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Puglia, quale futuro ?

Criticità, sviluppo e sviluppismo, un futuro complesso, alcune terapie, il ruolo dei cittadini. L'analisi di Francesco Lettieri, scrittore ed economista.

by Stefano Carbonara
12 Ottobre 2024
in Economia
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Trulli house near Alberobello,Puglia,Italy

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PUGLIA, QUALE FUTURO ?

Puglia terra di contrasti ed estremi, luci ed ombre, da sempre. Oggi assistiamo a tante positive realtà e sono diffusi i segnali di vitalità; è una terra dinamica, con un crescendo di consensi e soprattutto speranze che però convivono con molti aspetti critici tali da frenare lo sviluppo economico e sociale.

Il turismo è in prorompente sviluppo con tassi di crescita elevati e maree di consensi dei “media”. Crescono le imprese innovative di successo, il cooking è plagiato e gustato ovunque, i prodotti agricoli sono considerati di eccellenza, il wedding è dilagante. Si impongono i settori informatico, aerospaziale, trasporti, logistica avanzata, chimico, meccanico e meccatronico; l’industria culturale e cinematografica brilla; gli aeroporti supportano il decollo di settori importanti, le rotte energetiche sono attive, è elevato lo sviluppo dell’eolico e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Esistono isole felici di vitalità economica, l’appeal pugliese è ormai diffuso anche all’estero, illuminato dalle affascinanti immagini del recente G7, un exploit imprevedibile.

La Regione ha una sicura capacità nel raccontarsi e nel farsi raccontare a proposito di innovazione, creatività e modernità che si scontrano con presenze antiche e radicate, altre di recente evoluzione, che tendono a frenare le traiettorie virtuose, talvolta a bloccarle.

Il ruolo attivo dei cittadini nella sfera pubblica è un elemento decisivo per lo sviluppo del territorio e della democrazia.

 Criticità

Sono molti, alcuni difficili da eliminare avendo radici profonde, gli aspetti problematici che condizionano lo sviluppo equo e sostenibile.

 1) Il sistema demografico è un fattore critico, la Puglia ha smesso di essere il bacino del Paese, gli indicatori dicono che le dinamiche colpiscono le nascite ma anche i residenti in relazione agli esodi, alle fughe dei talenti, dei giovani. La Puglia si deve giostrare tra l’incudine di una migrazione crescente ed una evidente denatalità con il serio rischio di spopolamento; è in atto una rivoluzione silenziosa. La denatalità rappresenta un cambiamento della morfologia sociale che, in combinato effetto con altri fattori, è tale da influenzare il sistema del welfare, il finanziamento al settore sanitario, la tradizionale figura della donna: invecchiamento della popolazione, calo del Pil, debolezza del sistema pensionistico, meno madri e madri con meno figli e contrazione della forza lavoro. È una trappola che genera una comunità più vecchia, culle vuote, banchi di scuola esuberanti, meno votanti e meno rappresentanti. Si calcola che nel 2040 le coppie con figli saranno una su quattro, le famiglie con una sola persona una su tre. È una delle Regioni con più giovani in fuga, da molto tempo; tra qualche decennio avrà circa tre milioni di abitanti rispetto ai quattro attuali. Si cresce in Puglia, si lavora al Nord e spesso si va all’estero con stipendi e clima di lavoro più appetibili. Così la spesa educativa si vanifica, la fragilità del sistema è evidente quanto la marginalità del territorio.

è una situazione allarmante, con la denatalità la Puglia rinuncia a generare ricchezza in termini di capitale umano, l’erosione è evidente, il dividendo demografico si contrae.

2) L’assetto educativo presenta problemi radicati. Elevati i fenomeni di dispersione scolastica, analfabetismo di ritorno, povertà culturale. La percentuale di giovani laureati è bassa, per i neet siamo agli ultimi posti delle classifiche regionali. C’è una crescente e diffusa esigenza di miglioramento del sistema educativo (scuola/università/formazione) che meglio prepari alla cittadinanza democratica basata sulla diffusione di cultura e conoscenza. Occorre rafforzare anche il sistema di biblioteche e dei centri di cultura per dare maggiore continuità all’iter scolastico. La Puglia non è un luogo di lettori, arranca nelle classifiche degli amanti di libri e quotidiani. C’è un significativo ritardo nella creazione e dotazione di capitale umano.

