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Paolo Panaro, attore e regista monopolitano.

La sua biografia completa. Studi artistici, attore e regista, docenze e pedagogia. Il Teatro. La Compagnia Diaghilev.

by Stefano Carbonara
10 Giugno 2024
in Arte e Cultura
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Paolo Panaro

Nasce il 6 febbraio 1965, risiede a Monopoli in contrada Aratico 306/a.
Attore e regista, è l’artista principale della compagnia Diaghilev di Bari.

Studi Artistici

1983
Frequenta la scuola biennale di La Scaletta di Roma, diretta da Gianni Diotaiuti e Tonino Pierfederici.

1985 – 1998
Si diploma alla Scuola di Interpretazione ed Espressione Scenica del Consorzio Teatro Pubblico Pugliese, diretta da Orazio Costa Giovangigli.
Frequenta i corsi di specializzazione teatrale tenuti da Luca Ronconi, Marisa Fabbri e Jerzy Stuhr.


Ricerca

1990 – 2020
Avvia uno studio nell’ambito del rapporto fra letteratura e teatro che si delinea in un progetto di ricerca, il “Recitar Narrando”, il cui proposito è quello di divulgare e presentare nuovi linguaggi e nuove forme di drammaturgia attraverso le tecniche della Narrazione Scenica. Dopo una accurata indagine sui vari percorsi narratologici della letteratura italiana e straniera ha realizzato un catalogo di spettacoli, tutti in repertorio e tuttora rappresentati che spaziano dalla poesia epica rinascimentale alla più recente letteratura contemporanea.

 1996
Scrive e deposita in qualità di autore teatrale il testo Quel ch’avvenne a Cipada a’ tempi de Baldo

1998
Scrive e deposita in qualità di autore teatrale il testo La Favola de Zoza

2007
Scrive e mette in scena il testo teatrale La Dea Madre

2007
Pubblicazione multimediale di una parte dello spettacolo Orlando Innamorato interpretato da P. Panaro nel lavoro editoriale dal titolo Performing Medieval Narrative Today: A Video Showcas (sito web wilde.its.nyu.edu/mednar).

Attore e regista


1988
Itinerario leonardiano da G.Leopardi in collaborazione con la Fac. di Lettere dell’Università di Bari, regia di P.Panaro;

Assassinio nella cattedrale di T.S.Eliot, Consorzio Teatro Pub. Pugliese, regia di Orazio Costa Giovangigli e Pino Manzari;
Turcherie da M.Cervantes, Coop. Quarta Espressione, regia di Daniela Ardini;

1989
Amleto  di W. Shakespeare, Teatro Kismet, regia di Carlo Formigoni;

1990
Le notti bianche da F.Dostoevskji, regia di Paolo Panaro;

1991
Un curioso accidente di C.Goldoni, Coop. Il Proscenio, regia di Loretta Cavallaro;

1992
Quintetto per Pablo da P.Neruda, Fondazione Niccolò Piccinni, regia di Momcili Boroievie;

L’ispettore generale di N.V.Gogol, Coop. Maggio Nicolaiano, regia di Federico Magnano San Lio;
Gerusalemme Liberata da Torquato Tasso, Centro Produzione Diaghilev, regista Paolo Panaro;

1993
Orlando Innamorato da M.M.Boiardo, Centro Produzione Diaghilev, regista Paolo Panaro;

1994
I fiori del male da C.Baudelaire, Contro Produzione Diaghiley, regia Walter Pagliaro, assistente alla regia Paolo Panaro;

Il caso di via Lourcine di E.Labiche, Centro Produzione Diaghilev, regia Walter Pagliaro assistente e attore Paolo Panaro;
Punti di vista e considerazioni di Johannes Kreisler e di lady Psiche Zenobia  da E.T.A.Hoffmann e E.A.Poe, Centro Produzione Diaghilev regia Walter Pagliaro, assistente alla regia Paolo Panaro;
Conversazioni italiane da L.Sciascia Centro Produzione Diaghilev regia Walter Pagliaro;
Fables da autori vari del medioevo, Teatro Medioevale di Offagna, regia di Paolo Panaro;

Timone d’atene di W. Shakespeare, Teatro Stabile di Torino, regia di Walter Pagliaro;

1995
Grande Russia – Raccontare l’anima da N. Andreev, Centro Produzione Diaghiley, regia Franco Perrelli;

La Sonata a Kreutzer da L. Tolstoj, Teatro Proposta, regia Massimo Venturiello;
1996
Quel ch’avvenne a Cipada a’ tempi de Baldo  da Teofìlo Folengo, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regista Paolo Panaro;

Aiace da Sofocle e Ghiannis Ritsos Produzione Tindari Estate regia di Paolo Gazzarra;

1997
Mille e una notte di anonimo, Centro produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro;

1998
La gatta cenerentola di Roberto De Simone, Ass. Media Aetas Teatro, regia di Roberto De Simone;

La Favola de Zoza da G.B.Basile, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regista Paolo Panaro;

1999
Girotondo  di A. Schnitzler, Centro Produzione Diaghilev; regia di Guglielmo Ferraiola;

2000
La commedia del convento di Santa Pasca, testo e regia di Paolo Panaro, Centro Produzione Diaghilev;

Perros de España, di Fabrizio Dentice, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia di Paolo Panaro;
Omaggio Nietzsche, da F.W.Nietzsche, Centro Produzione Diaghilev, regia di Daniele Abbado.

