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“Life”. L’autobiografia di Papa Francesco

La vita raccontata dallo stesso Bergoglio

by Antonio Losito
17 Marzo 2024
in Arte e Cultura
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“Life”. L’autobiografia di Papa Francesco
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Quando un grande vecchio si racconta, c’è sempre qualcosa da scoprire.

«C’è chi in Vaticano sperava che morissi».

«Ratzinger è stato usato contro di me».

«In seminario ebbi una piccola sbandata».

«Non mi chiamerò mai Papa emerito».

 

Questi e altri i passi salienti.
«Qualche sinistrino in Argentina mi accusò di complicità con la dittatura». «Ho avuto una fidanzata e mi innamorai di un’altra ragazza, ma Dio ha prevalso. Una rinuncia? Ipotesi remota».
L’autobiografia molto attesa di Papa Francesco è pronta. In libreria dal 19 marzo prossimo. Il titolo è «Life. La mia storia nella Storia». In Europa e in America edita da HarperCollins. Scritta direttamente dal Papa insieme a Fabio Marchese Ragona, suo amico personale e vaticanista di Mediaset. Un racconto di una vita intera. Ottantotto anni di Jorge Mario Bergoglio. Ancorato saldamente a tutte le grandi vicende della storia. A partire da Hiroshima fino alla recentissima pandemia.
«Nonna Rosa, la mia nonna paterna, è stata una figura fondamentale per la mia formazione. I nonni parlavano piemontese; per questo il piemontese è stata la mia prima lingua madre». Il nonno Giovanni aveva fatto la prima guerra mondiale. Nelle lettere dei parenti rimasti a Portacomaro, in provincia di Asti, a Buenos Aires, a casa Bergoglio, arrivavano le storie e le vicende della seconda guerra mondiale.
Gli uomini erano rimasti nei campi a lavorare, non erano andati al fronte. Le donne erano attente e vigilavano sulle incursioni delle ispezioni militari: «Se avessero indossato qualcosa di rosso, gli uomini sarebbero dovuti scappare via per nascondersi. Indumenti bianchi invece segnalavano che non c’erano pattuglie e quindi si poteva continuare a lavorare».
Nonno Giovanni e nonna Rosa con Mario, il figlio, nonché futuro padre del Papa, erano destinati a partire dal porto di Genova e diretti in l’Argentina nel mese di ottobre del 1927 sulla nave “Principessa Mafalda”. Il nonno, però, non riuscì a procurare in tempo i soldi per i biglietti. Rimandarono il viaggio. Proprio quella nave affondò al largo delle coste brasiliane. Annegarono trecento emigranti. I Bergoglio fortunatamente partirono nel mese di febbraio del 1929 con la nave “Giulio Cesare”. «Dopo due settimane arrivarono in Argentina e furono accolti all’Hotel de Inmigrantes, un centro d’accoglienza per migranti non troppo diverso da quelli di cui sentiamo parlare oggi».
«I genitori ci portavano nel cinema di quartiere a vedere i film del dopoguerra. Li ho visti tutti. Ricordo in particolare “Roma città aperta” di Rossellini: un capolavoro. Ma anche “Paisà” o “Germania anno zero”, o ancora “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica. Altra cosa invece è “La strada”, il film che ho amato di più e che ho visto quando ero già più grande: non c’entra con la guerra, ma mi piace citarlo perché Federico Fellini ha saputo puntare i riflettori sugli ultimi». Tra le canzoni, il piccolo Jorge amava in particolare «O sole mio» e «Dove sta Zazà».
«Le persone al bar o in oratorio dai salesiani dicevano che gli americani — li chiamavano los gringos — avevano lanciato questi ordigni micidiali… L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è un crimine contro l’uomo, contro la sua dignità e contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. È qualcosa di immorale! Come possiamo ergerci a paladini della pace e della giustizia se poi nel frattempo costruiamo nuove armi da guerra?».