 3) È notevole la dimensione e la diffusione dell’evasione fiscale; la Puglia è al terzo posto tra le Regioni italiane. L’entità del fenomeno è tale da pregiudicare il gettito, la competitività tra imprese e in particolare da incidere negativamente sul settore sanitario in termini di equità e finanziamento. L’evasione condiziona fortemente la possibilità di adeguare la spesa sanitaria alle reali necessità, è il più rilevante vulnus all’equità orizzontale e verticale, incide sulla distribuzione del reddito e sulle diseguaglianze. La Puglia è ai primi posti delle graduatorie del “sommerso” con elevati livelli dello spread tra ricchezza dichiarata e benessere reale; è ampio il catalogo dei lavoratori che spostano l’attività, e i propri mestieri, in una “dimensione privata” sottraendola a quella pubblica.

 4) L’antica e radicata diffusione di ammortizzatori impropri (evasione e sommerso) la dice lunga sulla fragilità del modello di sviluppo a livello micro e macro. Osservando la mera funzione di ammortizzatori sociali, trascurando cioè gli aspetti di illegalità, sono vari gli analisti che evidenziano le caratteristiche di sostegno dell’”economia nascosta” a favore di lavoratori e imprese marginali; le attività illecite non sarebbero da demonizzare rappresentando una sorta di protezione nei momenti difficili, nelle fasi avverse del ciclo, nelle crisi di settore. Ma quando, come nel caso della Puglia, il fenomeno rappresenta una componente strutturale del sistema, una consuetudine antica, allora costituisce certamente una distorsione del corretto funzionamento del sistema e della concorrenza. L’economia “non ufficiale” è una zona grigia che incorpora fragilità strutturali e abusi. L’italian spread (differenza tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita) spesso collegato al doppio lavoro è un evidente indice di squilibrio endogeno del sistema e della dicotomia tra “ufficiale” e “sommerso” dell’intera società. La Puglia ha uno degli spread più alti del Paese e non solo.

5) Il sistema sanitario è segnato da molte, note criticità. Le file e le attese presso le Asl e gli ospedali pubblici creano seri problemi alla comunità; il divario strutturale con altre Regioni è evidenziato dal diffuso fenomeno della migrazione sanitaria. Gli indicatori esprimono livelli di spesa per abitante più contenuti e non ottimali condizioni di salute in confronto con altri territori. Gran parte degli utenti lamenta difficoltà di accesso a visite specialistiche e prestazioni diagnostiche a causa delle liste di attesa e temono che il Sistema sanitario regionale possa non reggere. Il Sistema attraversa una fase di obiettiva sofferenza, la carenza di risorse ne condiziona gli equilibri, le prospettive non sono rosee.

6) I dislivelli economici e sociali sono in crescita, le famiglie “in povertà” sono superiori alla media nazionale in un quadro di disagio crescente e welfare territoriale non adeguato. In particolare i dati ufficiali che riguardano la povertà sono tra i più alti del Paese; la distribuzione del reddito è fortemente sperequata. Una quota rilevante della popolazione è in una situazione di disagio; le sfaccettature della povertà sono molte e rappresentano un fenomeno in crescita. Sono colpite anche le persone impiegate nell’ampio “sommerso” che non godono di sostegni sufficienti e non hanno risparmi accumulati.

 7) Nel mercato del lavoro i meccanismi si rivelano inefficienti: forte divario occupazionale di genere, alta percentuale di occupati con sovraistruzione e di lavori precari per i giovani, carenza di personale specializzato, emigrazione di giovani e adulti in età lavorativa. I tassi di occupazione sono bassi sia nei confronti con il resto del Paese che rispetto alle altre aree europee in ritardo di sviluppo. La difficoltà di creare lavoro è una delle determinanti del divario territoriale e dei livelli di diseguaglianza. Le persone qualificate si trasferiscono al nord con conseguente flessione della popolazione. Il working poor è un fenomeno diffuso e preoccupante per vari aspetti del “sociale”. Nel turismo – un bacino importante per l’occupazione – sono bassi i salari con criticità in termini di sicurezza pensionistica e continuità economica; le mansioni trovano limiti oggettivi e scarso contenuto tecnologico, la crescita professionale è scarsa con ridotte possibilità di carriera. Le condizioni di lavoro sono critiche: diffusione del lavoro nero, ampia flessibilità, bassi salari, orari spesso impossibili, bassa partecipazione sindacale.

8) Migliaia e migliaia di donne non lavorano, oltre il 60% pur scontando il sommerso, tra i più alti livelli europei. È un circolo vizioso: stereotipi di genere, welfare inadeguato, violenza economica, violenze di ogni tipo, conseguente mancato utilizzo di risorse qualificate nel circuito economico. Le donne pugliesi subiscono una triplice ingiustizia sotto forma di divario territoriale, generazionale e di genere e costituiscono una risorsa fortemente compressa e inespressa. Si sta rinunciando da tempo a rilevanti flussi di ricchezza potenziale, è un caso emblematico di perdurante irrazionalità economica che penalizza il territorio. In bilico tra vecchio e nuovo la Puglia non è luogo per donne, c’è un “sud al sud”; sono più preparate, riscuotono successo nell’itinerario scolastico ma fanno fatica a entrare e rimanere nel mondo del lavoro.