2001
La tragica storia di Giulietta e Romeo da W.Shakespeare, Centro Produzione Diaghilev, regia di G.Conversano;

I Vicerè da Federico De Roberto, Centro Produzione Diaghilev, regia di Simona Gonella;
La zia d’America da Leonardo Sciascia, Centro Produzione Diaghilev, regia di Paolo Panaro;

2002
Peer Gynt da Ibsen –Grieg, Maggio Musicale Fiorentino, regia di Pier Paolo Pacini;

Dialoghi  con l’angelo,  da Gitta Malatz, Centro Produzione Diaghilev, regia di Daniele Abbado;

2003
Anfibi Rossi,  da Simona Vinci, Centro Produzione Diaghilev, regia di Simona Gonella;

Un amore di Swann, da Marcel Proust, Centro Produzione Diaghilev, regia di Paolo Panaro;
Autoritratto di un festival-Grinzane festival puglia, Centro Produzione Diaghilev, regia di Enzo Toma;
Otello, il sinistro disincanto di Maria Grazia Pani, da Giuseppe Verdi, Stagione Lirica del Teatro Petruzzelli, direttore Vito Clemente, regia Massimo Gasparon;

2004
Arianne auf naxos di Richard Strauss, Stagione Lirica del Teatro Petruzzelli, direttore Arnold Bosman, regia Giuseppe Sollazzo;

Il canzoniere italiano di Hugo Wolf, Stagione Lirica del Teatro Petruzzelli, direzione di Arnold Bosman;
Il tempo perduto da Marcel Proust, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro.

2005
Il tempo ritrovato da Marcel Proust, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro;

2006
Bestie da Aldo Palazzeschi, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro;

2007
La Dea Madre di Paolo Panaro, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro;

Capatosta di Beppe Lopez, Centro Produzione Diaghilev, interprete e regia Paolo Panaro;

2008
8566:Le Leggi razziali e la Shoah nell’italia fascista di Angelo Delli Santi, Teatro Pubblico Pugliese e Regione Puglia, interprete e regia Paolo Panaro;

La Banalita’ del Male: Le leggi razziali e la shoah nella Germania Nazista, di Angelo Delli Santi, Teatro Pubblico Pugliese e Regione Puglia, interprete e regia Paolo Panaro.

2009
Decameron da G.Boccaccio, interprete e regia Paolo Panaro;

2010
La follia di orlando da Ludovico Ariosto, interprete e regista Paolo Panaro;

2011
Il naso di Gogol  interprete e regia Paolo Panaro;

2012
Il sosia  da F.Dostoevskij, interprete e regia Paolo Panaro;

2013
Il processo di Kafka da Kafka, interprete e regia Paolo Panaro;

2014
Oblomov da Goncarov, interprete e regia Paolo Panaro;

2015
Il pranzo di Babette  da Karen Blixen, interprete e regia Paolo Panaro;

2016
La morte di Ivan Ilic da L.Tolstoj, interprete e regia Paolo Panaro;

2017
Il viaggio di Ulisse da AAVV, interprete e regia Paolo Panaro;

Smanie per la Villeggiatura da C.Goldoni, interprete e regia Paolo Panaro;
La dodicesima notte da W.Shakespeare, interprete Paolo Panaro, regia Massimo Verdastro;

2018
Il racconto di Enea da Virgilio, interprete e regia Paolo Panaro;

La Tempesta di W.Shakespeare, interprete e regia Paolo Panaro;
Satyricon da Petronio, interprete Paolo Panaro;

2019
Proust, il tempo e la musica trilogia teatrale e musicale da M.Proust;

L’uomo, la bestia e la virtù da L.Pirandello, interprete e regia Paolo Panaro;

2020
Quando è stata l’ultima volta di Robert Espalieu, interprete Paolo Panaro, regia di Giuseppe Marini;

Musicofilia  da Oliver Saks, inteprete e regia Paolo Panaro;
Ritratti. Il teatro di Aldo Nicolaj di Aldo Nicolaj, interprete e regia Paolo Panaro;
Il teatro e l’umorismo da Achille Campanile, interprete e regia Paolo Panaro;

2021
Sartre- de Beauvoir: contrappunti di una relazione da Sartre e de Beauvoir, interprete e regia Paolo Panaro;

Vita di Dante di Paolo Panaro, da Dante, Boccaccio, Tobino, interprete e regia Paolo Panaro;

2022
Le Vaiasseidi da Giulio Cesare Cortese, di Paolo Panaro, interprete e regia Paolo Panaro;

Scena madre di A. Schnitzler, inteprete e regia Paolo Panaro;
Zarathustra da F.Nietzsche, interprete e regia Paolo Panaro;
Il caso di via Lourcine  di E.Labiche, interprete e regia Paolo Panaro;
Morte a Venezia da T.Mann, interprete e regia Paolo Panaro;

2023
Una casa di bambola di H.Ibsen, regia di G.Marini, interprete Paolo Panaro;

Il guardiano  di H.Pinter, regia di V. Gazzolo,  inteprete Paolo Panaro;

2024
Lo cunto de li cunti,
il più antico libro di favole europee di Giambattista Basile nell’auditorium Vallisa di Bari per la rassegna Incroci della Compagnia Diaghilev, con regia di Paolo Panaro.


 

 Docenze e pedagogia

1998
CUT – Sassari, docenza come esperto esterno presso l’Università di Sassari, materia: dizione poetica e metriche del verso;
2001 – 2002
CUTAMC (Centro Teatro Universitario – Bari, Università di Bari, Paolo Panaro direttore del corso; (prof. di riferimento il preside di Facoltà di Lettere, Francesco Tateo);

2003-2005
Laboratorio di Narrazione Scenica in collaborazione con l’Università di Bari, la Provincia di Bari, il Comune di

Mola di Bari e il Consorzio Teatro Pubblico Pugliese.

