Testa alta e pedalare sempre con i veri valori della vita del calcio e dello sport ormai poco appariscenti nel mondo intero.
Si parte, come al solito, passo dopo passo, partita dopo partita con calma secondo una semplice filosofia. Prima di tutto non retrocedere. Poi metà classifica, il più lungo possibile avanti con la Champions League. In bocca al lupo. Senza facili e false prospettive. Lontane da verità nascoste.
Come avviene ogni anno, i media e i giornalisti della carta stampata e dei programmi televisivi anticipano i pronostici, i metodi di preparazione di allenatori talvolta sopravvalutati e tanto altro. Per intimorire e spaventare i tifosi e non dare il vero valore alla squadra vincitrice dello scudetto 2023/24: l’Inter e il suo ventesimo diadema sulla propria maglia.
Non prendiamo in considerazione le molte valutazioni a sproposito.
C’è un dato di fatto emerso chiaro in questi primi mesi. La rigidità rispetto ad alcuni parametri per la valutazione dei possibili acquisti. Uno è sicuramente l’età. Si spiega così qualche mancato affondo. Come sottolinea il Corriere dello Sport, la carta d’identità è solo uno degli aspetti. L’obiettivo è creare valore. “E’ un tipico ragionamento, il cui fine non può essere soltanto vincere e conquistare trofei, a prescindere da tutto il resto”.
“L’opulenza, però, dura poco. Dopo un anno si sono chiusi i rubinetti stranieri e l’Inter ha dovuto cominciare a sostenersi da sola. Sul mercato la regola è stata una: spendere il meno possibile, saldo in attivo o, al massimo, in pareggio. Adesso i dirigenti nerazzurri si muovono in maniera diversa. Non basta più spendere poco, ma quel poco deve avere una prospettiva. Un obiettivo raggiungibile. Non una cosa con un fine limitato”.
L’Inter del presente è praticamente fatta, quella del domani è in fase di gestazione. La dirigenza nerazzurra sta facendo un doppio lavoro molto interessante.
Inzaghi ascolta, butta giù, svolta, ma ha il dovere di continuare a vincere.