E poi ancora: «Una volta adulto, da gesuita, avrei voluto fare il missionario in Giappone, ma non mi fu dato il permesso di andarci a causa della mia salute, all’epoca un po’ precaria. Chissà! Se mi avessero mandato in quella terra di missione, la mia vita avrebbe imboccato una strada diversa; e magari qualcuno in Vaticano sarebbe stato meglio di adesso».
Per quanto riguarda la sua formazione, Bergoglio studente parla, sottolineandone l’importanza, di Esther, «una donna formidabile, le devo davvero tanto. Era una comunista di quelle vere, atea ma rispettosa: pur avendo le sue idee, non attaccava mai la fede. E mi ha insegnato tanto di politica: mi dava da leggere delle pubblicazioni tra cui quella del partito comunista, Nuestra Palabra… Qualcuno, dopo la mia elezione a Papa, ha detto che parlo spesso dei poveri perché anche io sarei un comunista o un marxista. Anche un cardinale amico mi ha raccontato che una signora, una buona cattolica, gli ha detto di esser convinta che Papa Francesco fosse l’antipapa. La motivazione? Perché non uso le scarpe rosse! Ma parlare dei poveri non significa automaticamente essere comunisti: i poveri sono la bandiera del Vangelo e sono nel cuore di Gesù!… Nelle comunità cristiane si condivideva la proprietà: questo non è comunismo, questo è cristianesimo allo stato puro!».
Parla anche di cose intime. L’amore. La fidanzata.
«Durante quell’anno in seminario ebbi anche una piccola sbandata: è normale, altrimenti non saremmo esseri umani. Avevo già avuto una fidanzata in passato, una ragazza molto dolce che lavorava nel mondo del cinema e che in seguito si è sposata e ha avuto dei figli. Questa volta invece mi trovavo al matrimonio di uno dei miei zii e rimasi abbagliato da una ragazza. Mi fece davvero girare la testa per quanto era bella e intelligente. Per una settimana ebbi la sua immagine sempre nella mente e mi fu difficile riuscire a pregare! Poi per fortuna passò, e dedicai anima e corpo alla mia vocazione».
«Dobbiamo difendere sempre la vita umana, dal concepimento fino alla morte; non mi stancherò mai di dire che l’aborto è un omicidio, un atto criminale, non ci sono altre parole: significa scartare, eliminare una vita umana che non ha colpe. È una sconfitta per chi lo pratica e per chi si rende complice: dei killer prezzolati, dei sicari! Mai più aborti, per favore! È fondamentale difendere e promuovere sempre l’obiezione di coscienza». Il Papa condanna anche «la pratica dell’utero in affitto, una pratica inumana e sempre più diffusa che minaccia la dignità dell’uomo e della donna, con i bambini trattati come merce».
Bergoglio nella sua lunga esperienza di vita si è impegnato anche a proteggere e nascondere tre suoi amici seminaristi, particolarmente legati al vescovo di La Rioja mons. Enrique  Angelelli, assassinato nel 1976, nel giro di pochi giorni durante quella torrida estate, dalla dittatura militare. Il 27 aprile del 2019 beatificato nella città dov’era stato pastore, insieme a due sacerdoti, Carlos de Dios Murias, un frate francescano argentino, e Gabriel Longueville, un prete francese ‘fidei donum’, accanto a Wenceslao Perdernera, un laico padre di famiglia.  
Papa Francesco lo ha ricordato il 29 ottobre 2018 e ha ripetuto il suo consiglio: «Un orecchio per ascoltare la parola di Dio e uno per ascoltare il popolo».
«Quei tre seminaristi mi aiutarono ad accogliere altri giovani a rischio come loro, almeno una ventina in due anni. I servizi segreti penso mi controllassero, per questo mi arrangiavo in qualche modo per depistarli quando ero al telefono o quando scrivevo qualche lettera… Mi presentarono il caso di un ragazzo che aveva necessità di fuggire dall’Argentina: notai che mi somigliava e così riuscii a farlo scappare vestito da prete e con la mia carta di identità. Quella volte rischiai molto: se l’avessero scoperto, senza alcun dubbio l’avrebbero ucciso, e poi sarebbero venuti a cercare me».