2004
Interventi vari presso la S.I.S della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari (prof. di riferimento il preside di Facoltà di Lettere, Francesco Tateo);
Docenza come esperto esterno nel corso ordinario di materie teatrali della Facoltà di Lettere di Bari “Dal testo scritto al interpretazione orale” (prof.ssa di riferimento, Grazia Di Staso);

2005
Docenza come esperto esterno nel corso ordinario e curricurale di materie teatrali della Facoltà di Lettere di Bari ‘Dal testo scritto al interpretazione orale’ (prof.ssa di riferimento, Grazia Di Staso);

2006
Docenza di n. 100 ore come esperto in ‘interpretazione teatrale dei classici’ nell’ambito del Master “Fruizione di Classici Moderni: Scrittura, Biblioteca, Rappresentazione” organizzato dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Bari;

2007
Docenza del corso di lettura e interpretazione scenica Ad alta voce nell’ambito della rassegna di narrazione scenica Le direzioni del racconto svoltasi presso l’auditorium Vallisa di Bari.

Altre esperienze

1991-2020
Varie e innumerevoli esperienze presso molte scuole medie superiori come docente annuale di recitazione con particolare riferimento al teatro letterario e alla drammaturgia di testi letterari.

2002/04
Anima e dirige artisticamente il teatro LA CASA DEI DOGANIERI a Mola di Bari.
2010/2020
Dirige il Teatro van Westerhout di Mola di Bari

2007/2020
Dirige la rassegna “Le direzioni del racconto” per il Comune di Bari presso l’auditorium Vallisa.

 

IL TEATRO DI PAOLO PANARO


Le narrazioni sceniche di Paolo Panaro attingono al patrimonio dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi: un repertorio fatto di poemi, racconti, romanzi che hanno superato il vaglio dei secoli e sono giunti a noi con la freschezza poetica e la potenza espressiva che solo un classico può esprimere.

Un lavoro caparbiamente concentrato sulla forza della parola che diventa suono, sulla poesia che prende corpo in scena, sulla capacità fascinatoria che essa ha sul pubblico, sul suo essere punto di arrivo e culmine della plurimillenaria storia del teatro e delle letterature occidentali.

Le numerose narrazioni di Panaro sono il risultato di questo lungo viaggio nel mondo della letteratura di ieri e di oggi: dal racconto della guerra di Troia alla follia di Orlando, dalle Mille e una Notte alle novelle del Boccaccio, dai più appassionanti romanzi russi dell’Ottocento fino all’immensa prosa della Recherche di Proust.

In virtù della sua memoria fenomenale, Panaro va in scena per oltre un mese recitando ogni sera una storia nuova, una delle tante che costituiscono il suo vasto ed ecclettico repertorio.

In un percorso di studio durato trent’anni egli ha generato una forma assoluta di rappresentazione, quasi un rito scenico che riconduce il teatro al nucleo fondamentale della sua stessa natura: la sola presenza dell’attore e del suo pubblico.

Il suo teatro è alieno dalla tentazione – tipicamente contemporanea – che richiede all’attore di sovrapporsi al testo, fino a trasformarlo in qualcosa d’altro, in una specie di traduzione appetibile per i gusti e le mode del momento.

Panaro, al contrario, col più profondo rispetto verso la parola scritta, propone se stesso come semplice e fedele interprete dei grandi capolavori; la sua memoria e la sua voce sono al servizio del racconto e il suo corpo ne è il burattinaio nascosto.

Si rimane sempre stupiti nello scoprire come un attore, da solo, senza l’ausilio di alcuna scenografia, vestito di un semplice abito neutro, riesca ogni sera, grazie alla sua arte evocatrice, a riportare in vita centinaia di memorabili personaggi della letteratura che credevamo di aver dimenticato e che invece scopriamo, con emozione, essere sopravvissuti in noi e continuare a parlarci dagli sterminati depositi della nostra memoria collettiva.

Paolo Panaro, attore e regista teatrale, si è formato presso la scuola di Interpretazione ed Espressione Scenica, diretta dal maestro Orazio Costa Giovangigli, ideatore del metodo mimico e col quale ha approfondito lo studio del teatro di parola e di poesia. In seguito, ha completato i suoi studi seguendo i laboratori tenuti da Tonino Pierfederici, erede della grande tradizione attoriale del teatro comico italiano; i laboratori diretti dall’attore polacco Jerzy Stuhr, formatosi alla scuola russa del realismo stanislavskijano; ha seguito i corsi di alta specializzazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ diretti dal maestro Luca Ronconi, dall’attrice Marisa Fabbri e dal musicologo Paolo Terni. Ha collaborato con attori come Roberto Herlitzka, Lucilla Morlacchi, Massimo Venturiello, Paolo Graziosi, Peppe Barra; con i pianisti A.Brendel, R.Baharami e A.Romanovsky; con i direttori d’orchestra A.Bosman e G.Albrecht.

Come attore ha preso parte a numerosi spettacoli teatrali, di cui ricordiamo i più importanti: I FIORI DEL MALE da C. Baudelaire, PUNTI DI VISTA E CONSIDERAZIONI DI JOHANNES KREISLER E DI LADY PSICHE ZENOBIA da E.T.Hoffmann e E.A.Poe, LO STRANO CASO DI VIA LORCINE di E.Labiche, TIMONE D’ATENE  di W.Shakespeare tutti con la regia di Walter Pagliaro; LA GATTA CENERENTOLA di Roberto De Simone; SONATA A KREUTZER da L.Tolstoj, regia di Massimo Venturiello; AIACE da Sofocle e Ghiannis Ritsos, regia di Paolo Gazzarra; OMAGGIO A NIETZSCHE, DIALOGHI CON L’ANGELO da Gitta Malatz, entrambi con la regia di Daniele Abbado; PEER GYNT di Ibsen, regia P.P.Pacini.

Parallelamente alla sua attività di attore, elabora, a partire dal 1990, un originale catalogo di narrazioni letterarie, tratte dal patrimonio del grande letteratura e che spaziano fra i diversi generi narrativi: dalla favola al poema, dal racconto al romanzo contemporaneo.

