LA VIA APPIA
Il sito ” Via Appia. Regina viarum” è stata iscritto il 27 luglio 2024 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, durante la 46a sessione del Comitato, svolta a New Delhi in India.
Tracciata per esigenze militari dal console romano Appio Claudio nel 321 a. C. per collegare Roma a Capua e successivamente estesa fino a Brindisi, l’Appia divenne subito strada di grande comunicazione commerciale e di primarie trasmissioni culturali, in quanto concepita fin dall’inizio come via publica, percorribile gratuitamente da tutti perché realizzata su terreni espropriati allo scopo dallo Stato romano.
La strada fu ampliata nel corso del tempo, per questo il sito Patrimonio Mondiale comprende anche la variante al tracciato originale, fatta costruire dal console Minucio nel 125 a.C. e dall’imperatore Traiano nel 109 d.C.
La via Appia costituisce la testimonianza eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa in quanto modello per la viabilità dell’epoca, che contribuì alla diffusione della civiltà urbana e all’unificazione culturale di tutte le genti del mondo romano.
La via fu la prima delle grandi strade che attraversavano l’impero, costruita con tecniche ingegneristiche innovative, e costituisce un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico capace di illustrare una fase significativa nella storia umana, come stabilito dal criterio iv della Convenzione UNESCO per la Protezione del Patrimonio Mondiale e Culturale del 1972.
Inoltre, le prime 12 miglia della strada, caratterizzate da famosissimi monumenti, costituiscono uno dei tratti dell’itinerario più celebrati nell’arte attraverso i secoli; in quanto materialmente associata ad opere artistiche o letterarie, presenta caratteristiche che soddisfano il criterio VI della Convenzione del 1972.
Il sito non comprende solo il tracciato stradale, ma un’ampia gamma di tipologie di manufatti che erano funzionali alla viabilità dell’epoca o strettamente legate ad essa.
In particolare quelle riferibili al periodo 312 a.C.- IV d.C. in coerenza con la fase storica cui si riferisce il sito candidato: opere ingegneristiche necessarie alla realizzazione della via, infrastrutture di servizio, insediamenti, monumenti funebri, luoghi di culto, evidenze monumentali, porti e approdi, centuriazioni, elementi scultorei ed epigrafi, che costituiscono espressioni tangibili della storia e delle tradizioni riferite al lungo ed ininterrotto uso della antica via, da millenni luogo della memoria e crocevia di culture.
Con l’iscrizione della via Appia, l’Italia raggiunge il numero di 60 siti iscritti nella prestigiosa Lista del Patrimonio Mondiale, della quale continua a detenere il primato.
LA VIA APPIA PASSANTE IN MONOPOLI
Monopoli è interessata da due tratti passanti sul suo territorio.
Uno è quello della Via Appia Minucia Traiana, parte costiera, collegante Barium (Bari) a Gnatie ( Egnazia), passante da Dertum ( Torre d’Orta) e Port Pedie ( antica Monopoli).
L’altro è quello della Via Appia Minucia Traiana, parte collinare, collegante Butuntos ( Bitonto) Celia ( Ceglie) Enetiu-Azetium ( tra Rutigliano e Noicattaro) Norba ( Conversano) Ad Veneris ( presunto sito della Chiesa di S. Michele in Frangesto in Monopoli).
Qui di seguito sono riportate le pagine tratte dal libro “MONOPOLI 2020”, pubblicato dal prof. Stefano Carbonara nel 2020, in cui viene ricostruita la storia della Via Appia e dei tratti passanti da Monopoli, in base alla Tabula Peutingeriana, la più antica mappa risalente al tempo dei Romani, riconosciuta anch’essa dall’Unesco nel 2007 come Patrimonio mondiale.
La Via Appia Minucia Traiana costiera, larga 9 metri e caratterizzata da numerosi solchi scavati nella roccia calcarea dal passaggio dei carri sin dal tempo dei Romani, è visibile chiaramente in agro di Monopoli in più punti lungo la strada statale che conduce verso l’antica Egnazia: a confine con le Case Popolari di via Piccinato, in zona di contrada Lamandia, di Torre Cintola e Torre S. Giorgio.
La Via Appia Minucia Traiana interna si ipotizza essere un’antica mulattiera, larga pochi metri, non più visibile, passante in agro di Monopoli lungo una vallata attraversante le contrade S. Bartolomeo, Virbo, Romanazzi e Romanelli, un valico a sella sulla collina di Ad Veneris, lungo la vecchia strada di Frangesto, e le contrade Turchiano, S. Antonio d’Ascula, Lamalunga, fino a giungere ad Egnazia.
L’ambito riconoscimento da parte dell’UNESCO rappresenta un elemento fondamentale per la valorizzazione culturale del territorio di Monopoli, da cui la necessità di salvaguardarne i caratteri e la memoria da parte del Comune.

Articolo a cura di Stefano Carbonara
Storico e Scrittore
Editore di Monopoli Tre Rose










