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Più guerra che pace in Ucraina.

Incontro organizzato da Giuseppe Angiuli e dall'associazione "Speranza". Relazioni, contestazioni e testimonianze.

by Stefano Carbonara
14 Aprile 2024
in Attualità
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Nel salone della Chiesa di S. Antonio si è tenuto l’incontro pubblico sul tema ” Guerra e Pace”, presentato da Giuseppe Angiuli, con l’intervento di Irina Vihkoreva, presidente dell’associazione italo-russa “Speranza”.
Non era presente don Davide Garganese, come invece era annunciato nella locandina dell’evento.

Il pubblico presente era rappresentato in gran parte da cittadini desiderosi della pace, ma anche da due fazioni contrapposte, una di chiara marca filo putiniana, l’altra filo ucraina.

Lo scontro, molto vivace, è stato molto evidente attraverso le opinioni espresse nei vari interventi, ma anche dalle grida di esponenti presenti nel pubblico.

Nel suo intervento Giuseppe Angiuli ha sottolineato ” che il conflitto in Ucraina, che ormai vede apertamente contrapposta la NATO alla Russia, rischia di trascinare i popoli europei in una spirale sanguinosa di intensificazione ed allargamento della guerra, fino a poter raggiungere molto presto il cuore del nostro continente. Le maggiori responsabilità ricadono sull’America e i paesi del Patto Atlantico, tra cui l’Italia, che hanno inviato enormi aiuti finanziari e militari, al punto che si sono sguarniti loro stessi di armi di difesa nazionale. Il presidente francese Macron si è dimostrato il più bellicista, al punto di minacciare l’invio diretto sul campo di guerra di truppe francesi. L’auspicio di negoziati e di colloqui diplomatici del papa Bergoglio è stato completamente ignorato”.


La presidente dell’Associazione “Speranza” ha messo in evidenza ” le responsabilità storiche dell’Ucraina, evidenziati dai comportamenti nazisti del presidente Zelenski, che ha annullato nel paese il sistema democratico, soffocando con la forza ogni forma di dissidenza, in primo quella dell’informazione.


Ha replicato una donna presente, russa-ucraina, oggi residente a Monopoli, madre di un figlio che frequenta una scuola della città : questo evento è propaganda russa, un “incontro di disinformazione” fatto in Italia, voluto e finanziato dalla stessa Russia di Putin, contro il popolo ucraino e il governo attuale del presidente Zelenski.

Tra le parole ascoltate negli interventi degli oratori anche quelle che “Biden sia un pedofilo”, che l’America faccia solo i propri interessi economici, che l’Europa paga i maggiori conti sul piano economico e finanziario.

IMMAGINI DELL’INCONTRO




OPINIONI E TESTIMONIANZE NEL TEMPO 

IRINA VIKHOREVA, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE SPERANZA, NEL 2014

Dopo gli eventi del febbraio 2014 a Kiev, il 2 maggio 2014 a Odessa e i bombardamenti di Donetsk  i russofoni dell’ex URSS, presenti in Italia hanno deciso di organizzarsi in un’unica associazione volta ad aiutare, principalmente, i propri connazionali nelle zone di guerra e di promuovere, tramite manifestazioni pubbliche, conferenze, incontri, per far conoscere la reale situazione della regione del Donbass. Abbiamo rappresentanti in varie città italiane quali Roma, Venezia, Torino, Treviso. Spediamo aiuti umanitari alle regioni di Donetsk e Lugansk.

Da quando a Kiev ebbe luogo il Colpo di Stato, armato, manovrato e sponsorizzato dagli Stati Uniti, la popolazione del Donbass si è opposta alla dittatura della giunta di Kiev, e si è dichiarata, attraverso un referendum popolare, l’11 maggio 2014, in Repubbliche Indipendenti. Lo stesso governo ucraino ha imposto l’uso di un’unica lingua nazionale, l’ucraino, anche nelle regioni con il 90% di abitanti russofoni promuovendo azioni violente al fine di cancellare il passato storico del Paese; ha approvato l’abbattimento di numerosi monumenti del patrimonio culturale e storico; ha rifiutato il Federalismo alle due regioni considerando il loro operato come atto “terroristico” e mandando l’esercito regolare affiancato da milizie paramilitari per uccidere i propri concittadini solo perché appartenenti ad etnia diversa.

Ad un anno dall’inizio del conflitto nel Donbass si contano oltre 6mila civili morti tra cui molte donne e bambini. Kiev sta attuando un blocco economico ed alimentare nelle zone interessate, da un anno non vengono pagati ne stipendi, ne pensioni ai cittadini ucraini rimasti nelle regioni, ha bandito l’istruzione e l’ha dichiarata non valida. Insieme all’Associazione “Save Donbass” sto effettuando un giro per l’Italia con lo scopo di diffondere e far conoscere la tragica situazione nel Donbass e cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana al fine di comprendere quanto la degenerazione del conflitto in corso possa interessare una più vasta area se non addirittura dar luogo ad una vera e propria guerra mondiale.