 

 Poemi

Il Viaggio di Ulisse da Omero, Ovidio, Plutarco, Nonno di Panopoli.

Il mito di Ulisse, re di Itaca, dai giorni della giovinezza fino alla sua morte per mano del figlio Telegono, passando per il suo rifiuto di partire in guerra e la finzione della sua pazzia; l’inimicizia verso il saggio Palamede e i dieci anni dell’assedio di Troia; l’astuzia del cavallo di legno e, infine, le sue peripezie per il Mediterraneo. La ricostruzione del mito fondante della cultura occidentale attraverso il racconto di Omero ma anche le parole di altri poeti, in aperto dissenso coi fatti narrati nell’Iliade e nell’Odissea.

Il Racconto di Enea di Publio Virgilio Marone.

Il mito della fondazione di Roma nei versi del più grande poema latino. Dal I fino al VI libro dell’Eneide: le vicende dei profughi troiani guidati dal pio e saggio Enea fino al loro arrivo sulle rive del fiume Tevere; la narrazione della distruzione di Troia, del viaggio per mare, la descrizione delle coste della penisola italiana e della Sicilia; lo sfortunato amore di Didone per l’eroe troiano e il suo memorabile suicidio; Cuma; la Sibilla; la discesa di Enea agli Inferi; la profezia della grandezza futura di Roma e la dottrina dell’eterna reincarnazione delle anime.

Orlando Innamorato da Matteo Maria Boiardo

I primi libri dell’Innamorato, dove si racconta come il valoroso Orlando, casto e serioso difensore della cristianità, cade perdutamente innamorato della pagana Angelica, la prima donna in carne ed ossa ad attraversare i versi della letteratura italiana. Ella riesce così bene nell’impresa della seduzione che tutti i paladini di Carlo Magno cadono in potere della bella ed esotica fanciulla. Inizia così un complicato e divertente gioco, fatto di armi e di amori, di fughe e di inseguimenti, che porterà le donne e i cavalieri, i cristiani e i pagani, a perdersi nei labirinti del desiderio e in luoghi sconosciuti della propria coscienza.

La Follia di Orlando da Ludovico Ariosto

Tra le numerose storie che si intrecciano nel poema, la narrazione in versi incrocia gli episodi che raccontano dello sfortunato amore di Olimpia, duchessa di Olanda, per il suo amante, l’infedele Bireno, con la dolorosa vicenda del non corrisposto amore di Orlando per la fuggitiva Angelica, regina del Catai. Ma, mentre Olimpia, abbandonata da Bireno, dopo aver rischiato di morire divorata da un’orca marina, troverà finalmente l’amore sposando Oberto, re di Irlanda, l’infelice Orlando perderà completamente il senno quando scoprirà che Angelica si è data ad un umile fante saraceno, il bellissimo Medoro. Compito di Astolfo sarà quello di recuperare il senno perduto di Orlando: in groppa a un ippogrifo, mitico destriero alato, volerà fino in cima al paradiso terrestre e di lì, scortato da san Giovanni, raggiungerà la luna, dove si raccoglie tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra.

Gerusalemme Liberata da Torquato Tasso

La sfortunata passione d’amore del cristiano Tancredi per la guerriera musulmana Clorinda nei versi dell’ultimo capolavoro epico-cavalleresco della letteratura italiana. L’esercito cristiano è giunto sulle coste della Giudea per liberare Gerusalemme dagli infedeli. L’arcangelo Gabriele appare a Goffredo di Buglione e lo esorta a prendere in mano il comando dell’esercito. Dopo aver attraversato il deserto, i cristiani raggiungono Gerusalemme e si accampano sotto le sue possenti mura. Numerosi sono gli scontri fra gli eserciti nemici e nulla riesce a scalfire la viscerale passione del principe Tancredi per la bella Clorinda, fino a quando i due guerrieri-amanti, incapaci di riconoscersi nelle tenebre della notte, si sfideranno in un celebre e  inquietante duello mortale.

Quel ch’avvenne a Cipada a’ Tempi  de  Baldo dal  Baldus di Teofilo Folengo

Il Baldus nasce con l’intento di irridere il mondo villanesco e la poesia epico-cavalleresca. Racconta le avventure dello scapestrato Baldo, nato dal matrimonio clandestino fra lo spiantato Guidone da Montalbano e l’avventata Baldovina, figlia del re di Francia. I due amanti, in fuga da Parigi, trovano rifugio a Cipada, tra le brume padane, nella povera capanna di un grossolano e generoso contadino, Berto Panada. Qui nascerà il bellicoso Baldo, in un contesto villano comicamente a lui estraneo. Fra gloriose burle e rocambolesche disavventure, fetori corporei e velleità aristocratiche, irriverenze carnascialesche e scorpacciate pantagrueliche  prende corpo la più irriverente ed eversiva rappresentazione del rinascimento italiano.

La Favola e la Novella

Le mille e una notte di anonimo

Il re di Persia, avendo scoperto che la moglie gli è infedele, la uccide e prende la tragica decisione di dividere il suo letto ogni notte con una donna diversa per poi ucciderla all’alba. L’orribile catena si spezzerà solo quando Shahrazad, per evitare quello  stesso destino, userà lo stratagemma di raccontare al re una favola ogni notte. Shahrazad racconterà di un sarto che invita a cena un gobbo che muore però all’improvviso mentre sono a tavola. Il sarto per salvare la sua vita dall’accusa di omicidio racconta al re della Cina la storia di un giovane claudicante. Il giovane, a sua volta, racconta di come un invadente e molesto barbiere, gli abbia rovinato la vita. Il barbiere, per discolparsi dalle accuse del giovane, racconta del tranello ordito da un perfido gruppo di donne ai danni di un suo fratello. Le storie vengono fuori le une dalle altre ma all’ultimo, Shahrazad, romperà il sigillo delle incastonature e il Libro delle Notti si chiuderà alle prime luci dell’alba.

