Sono parole accorate di Don Alvaro Granados. Malato da sei anni. Sessant’anni appena compiuti.
Ogni giorno nella parrocchia romana di San Josemaría Escrivá, quartiere dell’Ardeatino, celebra la santa Messa, ma è anche impegnato a confessare. Svolge la sua missione di direttore spirituale. Lo chiamano e spiega il Vangelo.
La grave malattia gli ha imposto la rinuncia all’insegnamento alla Pontificia Università della Santa Croce.
In qualsiasi angolo di Roma è pronto ad ascoltare chi cerca di parlare con lui. Una guida. Un punto di riferimento per gli ammalati. Chi varca la soglia della parrocchia da lui frequentata, si trova immerso in una luce diffusa, che, proveniente dalle enormi finestre, pervade l’unica navata della chiesa. Lo stesso bagliore, che si nota negli occhi di chi si è appena confessato dal paziente don Alvaro.
«Credo che ogni malattia», sono sue parole, «si possa vivere bene solo se si è circondati di persone che non ti fanno sentire un peso. Che ti dimostrano il loro amore». Il suo pensiero è rivolto ai fedeli, che gli fanno visita. Ma anche allo stuolo di operatori sanitari, che ogni giorno lo curano: «Sono straordinari, trascorriamo insieme nove ore al giorno. Posso dire che ci divertiamo. Grazie a Dio e a tutte queste persone sto vivendo con grande serenità». Ormai è completamente immobilizzato da circa un anno. Questo non gli preclude la possibilità di continuare a fare il prete con eccezionale dedizione.
Quando parla della Sla dice tra l’altro: «È una malattia pesante, ma mi ha permesso di maturare e soprattutto di capire quali sono le cose che veramente contano nella vita. Oltre al valore della fede cristiana, in questi anni di infermità, ho scoperto e riscoperto il grande valore delle relazioni umane, ciò per cui vale veramente la pena lottare in questo mondo. Chi ha molte relazioni con le persone è ricco, chi non ne ha è povero». Da una di queste relazioni sono nati i video, che don Alvaro da più di un anno pubblica sui social. Anche su “YouTube”, dove commenta il Vangelo per le persone ammalate. «Questi video sono soprattutto il frutto della testardaggine di un mio caro amico dottore, che si impegna a realizzarli. Io da solo avrei mollato subito. Invece, grazie al suo incoraggiamento, sono andato avanti. Mi auguro che possano essere utili a chi come me è nella sofferenza. E spero di poter dare un senso alla malattia di altre persone anche da sacerdote infermo».
Con la tranquillità e la forza d’animo, che non l’abbandona mai, ripetutamente riconosce che la sua formazione è strettamente legata agli insegnamenti di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. È a lui dedicata la parrocchia dove don Alvaro adesso risiede e con tranquillità assoluta lo elogia, quando afferma: «Egli diceva che le persone più importanti della Chiesa sono i malati. Essi hanno accompagnato la storia del cristianesimo. Da sempre ci sono persone che offrono con amore e con fede a Dio la propria malattia, diventando come le fondamenta della comunità ecclesiale. Solamente quando saremo nell’altra vita capiremo quanta importanza hanno avuto i malati nel sostenere la Chiesa e l’umanità con il proprio sacrificio silenzioso di accettazione della malattia come offerta a Dio in Cristo».
«Inizialmente mi sono accorto di non avere più la sensibilità del piede destro. Così, dopo alcune visite mediche mi hanno diagnosticato la malattia. Prima ho perso il movimento degli arti inferiori e poi di quelli superiori. Da un anno sono completamente immobilizzato. Posso muovere solo la testa, la mandibola e la bocca».
Nato a Madrid nel novembre del 1964, nel 1988 si laurea in Giurisprudenza presso la Universidad de La Laguna di Tenerife in Spagna.
Ordinato sacerdote a Roma nel 1994.
Nel 1996 è Dottore in Filosofia, con specializzazione in Antropologia filosofica, presso la Pontificia Università della Santa Croce. La sua tesi è stata pubblicata con il titolo: “Persona y experiencia religiosa en Romano Guardini” (Roma, 1997, 258 pp.).
Ha pienamente esercitato il suo ministero sacerdotale come formatore presso il Collegio Ecclesiastico Internazionale “Sedes Sapientiae” di Roma dal 1995 fino a tutto il 2006.
Nel 2009 Dottore in Teologia pastorale all’Istituto Pastorale “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense. La relativa tesi è stata pubblicata con il titolo “Identità e metodo della teologia pastorale”.
Antonio Losito