Il divario occupazionale di genere è molto alto ma se la donna rimarrà periferica nel lavoro e nel potere la Puglia rimarrà periferica.

 9) Il triangolo illegale – criminalità, corruzione e evasione fiscale – incombe e incide sulla società e sulla sua morfologia. La dimensione del potenziale di crescita economico eroso da fenomeni illegali è stata valutata da recenti approfondimenti e studi; sono importanti le percentuali di perdita del Pil pro-capite in un contesto di presenza criminale ed evasione fiscale; le infiltrazioni mafiose sono una delle principali determinanti della insoddisfacente dinamica della produttività. In ultima analisi la presenza del “triangolo illegale” costituisce un pesante handicap allo sviluppo.

10) La Regione è ai primi posti delle classifiche di sfruttamento del suolo e di perdita di terra coltivata. Il consumo di suolo è al tempo stesso una forma di dissesto idrogeologico e di inquinamento. È la Regione dove piove di meno e la mancanza di invasi genera il rischio di desertificazione di più della metà del territorio. L’aggressione e i cambiamenti del paesaggio riguardano principalmente la costa. Sono scomparsi negli ultimi venti anni cinquanta chilometri di area agricola lungo la costa a favore di seconde case, strutture ricettive, turistiche e ville di lusso. Questi usi incolti hanno radicalmente trasformato e deformato la lunga costa di Puglia.

 11) L’agricoltura scricchiola in specifici processi produttivi e distributivi con fasi di sofferenza che toccano mercati e filiere. Spesso domanda ed offerta di beni e servizi non si incontrano con crescenti danni per gli agricoltori locali. L’agricoltura convenzionale, e non solo, sta attraversando una fase storica difficile: clima erratico, scarsità di manodopera, mestieri in rarefazione, costo delle materie prime in aumento. Si parla addirittura di “tenere in vita l’agricoltura”, il settore fa fatica, l’allarme è condiviso e preoccupa proprio in una terra a forte vocazione agricola. Occorre un pronto ripensamento delle filiere con nuovi livelli di managerialità, nuove tecniche, difesa dalle calamità naturali, innovazione varietale, ampia destagionalizzazione. In sostanza sono necessari investimenti massicci in innovazione e ricerca per potenziare lo sviluppo tecnologico e modernizzare processi e prodotti.

12) L’overtourism sta creando fenomeni degenerativi del vivere civile: aumento dei prezzi soprattutto nei luoghi molto frequentati; perdita di tipicità dei centri storici; inquinamento diffuso; peggioramento delle condizioni di vita dei residenti; cementificazione del territorio e consumo di suolo; sottodimensionamento dei servizi pubblici; aumento del traffico e scarsità di parcheggi; crisi e spiazzamento del mercato immobiliare generato dalla domanda turistica con prevalente danno per le giovani generazioni. È un veleno per la società tranne che per i rentiers i quali accumulano potere e ricchezza. Inoltre puntare sul turismo come leva strategica abbassa la “produttività di sistema”. Non è questa la forma di turismo di cui ha bisogno la Regione con mille problemi, bassa produttività, ambiente di lavoro fragile e iniquo, alterata distribuzione dei redditi, problematiche collaterali che interessano ambiente, vita dei residenti, sostenibilità complessiva. La valenza strategica di questa forma di turismo è tutta da dimostrare, a parere di molti analisti, compreso chi scrive, è improponibile.

Sviluppo e sviluppismo

La condizione della Puglia appare problematica sia in rapporto ad altre aree italiane che alle analoghe realtà europee. I divari sono importanti non solo per la loro misura ma per la stabilità nel tempo al di là di effetti ciclici e pur con dinamiche del Pil che mostrano rincuoranti incrementi che non devono confondere il giudizio relativo al trend di fondo. La Regione è quasi sempre presente nelle zone basse delle graduatorie più significative (Pil pro-capite, povertà economica, povertà educativa, tassi di occupazione) e come tutto il Sud presenta ritardi strutturali, indicatori socioeconomici negativi, evidente contrasto tra immagine e sostanza con contraddizioni stridenti nel campo sociale. La crescita del Pil attesta una Puglia vitale, reattiva, ma lo sguardo analitico non deve orientarsi solo ai fenomeni congiunturali (Pil, appunto) che generano eccessi di ottimismo, quanto e soprattutto agli aspetti critici con valenza strutturale, dalla povertà al ruolo della donna e al tasso di occupazione, dal sistema scolastico alla condizione del capitale umano e sociale fino al livello professionale del management pubblico.