Racconti

Bestie e altri Animali da Aldo Palazzeschi

Alcune delle pagine meno conosciute del sarcastico Aldo Palazzeschi, l’Esopo del Novecento. Tre irriverenti racconti, tre fiabe esilaranti i cui protagonisti sono degli animali – una gallina appassionata, un gruppo di laboriose formiche, una aristocratica e sofisticata cagnetta – alle prese con i problemi di tutti i giorni. Palazzeschi sferza le ipocrisie del mondo contemporaneo attraverso un’opera fatta di eleganza linguistica e graffiante cinismo. Le forme dell’antica poesia bucolica si incrociano, in questo lavoro, con l’arguzia di una satira che non risparmia frecciate alla più moderna ed emancipata forma di ipocrisia contemporanea: il politically correct.

La Favola de Zoza da Giambattista Basile

La favola de Zoza è un libero adattamento di alcune fra le più belle pagine de Lo Cunto De Li Cunti di Basile. Tre favole raccontate per mezzo di una lingua fantasiosa, spregiudicata, coltissima. Un vero e proprio delirio barocco innestato sul modello arcaico del narrare intorno al fuoco. E’ un inseme di tre racconti de chille appunto che sòleno dire le vecchie pe’ trattenimento de peccerielle. Un piccolo ensemble di musica antica (violino barocco, spinetta e voce) commenta e fa da contrappunto alle divertenti vicende raccontate ne La favola de Zoza, malinconica principessa che non sorride mai; alla novella di Antuono, il babbeo che, suo malgrado, conoscerà fortuna e ricchezza grazie all’aiuto di un orco di buon cuore; alla storia de La Vecchia Scorticata, dove una vecchia decrepita riesce a sedurre un giovane re tra inganni, punizioni e magie di fate.

Piacevoli Storie in Tempo di Peste di Giovanni Boccaccio

Firenze, 1348. La città è sconvolta dalla peste nera. Le pagine che raccontano della devastazione operata dall’epidemia e  fanno da lugubre cornice a questo divertente spettacolo (Proemio) sono uno dei grandi capolavori della letteratura italiana. Sette donne e tre giovani per scampare al contagio si rifugiano in collina. Ogni giorno, ciascuno di loro, per passatempo, racconterà una sua novelluzza, i cui temi saranno la fortuna, la cortesia, l’amore, ma anche la beffa e l’infedeltà. L’esaltazione dell’ingegno e il motto di spirito contraddistinguono la novella di Madonna Oretta (VI,1). In Frate Alberto (IV-2) la superstizione e la stupidità portano madonna Lisetta a credere che l’arcangelo Gabriele si sia perdutamente innamorato della sua persona. Pietro da Vinciolo (V, 109) invece narra di un ménage à trois, il primo della letteratura italiana, in cui una moglie inappagata cercherà le attenzioni di un focoso garzone, il quale – suo malgrado – finirà fra le braccia del marito. Tre novelle che, incastonate nel luttuoso paesaggio della peste nera, rappresentano un vero e proprio inno alla vita.

Il racconto e il romanzo

Alcuni Fatti del ‘43 di Paolo Panaro.

Dopo l’8 settembre 1943 il marinaio Mincuccio Malerba si ritrova abbandonato a se stesso sull’isola di Corfù, occupata dai nazisti. Con altri italiani si impossessa di un’ imbarcazione e giunge a remi sulle coste del Salento. Mincuccio risale da solo e a piedi la Puglia. Raggiunge Otranto, ormai abitata solo da donne; supera Brindisi, occupata dai Liberators, e proseguendo per sentieri secondari, incontra prima un gruppo di raccoglitrici di olive allo sbando e poi una misteriosa contrabbandiera distrutta dal dolore per la morte in guerra del suo compagno. Finalmente giunge al suo paese, dove scopre che la sua casa è stata lesionata dai bombardamenti e che il suo vecchio padre è ormai ridotto in miseria. Per guadagnare qualche lira accetta di remare in una regata di amicizia fra le truppe delle nazioni alleate che si terrà nel porto di Brindisi ed è proprio qui che, per un banale incidente, Mincuccio, salvatosi dalla guerra, andrà incontro al suo tragico destino.

La Zia d’America di Leonardo Sciascia

Il protagonista di questo racconto, ambientato in un paesino della Sicilia, rievoca le speranze e le paure che lui e i suoi concittadini hanno vissuto a partire dal 1943, anno dello sbarco delle truppe alleate, fino ai giorni delle prime elezioni politiche della Repubblica italiana, nel 1948. Solo allora, rassicurata dal trionfo del partito cattolico di De Gasperi, su una grande nave giunge dall’America la ricca zia del protagonista con la sua famiglia. Dopo qualche giorno di vacanza a Palermo, il gruppo arriva finalmente al paese. Col passare dei giorni, fra la famiglia del narratore e i parenti d’America nascono incomprensioni e piccoli incidenti; i rapporti si logorano al punto che gli ospiti stranieri decidono di anticipare il giorno di rientro negli Stati Uniti. E quando partiranno, si porteranno dietro l’unica persona del paese, a loro modo di vedere, veramente simpatica: lo zio del protagonista, un ex-fascista nullafacente che, grazie al suo trasformismo, sarà il vero vincitore di questa storia.

