giorno.
L’istante perfetto
All’interno della vita
di tutti i giorni,
scappo
dalla realtà,
poggio i piedi
nella nuda terra
solitaria,
col sole in faccia
anche se il sole
non c’è.
Guardo in alto
e mi perdo
con lo sguardo
tra le fronde
di alberi infiniti,
con intorno
solo il suono
cinguettante
della natura.
Mi smarrisco,
guardando l’orizzonte,
con un senso
di vertigine,
con gambe stanche e doloranti,
per il peso dei giorni,
ma dimentico
tutto
e abbraccio il cielo
il mare
e il mio tutto
che mi circonda.
Cosi il tempo
si ferma
ed io
chiudo gli occhi,
assaporando intensamente
questo unico, indimenticabile, implacabile
istante perfetto.
Piove,
sui dogmi
di un sogno
arrestato dal tempo
che si arrende
al peso
della verità.
Cos’è la vita
se non un sogno? Turbolenze oniriche
ci avvolgono
e sconvolgono, intorpidendo corpi
e fuggiasche virtù.
Corse forsennate
di arcaiche rabdomanzie alla ricerca disperata
di tesori nascosti.
Amori astrali
e umori irreali
fino a sfinirci
di passioni esistenziali.
E poi?
Poi ci svegliamo
e siamo altrove.
Le corsie del cuore
Nelle corsie del dolore vedi scorrere fiumi di speranza che inondano sguardi atterriti.
Anime
aggrappate alla vita
con ganci
di eterna attesa, arrovellate
in pensieri
di inquietudine liquida che scorre nelle vene come lava bollente
Parole sussurrate
a non voler pronunciare
o disturbare,
quasi che il silenzio arrechi meno fastidio
a chi è immerso in pensieri sterili
Volti pallidi
guardano il vuoto. Giungono salvifiche
echi di voci amiche
che scaldano
il gelo del cuore:
bastano
a ritrovare in un istante
la perduta umanità.
Non voglio dormire stanotte
Non voglio dormire stanotte,
voglio restare ad ascoltare la pioggia, questo cielo
che piange
tutte le sue lacrime
solo per me.
E’ così bella
la luce che soffusamente avvolge le ore più scure.
Mille pensieri affastellano il cuore e un dolore intimo pungola e contorce
tra sensazioni contrastanti
e buie.
Sono come farfalla stanotte cui hanno staccato le ali
e resta ferma lì
aspettando
il nuovo giorno
per rivedere
finalmente il sole.
Una tremula candela
e tre rose bianche a benedire l’oscurità di questa notte.
E una preghiera
che abbraccia
tutto il dolore
di questa umanità.
Poeta
Ode a te Poeta,
che scavi
nel tuo animo
ed offri una spremuta
di cuore
a chi attraversa la vita inaridito
dai giorni e dal tempo,
che riconosci
e cogli
le sfumature invisibili
di un mondo
in bianco e nero,
e avvolgi
di speranza
l’animo
che ti incontra.
Combatti,
brandendo l’arma
della poesia,
contro
le incomprensioni
che ti circondano,
ma che non sviliscono
la tua essenza
più profonda e più vera.
A te,
che quando incontri anime affini alla tua,
respiri di gratitudine e torni a nuova vita,
di cui ti nutri e in cui ti riposi.
E nella notte brami
un amor incapace
che rivolge
lo sguardo distratto,
e poetando
imprimi forza all’apparenza
ma non trovi
assonanza
con l’esistenza.
Ti ritiri inerme
dentro vastità profondissime
a cercare la luce,
il calore
e intanto gela
ogni desiderio
nascosto
fino all’invalicabile malessere del cuore.
Delicato e profondo, istrionico ed evoluto, sensibile e meditativo,
riconosci l’essenziale
in un universo di superfluo.
Io ti
chiedo
di continuare
a viaggiare
con la mente
e con il cuore estrapolando versi
di profondissima creatività,
aggiungendo
bellezza al mondo.
A te Poeta,
per questo,
dico grazie.
GALLERIA IMMAGINI
Articolo a cura di Stefano Carbonara con foto eseguite il 3 marzo 2024 in Biblioteca in occasione della presentazione della Silloge “Falce di Luna” di Teresa Tropiano.












Grazie Signora Meoli l’ammiro moltissimo la sua capacità di poetessa e dell’artista che sei sai anche se non ti conoscevo ho capito subito che tu sei un grandissimo talento della tua stessa persona e l’anima nobile che hai grazie sono felice di averti conosciuta che Dio ti tiene in buona salute Misano commossa ha sentirti di cantare caruso lode e lode grazie che ti sei espressa per mia figlia Teresa complimenti di tutto Dio ti protegga dal cielo🙏🙏🙏😢😢❤️❤️❤️❤️✨️✨️💃💃
Ritengo che la poesia, la musica e tutte le forme d’arte siano il mezzo con cui riusciamo ad esprimere davvero ciò che abbiamo in fondo all’anima. Grazie Stefano per la tua attenzione e sensibilità. DIO TI BENEDICA.