Parlano chiaro in questo senso le analisi ufficiali (Istat) sul BES, l’altra faccia del Pil: “Le province pugliesi hanno livelli di benessere più basso rispetto al complesso dei territori dell’Italia e in alcuni casi del Mezzogiorno”.

Va sottolineato che attualmente la Puglia sta giocando bene la sua partita in molti ambiti dell’economia ma non può bastare, ci vogliono un settore industriale diffuso e avanzato, innovazioni, infrastrutture adeguate, servizi di qualità che contraggano, tra l’altro, l’emorragia demografica che sottrae talenti e cultura spingendo l’economia in un “ciclo contorto del capitale umano”. Le cattedrali del deserto hanno fallito la loro missione originaria. Il fiume di risorse finanziarie non ha saputo creare nel tempo un adeguato sviluppo, ha purtroppo raggiunto centri di spesa inefficienti, troppo spesso illegali, e non si è invece incrociato in via diretta e produttiva con lo sviluppo e la valorizzazione del capitale umano e sociale.

L’attenzione va concentrata in estrema sintesi su due parole chiave, capitale umano e capitale sociale, che racchiudono simbolicamente altri temi e che sono i punti critici del progresso o del suo contrario. L’esodo dei giovani è la vera metafora della condizione pugliese.

Un futuro complesso

 In estrema sintesi in Puglia esistono variabili positive che coabitano con serie problematiche in un contesto contradditorio tra luci e ombre, condizionato nei suoi estremi dallo scenario illegale e da quello delle luminarie turistiche.

La Puglia non utilizza e non valorizza le migliori risorse: i giovani, le donne, il capitale umano. Una migliore cura del capitale umano e sociale è il fattore decisivo dello sviluppo, è un punto centrale del cambiamento. A lungo si è ritenuto, e si ritiene ancora, che le strategie si debbano fondare sulla capacità di catturare risorse esterne più che di valorizzare quelle interne. L’assistenzialismo, in gran parte di matrice finanziaria, non ha risolto i mali pugliesi, anzi ne ha aggravato l’indole inerziale e la storica abitudine alla dipendenza. È venuta l’ora di cambiare ottica e di utilizzare al meglio l’energia individuale e sociale, il capitale umano che esistono e vanno salvaguardati e valorizzati. Dopo il fallimento dei poli industriali e con tutte le obiettive difficoltà di considerare il turismo una leva strategica, occorre riorientare il modello di sviluppo. La Puglia può essere più che una meta turistica.

La primavera pugliese ha subìto recentemente una improvvisa gelata che ha risvegliato molti cittadini da un pigro torpore, l’immagine del territorio ha subìto l’ennesimo attacco. A livello politico centrale sono di impaccio le costanti e collusive diatribe spesso senza contenuti ed un trasformismo dilagante che obnubila le certezze dei cittadini e crea disaffezione per una democrazia che deve invece essere trasparente; è alto il tasso di litigiosità, è abituale la convivenza con le emergenze, è difficoltoso l’utilizzo delle risorse in campo, è tradizionale la tendenza a creare illusioni nella popolazione. A livello locale la mancanza di competenze per attività complesse limita le prospettive di crescita e di sviluppo del territorio; esistono deficit nell’azione amministrativa legati agli aspetti organizzativi, alla informatizzazione delle procedure, alla dotazione di capitale umano, alla frammentazione di competenze che influiscono sulla qualità dei servizi e sulla capacità progettuale. è una politica senza radici culturali che presenta un evidente scollamento tra bisogni reali, agenda politica, capacità di realizzazione. L’autonomia differenziata può accentuare la criticità del sistema.

In una visione di medio periodo una Puglia che si essicca, invecchia e impicciolisce a seguito dell’inverno demografico e delle migrazioni, una Puglia che continua ad essere “l’eterna incompiuta” fagocitata dall’accecante ribalta internazionale, che trascura le classi più deboli con diserzioni dallo spirito pubblico, che non utilizza e non valorizza le migliori risorse (giovani e donne) è un territorio destinato alla deriva con risvolti negativi per l’intera comunità nazionale.

 I pugliesi sono stati sempre costretti ad andare lontano per poter sopravvivere a causa della difficile condizione economica, sociale e culturale della Regione; la fase storica che è iniziata presenta nuove difficoltà che, insieme con vecchie radici, orientano al declino con difficili, anche se non impossibili, vie d’uscita e di speranza.