I Vicere’ da Federico De Roberto

E’ la storia della famiglia Uzeda, all’epoca del passaggio dal regime borbonico al nuovo regno italiano. Alla morte della capostipite, la dispotica Teresa Uzeda, il patrimonio familiare viene diviso fra i suoi cinque figli, fra i quali vige un clima di perenne inimicizia. Fra gli Uzeda, caparbiamente attaccati alle vanità del loro nome, non sussiste alcun vincolo di affetto. A complicare una situazione famigliare già difficile contribuiscono la prepotenza di don Blasco, lo zio monaco, che da orgoglioso borbonico diventa un incallito liberale, e la spropositata avidità di donna Ferdinanda, la zitellona, che si è arricchita con l’usura. Ma il conflitto più drammatico è quello che nasce fra il principe Giacomo Uzeda, capostipite della casata, e suo figlio, il principino Consalvo che, con notevole ipocrisia, fingerà di rinunciare ai titoli e ai privilegi aristocratici solo per inserirsi nella nuova potente classe dirigente italiana.

Capatosta di Beppe Lopez

La vita di Iangiusand’. Frutto dell’ultima notte d’amore vissuta dai genitori, la bambina nasce assolutamente non voluta, in un quartiere popolare della Bari anni Trenta, in una famiglia con tante bocche da sfamare e troppi pochi soldi. Sua madre la considera solo una disgraziata. Per reazione Iangiusand’ sviluppa il carattere che le fa meritare il soprannome di ‘Capatosta’. Diciottenne, Capatosta viene corteggiata da Cilluzz’, il figlio del pescivendolo col quale, pur non amandolo, fuggirà, compromettendosi irreparabilmente. Capatosta viene ripudiata dalla famiglia e si trasferisce in casa del pescivendolo, dove l’ attende una vita infame, in un ambiente miserabile.

Un miscocosmo disgraziato e feroce dominato dal patriarca Martamè Cioladoro, padre di Cilluzz’, da sua madre, la buona e devota Tarattè, e dal silenzioso onnipresente aiutante della pescheria, Uelin’ il Provolone. Capatosta è un romanzo straordinario, raccontato con una lingua di prorompente vigore, intarsiata con delicatezza da un dialetto scontroso ma profondamente espressivo.

Perros de España di Fabrizio Dentice

“Ma perché corriamo per la Spagna cercando cani bastardi? Perché li fotografiamo? Lo vuole la Duchessa? E perché lo vuole? E’ inteso che ci paga! Ma quanto paga? E fino a quando? Le duchesse, si sa, sono imprevedibili.”

Friccio, un giornalista disoccupato, sempre critico, sempre col mugugno, coinvolto da un amico in un’impresa che gli appare insensata, si sfoga a raccontarla, così come la visse sul Camino de Santiago e oltre, viaggiando su una Citroën verde, con l’insopportabile Orfeo, l’infedele Sabina, l’incantevole Beatrice, l’abietto ex collega Maravedis, e un lazzaro spagnolo dalle mille risorse: il mozo Ramòn. Dal lusso alla fame e viceversa, tra gli inspiegabili furori dell’inquietante dama che sponsorizza l’impresa, le terrorizzanti telefonate di un misterioso e potente figuro, i provvidenziali interventi di due preti pellegrini, le stravaganze di un nobile allevatore di canguri, gli intrighi di un letteratucolo amico dei gatti, l’avventura della scombinata combriccola galoppa verso la sua sorprendente beffarda conclusione. Ma, pur nell’irrisione, vedremo alla fine delinearsi il profilo di un vecchio conoscente: il romanzo picaresco. Si ride.

Il Naso da Nikolaj Gogol

Cosa accadrebbe se un mattino, alzandovi dal letto, scopriste di non avere più il naso? Che fare? A chi rivolgersi per un aiuto? E se poi il naso dovesse essere ritrovato, come fare a riattaccarlo? Ma via! Come è possibile perdere un naso?! Forse si tratta di una allucinazione o di un sogno. E’ ciò che accade, un giorno, al maggiore Kovalèv, che appena alzatosi dal letto scopre di non avere più il naso. Kovalèv esce di casa senza sapere bene cosa fare e qui accade l’irreparabile: il maggiore incontra per strada il suo naso che passeggia per la città in alta uniforme di consigliere di stato. Si è, insomma, trasformato in un personaggio dotato di vita propria e ha un grado più elevato del suo proprietario. Da questo momento in poi il naso, rivendicando una propria autonomia, si spingerà in situazioni estremamente esilaranti che faranno molto soffrire il povero Kovalèv. Ma un mattino, come se niente fosse mai stato, il naso se ne ritornerà sul volto di Kovàlev per non abbandonarlo mai più.

Il Sosia di Fëdor Dostoevskij

L’inquieto contorto e maniacale Gorliadkin, un grigio impiegato pubblico, si è segretamente innamorato della figlia del suo capoufficio e cerca conforto nel suo medico. Per una persona come lui, che vede nemici ovunque, non può esserci maggior nemico che il doppio di se stesso. Quando poi questo sosia, perfido e cinico, comincia ad invadere ogni suo spazio vitale e ad assumere un posto in società, che il vero Gorliadkin non ha mai potuto rivestire, il crollo psicologico del protagonista è tragicamente inevitabile. Non sarà mai possibile stabilire esattamente se la presenza di “un altro se stesso” sia un fenomeno di sdoppiamento di personalità, correlato a un’alterazione psichica del protagonista, o sia una situazione paradossalmente reale, poiché la follia è sempre dietro l’angolo ad attenderci.

