STORIA DELLA GIORNATA DEL 25 NOVEMBRE
Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.
Ricorda il 25 novembre 1960, quando le tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, attiviste di un gruppo politico clandestino, a causa della loro opposizione, furono brutalmente uccise dagli agenti segreti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.
Dopo essere state fermate per strada mentre stavano andando a trovare i mariti in carcere, furono uccise a bastonate e gettate in un burrone dai loro carnefici che speravano di mascherare quella violenza con un incidente.
Le tre sorelle sono passate alla storia anche con il nome di Las Mariposas (le farfalle), per il loro coraggio di opporsi alla dittatura e di lottare per i diritti femminili.
Il 25 novembre 1981 avvenne il “primo incontro internazionale femminista delle donne latino americane e caraibiche”.
Questa data divenne la data simbolo in loro memoria, per decisione dell’ ONU, avvenuta nel 1999.
L’intento è quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime.
Un ulteriore passo in avanti è stato fatto con il riconoscimento della violenza sulle donne come fenomeno sociale da combattere, grazie alla Dichiarazione di Vienna del 1993.
Nel 1995 la scrittrice dominicana Julia Alvarez ha pubblicato il libro Il tempo delle farfalle, dal quale è stato anche tratti il film In the Time of the Butterflies con Salma Hayek nel ruolo di Minerva, una delle tre sorelle Mirabal.
Soprattutto in Italia, il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono le scarpe rosse, “abbandonate” in tante piazze per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Il simbolo è stato ideato nel 2012 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas, ed è così diventato uno dei modi più popolari per denunciare i femminicidi.
L’installazione è apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.

DOMANDE SUL PROBLEMA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
- Quante donne uccise nel 2021?
Sono 109 le vittime di femminicidio nel 2021 in Italia, come emerge da un report del ministero dell’Interno, più 20mila le donne prese in carico dai centri antiviolenza.
- Cosa si intende per violenza e quali sono le varie forme?
Si può considerare violenza ogni forma di abuso di potere e controllo che si può manifestare come sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico, violenza assistita e di matrice religiosa. I vari tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma più spesso sono combinati insieme.
Sono comprese tutte le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.
- Chi aiuta le donne maltrattate?
Il numero, chiamato anche Telefono Rosa, è il 1522. L’aiuto viene svolto dai Centri Antiviolenza.
Al 1522 rispondono le volontarie, tutte esperte nell’ascolto e nell’accoglienza delle donne vittime di violenza, anche grazie alla frequenza di diversi corsi di formazione organizzati dall’Associazione.
A presenziare durante ogni turno, c’è anche un legale di provata esperienza che si occupa di spiegare alla vittima quali sono i suoi diritti e i mezzi giuridici cui può ricorrere per ottenerne il riconoscimento.
E’ una linea gratuita di aiuto sulla violenza, multilingue ed è attiva 24 ore su 24 in tutta Italia.
Il 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
- Cosa succede con una denuncia per maltrattamenti?
Conseguenze della denuncia-querela sono l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, durata delle indagini preliminari, archiviazione e rinvio a giudizio.
- Cosa fa l’assistente sociale nei Centri antiviolenza?
Si occupa di coordinare tutte le attività che ruotano intorno a una donna vittima di violenza: dalla Procura agli avvocati, dalle forze dell’ordine ai servizi sociali passando per le scuole.
- Chi chiamare in caso di violenza psicologica?
La violenza psicologica può essere denunciata rivolgendosi direttamente alle Forze dell’ordine, oppure, nel caso in cui si avessero difficoltà motorie, chiamando il numero 113 per richiedere il servizio di denuncia a domicilio
- Quando rivolgersi ad un centro antiviolenza
Chiunque abbia subito o stia subendo episodi di violenza può rivolgersi a questa rete di strutture. Non si tratta ovviamente di una scelta facile: solitamente una donna che subisce violenza all’interno della propria abitazione si sente sminuita, sola, inascoltata e incompresa.
- Come funzionano i centri antiviolenza?
I centri svolgono diverse attività a cominciare dal primo ascolto telefonico, anonimo e gratuito, spesso disponibile 24 ore su 24. Dopo il primo contatto le donne possono decidere di avviare un percorso di uscita dalla violenza, avvalersi di consulenze legali, informazioni e aiuto nella ricerca lavoro e ricerca casa.
- Quali reati sono commessi più frequentemente nei confronti delle donne?
Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, cioè l’essere toccate o abbracciate o baciate contro la propria volontà (15,6%), i rapporti indesiderati vissuti come violenze (4,7%), gli stupri (3%) e i tentati stupri (3,5%).
- Simbolo della Giornata
Il simbolo della manifestazione sono le scarpette rosse. A Monopoli una panchina posta in via Fiume, davanti al Campo Sportivo rappresenta il luogo simbolo dove per tutto l’anno restano depositate alcune scarpette rosse in memoria.


UNA STRADA INTITOLATA A PALMINA MARTINELLI
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che ricorre il 25 novembre, il Sindaco di Monopoli, Angelo Annese, ha emesso l’ordinanza n. 703 del 25 novembre 2021 con la quale viene intitolata una via a Palmina Martinelli, la 14enne di Fasano bruciata viva nel 1981. Si tratta di una delle nuove strade carrabili in via di realizzazione tra via Giacomo Puccini, Via Procaccia e via Ludovico Ariosto nell’ambito del PUE che interessa l’Ambito “S7”.
Il provvedimento segue il via libera ottenuto il 22 novembre scorso da parte della Prefettura di Bari dopo la proposta della Giunta Comunale avvenuta con delibera n. 227 del 18 dicembre 2020.
Le via assume la denominazione di Via Palmina Martinelli (1967-1981).
Nel novembre 2020 l’Associazione L’Allegra Brigata di Monopoli, l’Associazione Culturale Collettivo Teatro Prisma di Bari e l’Associazione Progetto Donna Onlus avevano presentato una raccolta di 252 firme per intitolare una via alla ragazzina vittima di una organizzazione criminale.
PALMINA MARTINELLI (1967- 1981) – Palmina cresce con 11 tra fratelli e sorelle in una casa popolare di Fasano; la madre fa la domestica ad ore, ma si dice che faccia anche il mestiere più antico del mondo, il padre è disoccupato e neanche si impegna troppo per cercare di non esserlo più. A Locorotondo vive una famiglia “allargata” che gestisce una casa di appuntamenti in una chiesa sconsacrata e fra le ragazze che vi lavorano (tutte di famiglie disagiate) c’è Franca, la sorella più grande di Palmina, che circuita dalle promesse di matrimonio di uno dei figli della tenutaria e minacciata di uccisione della figlia appena nata, subisce il ricatto prostituendosi. L’altro figlio della tenutaria prende di mira Palmina con la stessa strategia, promettendole amore. La quattordicenne casca nel tranello, ma prima che tutto si compia, capisce che qualcosa non è chiara e all’ennesima richiesta del fidanzatino, appoggiato dalla stessa madre della ragazza e da un cognato risponde un secco no. Dopo qualche giorno Palmina viene trovata dal fratello in un angolo del bagno che brucia viva. La sua agonia dura 20 giorni al Policlinico di Bari, dove fa subito due nomi, la sua testimonianza viene raccolta e registrata dal PM Nicola Magrone, ma al processo i suoi aguzzini vengono assolti per insufficienza di prove e il suo caso è stato archiviato come suicidio.