A tutti coloro che vogliono manifestare una concreta solidarietà chiediamo di aiutare la popolazione civile stremata, sia con donazioni ed offerte in denaro, sia attraverso viveri, medicinali ed abbigliamento che verranno poi distribuiti attraverso le associazioni “Save Donbass”, “Speranza” e il “Coordinamento Solidale con il Donbass” che hanno i propri rappresentanti nelle zone del conflitto.


ALTRA IRINA DELL’EQUIPE MOLDOVA NEL 2022.

Altruista, come lo era in Ucraina, sin dal primo giorno della guerra, Irina ha voluto continuare ad aiutare suoi connazionali anche quando ha messo piede in terra salva. E lo fa con dedizione e passione.

La sua motivazione cresce però, quando gli interlocutori si rendono conto dalla sua voce, che è una di loro, una persona che capisce i loro problemi, perché ha vissuto la guerra sulla propria pelle e come loro si augura di tornare a casa, un giorno.

Irina, quando era in Ucraina, lavorava nel campo giudico (era dipendente comunale per cause fondiarie) per cui, trovare un lavoro simile in Moldova è stato relativamente facile. Pertanto, ha seguito alcuni corsi con specializzazione sui diritti delle donne, offerti da varie ONG per alleggerire il collocamento lavorativo dei cittadini ucraini che desiderano lavorare

Con riferimento all’attuale lavoro, Irina dice scherzando che da sempre ha voluto approfondire le sue conoscenze e l’impegno nel campo dei diritti umani. In Ucraina non lo poteva fare per mancanza di tempo. Ora, grazie alle specializzazioni fatte è capace di seguire il suo sogno, fornendo consulenze giuridiche alle donne ucraine che chiamano il nostro numero verde per chiedere aiuto.

Un altro desiderio di Irina, era che suo figlio studiasse in Europa. Anche se ora non si trovi in quell’Europa sognata, per lo meno la famiglia è riuscita a lasciare l’Ucraina prima che, con il raggiungimento della maturità, il figlio venisse arruolato nell’esercito, per combattere.

Di fatti, ancora oggi, Irina ed i suoi connazionali non riescono a capire da chi o da che cosa dovevano essere liberati se nel loro paese si stava benissimo. Per ora, della liberazione si può parlare solo con una sorte di umore nero. “Infatti – dice Irina – ci hanno liberati dai nostri impegni, dalle case, dai cari. Alcuni sono stati liberati per sempre. Di tutto”.

La città di Dnipro, da dove arriva Irina, prima della guerra era un punto molto importante per l’economia, la cultura e lo sviluppo del paese. Lo si può dedurre dalla festa della città, celebrata il 12 di settembre.
Spettacoli straordinari di luci e artefici coloravano i cieli di Dnipro un anno prima dello scoppio della guerra. Altro che spettacolo, con le bombe però, un anno dopo, la città è stata immersa in un caos assoluto, l’invasione seminando terrore e panico tra gli abitanti.

L’anno scorso, dopo due mesi trascorsi in Moldova, la famiglia è tornata nuovamente in Ucraina. L’idea di abbandonare chi lotta per la Patria non dava pace all’anima – questo perché fin dal primo giorno della guerra (alla quale nessuno ci credeva), Irina e le donne del suo caseggiato si erano mobilizzate a cucire passamontagna e indumenti che poi portavano ai militari, insieme ai prodotti alimentari e persino alle stufette multifunzionali che confezionavano con le proprie forze e conoscenze.
“Per circa un mese, quanto è stato possibile rimanere in città, tutti gli abitanti del nostro blocco si erano trasformati in sarti che lavoravano di giorno e di notte. Era un impegno che tutti abbiamo assunto per renderci utili in qualche modo. Era quel poco che potevamo fare invece di stare ed aspettare.” Ricorda Irina.

Abbandonare il Paese e tutta quella gente che si era unita in una causa comune per far fronte ad un momento così difficile, era visto come un atto di tradimento. Hanno ceduto però, quando i missili hanno iniziato a volare sopra le loro case e le officine… quando, essendo costretti a ripararsi nei sottosuoli, erano diventati loro stessi beneficiari dell’aiuto che preparavano per le spedizioni nei punti più vulnerabili della città: sui campi di combattimento, negli spazzi di rifugio antiaereo, agli anziani del quartiere, che non erano in grado di spostarsi per procurarsi i beni di prima necessità.

La guerra ha portato cambiamenti in tutti gli aspetti. Anche nel modo di parlare. “Normalmente, quando chiamiamo qualcuno per telefono, è per chiedere qualcosa. Invece, dopo ogni bombardamento, le nostre chiamate si limitavano solo a “Ciao. Vivo?”. Niente più rappacificante che la risposta che arrivava: “Grazie. Oltrepassato!” Che significava che il missile aveva oltrepassato la casa, spiega Irina.
Anche nei negozi, diversamente da come era accaduto nel periodo pandemico, quando tutti facevano le provviste in ritmi frenetici, si manteneva un certo silenzio, un ordine. Nessuno si lasciava portato dal panico, la gente si trattava con rispetto e gentilezza. “Era un consenso muto e mutuo allo stesso tempo. I missili che volavano sopra le case facevano abbastanza rumore, per appesantire l’aria anche con le parole” ricorda.