Oblomov di Ivan Gončarov

Uno dei più bei romanzi della letteratura mondiale. Oblomov è un uomo arrendevole e buono, totalmente passivo di fronte all’aggressività della vita. Anni prima, è giunto a Pietroburgo per studiare. All’inizio sembrava disponibile a lasciarsi coinvolgere dallo spirito dei suoi coetanei, pieni di vita, ma ben presto, non avendo nessuna necessità di lavorare, si lascia vincere dall’indolenza inoculatagli nel sangue fin dagli anni della sua pacifica fanciullezza trascorsa in campagna. A 33 anni, Oblomov trascorre tutto il suo tempo a letto, nel suo polveroso e disordinatissimo appartamento, immerso in sterili ruminazioni. Dal torpore del sonno lo scuote un amico, Stolz, grazie al quale Oblomov torna a frequentare il mondo e conosce la giovane Olga, di cui si innamora perdutamente. Oblomov sembra diventato un’altra persona; arriva perfino a proporre a Olga di sposarsi, ma ricade inesorabilmente nella sua monotona indolenza. Olga sposa Stolz e, una volta sposati, i due fanno un ultimo tentativo per sottrarre Oblomov a una vita indegna, proponendogli di andare a vivere accanto a loro. Oblomov rifiuta, chiudendosi definitivamente nel suo torpido guscio.

Il Pranzo di Babette da Karen Blixen di Francesco Niccolini;

Alla fine dell’Ottocento in un piccolo villaggio della Danimarca vivono due anziane sorelle, Martina e Philippa. Figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto, dopo la sua morte hanno ereditato la direzione della locale comunità religiosa, respingendo le proposte di matrimonio e continuando a vivere una vita semplice e frugale, per aiutare i compaesani in difficoltà. Un giorno si presenta stremata alla loro porta una donna proveniente da Parigi, Babette Hersan. Accolta dalle anziane donne, ella si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo alle attività di beneficenza. Una storia raccontata in una casa di fantasmi. Tutto è finito molto tempo fa, eppure il ricordo è vivissimo, come una fiamma di candela che scalda anche le notti più gelide. La storia di un “cupo mal di denti” che l’arte di una donna, venuta da lontano, scioglie miracolosamente. Un fiordo norvegese, una comunità religiosa ossessionata dal senso del peccato e dalla penitenza, la fuga precipitosa di tre donne: una dall’amore, la seconda dalla musica lirica, la terza dalla Comune di Parigi. Tutte nella stessa casa, secondo i capricci del destino.

Il Processo di Franz Kafka

Il signor K, una mattina, all’improvviso, scopre di essere al centro di un’indagine che lo porta sotto processo per un reato che non solo non ha mai commesso ma di cui ignora perfino la natura. Il romanzo di Kafka è molto di più di un viaggio nelle ossessioni e nella follia umana. E’ la tragedia di un uomo che si scopre “diverso” e per questo condannato. Diverso in che senso? Proprio qui iniziano i guai: si può adattare Il Processo a qualunque esigenza, piegarlo a qualunque perversione, colpa e accusa. Paradossalmente è un’arma talmente affilata che la si può utilizzare contro chiunque, e per difendere chiunque. Basta decidere contro chi indirizzarla, o chi se ne vuole fare scudo: i paladini della legalità, i paladini della libertà, i sostenitori del “tutto è concesso”, della croce, della diversità, compresi i verdi paladini leghisti. Perché c’è sempre qualcuno da cui difendersi e che perseguita qualcuno.

 

Trilogia teatrale sulla Recherche di Marcel Proust

 

Un Amore di Swann

Swann è, all’interno della Recherche, un romanzo nel romanzo. Da giovane, Swann ha conosciuto la sete di assoluto e la passione per l’arte. Ma con gli anni se n’è allontanato. Ora, una specie di pigrizia psicologica lo porta a sprecare nella mondanità e nelle frivolezze il suo talento e la sua sensibilità. Si innamora di Odette, una cocotte d’alto bordo, e una volta che il male sacro dell’amore si impdronisce di lui, Swann conosce la gelosia, precipitando nell’ossessione e nella malattia. Dopo una lunga convalescenza che gli permetterà di liberarsi dall’ossessione di Odette, Swann torna a essere l’elegante, raffinato e superficiale dilettante di sempre.

Il Tempo Perduto

E’ il prologo di tutta l’opera. Racconta dell’adolescenza e della giovinezza del protagonista. Ma è anche la storia di una vocazione artistica, di un destino legato alla scrittura e raccontato attraverso l’esercizio della Memoria. Il protagonista è ossessionato dell’azione distruttrice del tempo. Ma l’esercizio della Memoria, abolendo le distanze tra passato e presente, è il solo strumento concesso all’uomo per combattere l’ansia dell’ineluttabilità del Tempo. E così, grazie all’inconsistente odore della celeberrima madeleine, rivede nella luce della poesia alcuni episodi dimenticati del suo passato: le vacanze estive in Normandia, le passeggiate solitarie nei campi, l’odore dei biancospini, le straordinarie figure della madre, della zia malata e della nonna; e poi i boschi, i fiumi, le acque, il mare… Tutto viene magicamente rievocato e sospeso nel tempo. I confini tra passato e presente cadono e Marcel ha la percezione di aver isolato un po’ di Tempo allo stato puro.

Il Tempo Ritrovato

Il mondo non è più lo stesso, va in frantumi e Marcel conosce un’improvvisa crisi di nervi: depressione, forse schizofrenia. Viene ricoverato in una casa di cura da cui uscirà molti anni più tardi. E’ sull’orlo della follia. Scoppia la prima guerra mondiale. Parigi diventa come la biblica Sodoma. Il Narratore soffre di uno sterminato senso di fallimento. La sua immaginazione si è affievolita e l’entusiasmo, primo segno del talento, lo ha abbandonato. Ma entrando nel palazzo dei Guermantes, Marcel riceve un dono: camminando sul selciato ineguale, per virtù dell’illuminazione della memoria, riemergono alcune immagini del passato. Il Tempo allo stato puro viene isolato: l’eternità è raggiunta. L’analogia rifiorisce e il mondo ridiventa Uno. Adesso Marcel non vuole, non può più rinviare. Deve vivere, vivere quanto basta per poter fare ciò che la sua accidia, per tutta una vita, gli ha impedito di fare: prendere carta e penna e scrivere, scrivere molto, scrivere la vita di Marcel, lontano da tutto e da tutti. Di notte. Per molte notti.