Quanto ai due gesuiti espulsi dalla Compagnia e sequestrati dal regime, padre Yorio e padre Jalics, Bergoglio racconta di essersi impegnato a fondo per la loro liberazione. Va a trovare l’ammiraglio Massera per ben due volte. Addirittura riesce a parlare con Videla in persona con uno stratagemma. Convince il suo cappellano a darsi malato e celebra la messa al posto suo. I due vengono liberati e Bergoglio organizza la loro fuga clandestina dall’Argentina. Bisogna aggiungere che compie molti tentativi di aiutare anche Esther, la sua insegnante comunista. Nasconde i suoi libri. Purtroppo non riesce a salvarle la vita. Viene prima prelevata, poi torturata e infine gettata da un aereo mentre attraversa l’oceano. Un morte terrificante. Scrive il Papa: «Fu un genocidio generazionale». «Le accuse contro di me sono continuate fino a poco tempo fa. È stata la vendetta di qualche sinistrino che invece sapeva quanto mi fossi opposto a quelle atrocità… L’8 novembre 2010 sono anche stato interrogato come persona informata dei fatti per il processo sui crimini commessi durante il regime. L’interrogatorio è durato quattro ore e dieci minuti: un fuoco di fila di domande… In seguito alcune persone mi hanno confidato che il governo argentino dell’epoca aveva provato in tutti i modi a mettermi il cappio intorno al collo, ma che alla fine non avevano trovato prove perché ero pulito». Il capo del governo di allora era Cristina Kirchner. Scaturisce da questo episodio la freddezza dei loro rapporti.
Adesso Javier Milei, il nuovo presidente, l’ha invitato in Argentina. Bergoglio a più riprese ha spiegato di non aver ancora preso una decisione.
Non poteva non parlare di Maradona, di Messi e della passione per il calcio e spiega perché non guarda le partite dell’Argentina in tv. «Era il 15 luglio 1990. Mentre con i confratelli stavamo guardando la televisione nella sala di ricreazione, vennero trasmesse delle scene poco delicate, per usare un eufemismo, qualcosa che non faceva di certo bene al cuore. Niente di osé, per carità, ma una volta tornato in stanza dissi tra me e me: “Un prete non può guardare queste cose”. E così l’indomani, alla messa per la festa della Madonna del Carmelo, feci il voto di non guardare più la tv!».
Un giovanissimo Bergoglio, capo dei gesuiti argentini, cade in disgrazia e viene mandato a Cordoba en destierro. In esilio per punizione. Sveglia prestissimo alle quattro e mezza. Una piccola cella. Bagno in comune. Preghiere. Sono a lui affidati i confratelli ammalati. Se ne occupa amorevolmente. Dorme al loro fianco. Li lava. Aiuta in lavanderia e non solo. «Mettersi al servizio dei più fragili, dei più poveri, degli ultimi è ciò che ogni uomo di Dio, soprattutto se sta ai vertici della Chiesa, dovrebbe fare: essere pastori con addosso l’odore delle pecore».
«Fu un periodo di purificazione. Ero molto chiuso in me stesso, un po’ depresso».
Al termine della punizione, comincia l’ascesa. Vescovo ausiliare di Buenos Aires. Arcivescovo. Cardinale. Con le dimissioni di Benedetto XVI, Bergoglio è a Roma. Papa Ratzinger nell’incontro con tutti i cardinali, promette «incondizionata reverenza e obbedienza al nuovo Papa che sarebbe stato eletto in conclave, e che era tra noi. Mi ha invece addolorato vedere, negli anni, come la sua figura di Papa emerito sia stata strumentalizzata con scopi ideologici e politici da gente senza scrupoli che, non avendo accettato la sua rinuncia, ha pensato al proprio tornaconto e al proprio orticello da coltivare, sottovalutando la drammatica possibilità di una frattura dentro la Chiesa».