Dopo quanto vissuto, Irina sostiene che nella vita bisogna afferrare ogni opportunità, soprattutto quando ci si presenta un foglio bianco e noi lo dobbiamo riscrivere e riempire di storie nuove. “E adesso, per noi è tutto nuovo: vita nuova, casa nuova, lavoro nuovo, gente nuova.” E racconta Irina.
Sempre mantenendo un tono ottimista, la nostra collega ci confessa che a volte si ispira ai beneficiari che segue.
Un esempio che ha portato durante la nostra discussione è quello di un anziano di oltre 80 anni che sogna tornare in Ucraina, perché lì sono rimaste le sue moto – la sua passione. È proprio da una passione così dobbiamo alimentare la nostra vita, età nonostante.
Irina capisce quanto sia forte la determinazione di tornare a casa del suo connazionale. Perché nonostante si trovi apparentemente bene qui in Moldova, il suo pensiero vola a casa.
A casa, prima di tutto, vuole fare la pulizia – cancellare, insieme al fango, anche il brutto ricordo di questo anno e mezzo di guerra.
Serve ancora il sostegno di tutti per venire incontro ai tanti bisogni delle donne, mamme e famiglie colpite dal conflitto. Chiunque può dare il suo contributo attraverso una donazione “una tantum” o sostenendo il progetto di adozione a distanza dei bambini e le famiglie ucraine, per dare continuità agli interventi che l’associazione compie ogni giorno nel contesto dell’iniziativa #BAMBINIXLAPACE


UNA DONNA UCRAINA DI ODESSA NEL MARZO 2024.

I razzi volano costantemente. La guerra è una tragedia. Non avrei mai potuto credere che la mia vita sarebbe finita in questo inferno. La guerra durerà per molti, molti anni. La guerra porta enormi profitti. buon business. Molti ora hanno una discreta fortuna grazie alla guerra. E altre persone provano un dolore terribile. I loro parenti stretti muoiono, le persone rimangono senza casa e la cosa peggiore è che tutti abbiamo già molti problemi di salute. Odessa è una bellissima città. Unica, con 3 milioni di abitanti. Mi dispiace che la guerra distrugga i monumenti architettonici, distrugga la nostra vita abituale. Speriamo per il meglio. Come dicono i saggi : tutto passa. anche questo deve passare.

La mia vita, come quella di tante altre persone in Ucraina è stabilmente ansiosa. Uscire di casa e allontanarsi anche questo è un rischio.
Adesso la linea del fronte è a circa 200 km dalla città. Ma le truppe russe stanno gradualmente conquistando nuovi territori. Per me è una tragedia lasciare tutto e trasferirmi a vivere in un altro Paese. Cosa fare in un altro paese straniero? Non sono più una ragazzina. Pulire il pavimento? Assistere gli anziani ? Questa non è la mia strada. Tutto è molto tragico, direi, nella mia anima c’è un’ansia continua e la domanda dominante è: “Cosa fare in questa situazione? Ma non c’è risposta. Nessuna persona sa cosa fare? come farlo? Mia figlia ha attacchi di panico. Quando i razzi volano, lei piange e urla molto. Poi cade a terra e piange. Ha paura. La psiche è già sconvolta.

Purtroppo la situazione è pessima. Siamo bombardati ogni giorno. Sembra che viviamo all’inferno. Ma cosa fare? abbandonare la tua casa. Questa è una tragedia. La mia casa è vicina al mare. Questa è la casa di mio nonno paterno. Ho anche un cane, non c’è modo di lasciare, lo abbandonerei a morte certa. Adesso a Odessa ci sono tutti i prodotti alimentari. c’è luce e acqua. Ma vivi nel dramma. I missili sono costanti, i razzi volano sopra la nostra testa. Avviso raid aereo. Sirena vocale. È impossibile abituarsi a questo inferno. Le truppe russe stanno gradualmente avanzando. Dove correre? abbandonare la tua casa. Questa è una tragedia.

Conoscevo Navalny. La mia opinione è che non rappresentava assolutamente alcuna minaccia per Putin. Era una figura politica debole. Pedina sulla scacchiera. Uomo fangoso.
La guerra è un gioco politico dell’America e della Russia. Ci sono molti segreti in questa guerra. Non c’è colore qui. Ora è molto difficile pianificare qualsiasi cosa.

Dov’è la verità, dov’è la menzogna ? Siamo piccole persone. La cosa più importante per me è sopravvivere in questo inferno, e non morire.

 

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Editore Stefano Carbonara, storico e scrittore

Direttore Antonio Losito, giornalista pubblicista

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