Compagnia Diaghilev

Il Centro di produzione e organizzazione spettacoli “Diaghilev srl” di Bari, fondato diretto da Guido Pagliaro (responsabile della programmazione artistica e direttore generale del Teatro Petruzzelli di Bari dal 1980 al 1991; coordinatore della Sovrintendenza al Teatro dell’Opera di Roma nel 1989; fondatore e direttore dello spazio di ricerca teatrale La Casa dei Doganieri a Mola di Bari dal 1995 al 2006; direttore generale della Stagione lirica del Comune di Bari dal 2001 al 2004; direttore artistico dell’Ente Lirico Petruzzelli e Teatri di Bari dal 2004 al 2006; presidente del Conservatorio Nino Rota di Monopoli dal 2007 al 2009), opera continuativamente dal 1986 nell’ambito della promozione teatrale, svolgendo la propria attività di produzione e realizzazione di progetti culturali con la partecipazione di artisti di riconosciuto prestigio e il coinvolgimento di enti, istituzioni e teatri di significativa importanza nel panorama italiano.

La compagnia Diaghilev dalla stagione 1991/92, è riconosciuta “organismo di produzione teatrale” dal Dipartimento dello Spettacolo – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Alle produzioni della Compagnia Diaghilev hanno preso parte, tra gli altri: Lucilla Morlacchi, Walter Pagliaro, Flavio Bucci, Daniele Abbado, Paola Mannoni, Nando Gazzolo, Roberto Herlitzka, Marina Confalone, Massimo Verdastro, Giuseppe Marini, Giuseppe Sollazzo, I Virtuosi di San Martino, Antonio Salines, Micaela Esdra, Paolo Panaro, Riccardo Caporossi, Virginio Gazzolo, Paolo Triestino, Nicola Pistoia, Paolo Bessegato, Leda Negroni, Gabriele Pignotta.

Le produzioni realizzate dalla Compagnia Diaghilev sono state ospitate in contesti dello spettacolo di assoluto rilievo: dal Piccolo Teatro di Milano ai Teatri Stabili di Genova, Torino, Roma, Brescia, Perugia, Palermo. E inol- tre nei Teatri: Ponchielli di Cremona; Niccolini di Firenze; Duse e Arena del Sole di Bologna; Portaromana– Festival Milanoltre, San Babila e Filodrammatici di Milano; Nuovo di Torino; Bellini di Napoli; Lauro Rossi di Macerata; Giglio di Lucca; Metastasio di Prato; Vascello, Vittoria, Ghione, Sala Umberto, Manzoni e Ateneo di Roma; Donizetti di Bergamo; Ariosto e Cavallerizza di Reggio Emilia; Mittelfest di Cividale del Friuli; Festival Orestiadi di Gibellina, Festival della Letteratura di Mantova, Festival di Santarcangelo.

La Diaghilev nel corso degli anni ha gestito diversi spazi teatrali: La casa dei Doganieri (dal 1995 al 2006) a Mola di Bari; il Teatro Van Westerhout e la sala laboratorio della Casa delle Culture – Palazzo San Domenico a Mola di Bari. Ha realizzato e realizza iniziative presso l’Auditorium Vallisa di Bari e altri teatri.
Tra le presenze artistiche e i registi che hanno firmato gli spettacoli presentati negli spazi gestiti e all’interno delle manifestazioni curate dalla Diaghilev in questi anni si segnalano, tra gli altri: Moni Ovadia, Federico Tiezzi, Gior- gio Barberio Corsetti, Enzo Moscato, Emma Dante, Cherif, Egisto Marcucci, Maureen Fleming, Cesc Gelabert, Toni Servillo, Claudio Remondi, Riccardo Caporossi, Daniele Abbado, Carlo Cecchi, Gabriele Vacis, Luca Ron- coni, Marina Confalone, Antonio Latella, Vincenzo Cerami, Virginio Liberti, Piera Degli Esposti, Lucilla Morlac- chi, Paola Mannoni, Franca Nuti, Giancarlo Dettori, Roberto Herlitzka, Marina Malfatti, Dario Cantarelli, Marcel- lo Bartoli, Isa Danieli, Carla Cassola, Claudio Di Palma, Nadia Baldi, Laura Curino, Sandro Lombardi, Massimo Verdastro, Marion D’Amburgo, Elena Bucci, Marco Sgrosso, Danilo Nigrelli, Iaia Forte, Monica Nappo, Lucilla Giagnoni, Umberto Orsini, Lello Arena, Ruggero Cappuccio, Fausto Russo Alesi, Francesco Sframeli, Spiro Sci- mone, Francesco Paoloantoni, Armando Pugliese, Peppe Barra, Lina Sastri, Flavio Bucci, David Riondino, Gior- gio Albertazzi, Paolo Triestino, Maria Paiato, I Virtuosi di San Martino, Fabio Bussotti.

La Diaghilev ha avviato una proficua cooperazione con Enti territoriali e Istituzioni culturali, organizza interessanti iniziative di promozione e formazione teatrale con l’Università di Bari e con molti Istituti scolastici del comprensorio, elabora e realizza progetti finanziati dall’Unione Europea.

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Comments 1

  1. Vito Domenico De Crudis says:
    2 anni ago

    Personalità artistica monopolitana che lavora da tanto nel suo campo con serietà, con lungimiranza, con dedizione, con coraggio, senza illusorio “botto” ma con una continua sedimentaria tracimazione della sua attività teatrale .

    Rispondi

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