Per allontanare questa deriva dall’esito incalcolabile e a danno della Chiesa, Papa Francesco va a trovare Ratzinger a Castel Gandolfo. «Decidemmo insieme che sarebbe stato meglio che non vivesse nel nascondimento, come aveva inizialmente ipotizzato, ma che vedesse gente e partecipasse alla vita della Chiesa. Purtroppo servì a poco, perché le polemiche in dieci anni non son mancate e hanno fatto male a entrambi».
Il Papa nel libro lancia un appello per la tutela del creato: «il tempo sta per scadere, non ci rimane molto per salvare il pianeta». Invita i giovani a «fare rumore», senza ricorrere a violenze e senza «deturpare le opere d’arte».
«Immagino una Chiesa madre, che abbracci e accolga tutti, anche chi si sente sbagliato e chi in passato è stato giudicato da noi. Penso alle persone omosessuali o transessuali che cercano il Signore e che invece sono state respinte o cacciate». Il Papa conferma «le benedizioni alle coppie irregolari: voglio soltanto dire che Dio ama tutti, soprattutto i peccatori. E se dei fratelli vescovi decidono di non seguire questa strada, non significa che questa sia l’anticamera di uno scisma, perché la dottrina della Chiesa non viene messa in discussione». Il matrimonio omosessuale non è possibile, ma le unioni civili sì: «È giusto che queste persone che vivono il dono dell’amore possano avere una copertura legale come tutti. Gesù andava spesso incontro alle persone che vivevano ai margini, ed è quello che la Chiesa dovrebbe fare oggi con le persone della comunità LGBTQ+, che all’interno della Chiesa sono spesso marginalizzate: farle sentire a casa, soprattutto quelle che hanno ricevuto il battesimo e sono a tutti gli effetti parte del popolo di Dio. E chi non ha ricevuto il battesimo e desidera riceverlo, o chi desidera fare da padrino o madrina, per favore, che sia accolto».
Non va dietro a tutte le cose scritte e dette contro di lui, perché non può recarsi dallo psicologo una volta a settimana. È stato ferito da chi ha affermato che «Francesco sta distruggendo il papato». «Cosa posso dire? Che la mia vocazione è quella sacerdotale: prima di tutto sono un prete, sono un pastore, e i pastori devono stare in mezzo alle persone… È vero che quella del Vaticano è l’ultima monarchia assoluta d’Europa, e che spesso qui dentro si fanno ragionamenti e manovre di corte, ma questi schemi vanno definitivamente abbandonati». Nel conclave del 2013 «c’era una gran voglia di cambiare le cose, di abbandonare certi atteggiamenti che purtroppo ancora oggi fanno fatica a sparire. C’è sempre chi cerca di frenare la riforma, chi vorrebbe rimanere fermo ai tempi del Papa-re».
«Penso che il ministero petrino sia ad vitam e dunque non vedo condizioni per una rinuncia. Le cose cambierebbero se subentrasse un grave impedimento fisico, e in quel caso ho già firmato all’inizio del pontificato la lettera con la rinuncia che è depositata in Segreteria di Stato. Se questo dovesse succedere, non mi farei chiamare Papa emerito, ma semplicemente vescovo emerito di Roma, e mi trasferirei a Santa Maria Maggiore per tornare a fare il confessore e portare la comunione agli ammalati. Ma questa è un’ipotesi lontana, perché davvero non ho motivi talmente seri da farmi pensare a una rinuncia. Qualcuno negli anni forse ha sperato che prima o poi, magari dopo un ricovero, facessi un annuncio del genere, ma non c’è questo rischio: grazie al Signore, godo di buona salute e, a Dio piacendo, ci sono molti progetti ancora da realizzare».
È aperto il dibattito tra i critici e i simpatizzanti del Papa gesuita.

Antonio Losito

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Comments 1

  1. Guccione Antonio says:
    2 anni ago

    Ottima sintesi. Emerge con chiarezza la straordinaria figura di Francesco. Un gigante della fede ed un eroe della cristianità.

    Rispondi

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