 Alcune terapie

 Nel ripensamento organico delle strategie l’individuazione dei sentieri di crescita deve tener conto della peculiarità dei luoghi e della società valorizzando forme innovative di produzione ed esprimendo le energie e le vocazioni locali nonché la potenzialità della piccola e media impresa in misura organica e sostenibile, favorendo l’allargamento della base produttiva. In Puglia tutto ciò che è enorme risulta avulso dal paesaggio e devastante per luoghi e territori, mai dimenticarsi dell’”acciaio” quando si progettano porti turistici, insediamenti alberghieri, nuove industrie. È difficile progettare e realizzare strutture fuori misura, è raro trovare competenze organizzative che consentano di affrontare progetti complessi.

Esiste una pluralità di leve prioritarie che possono favorire lo sviluppo: riduzione dei gap infrastrutturali; aumento dei livelli di produttività; miglioramento della qualità dell’azione pubblica, del funzionamento delle istituzioni e dell’erogazione dei servizi; stimolo al rispetto della legalità e al controllo del territorio per sradicare il “triangolo illegale”; miglioramento del mercato del lavoro con diminuzione di disequilibri e delle irregolarità; più equa distribuzione di ricchezza e opportunità; aumento degli investimenti in conoscenza.

La teoria e l’esperienza offrono molte altre ricette ma oggi in prima linea, con priorità di intervento, vanno posti l’aumento della produttività attraverso investimenti adeguati e la riduzione delle diseguaglianze con contrasto a tutte le forme di povertà – economica, educativa, culturale, digitale, esclusione sociale – favorendo una più equa distribuzione della ricchezza e dei saperi.

L’esistente trappola della produttività, legata a molti fattori e che si innesta in quella della precarietà e dei bassi salari, è un problema centrale. Il basso tasso di produttività si connette nella Regione a tutta la filiera che riguarda il capitale umano (istruzione, scuola, formazione continua, università, cultura di base). Se poi si orienta l’impiego di lavoratori in settori a scarso contenuto tecnologico (ad esempio il turismo) la produttività e i salari non possono aumentare.

Il settore manifatturiero in particolare va rinforzato insieme con tutta la struttura produttiva, occorre investire in ricerca e innovazione per evolvere nei settori a contenuto tecnologico con produttività del lavoro elevata, impiego del lavoro qualificato con creazione di nuovo lavoro. In sintesi occorre un innalzamento qualitativo del settore produttivo stimolando la sua modernizzazione.

È altresì necessario reindirizzare le politiche pubbliche in un quadro che concepisca la giustizia fiscale e retributiva come una fonte primaria della prosperità a lungo termine. Le ricerche e gli indicatori orientano verso una relazione tra diseguaglianze, povertà, sottosviluppo e rischi sociali. In particolare le diseguaglianze deprimono l’inclusione sociale, la crescita della produttività collegata alle opportunità, frenano l’ottima allocazione delle risorse umane. C’è un trade-off tra equità distributiva e sviluppo economico. Diseguaglianze e povertà sono in sintesi un ostacolo allo sviluppo umano e alla crescita economica e le misure redistributive favoriscono il progresso socio-economico.

 Il ruolo dei cittadini

 Le recenti analisi, anche di organismi pubblici autorevoli, suggeriscono un mix di terapie coordinate che tengano conto delle precondizioni allo sviluppo, dei fattori di contesto, dei nuovi domini delle tecnologie digitali, delle variabili finanziarie e perequative. Ma lo sviluppo in definitiva dipenderà dai comportamenti e dalle scelte dei cittadini e delle classi dirigenti, dalle loro virtù etiche e dai saperi manageriali, chiamati a favorire i cambiamenti.

Il ruolo attivo dei cittadini e il loro protagonismo nella sfera pubblica sono elementi decisivi per il progresso della Regione e per la crescita della democrazia, la salvaguardia dei diritti, e per cambiamenti che si aspettano da decenni. Senza il loro convinto apporto le proposte e i suggerimenti tecnici rischiano di rimanere prediche inutili. Buona parte delle scelte ormai radicate nel territorio è l’eredità di forme di coesistenza adattive a modelli atavici ma c’è un limite oltre il quale l’adattività diventa autodistruttiva e il “destino dell’abitudine” consuma progressivamente il tessuto sociale.

La crescente disaffezione politica va rimpiazzata quindi da una maggiore affezione civica altrimenti la scena sociale viene orientata e dominata da egemonie di stampo materialistico – a tutti i livelli – che non hanno tra le loro priorità la difesa di diritti, ceti indifesi, generazioni anziane, un’equa distribuzione della ricchezza, criteri morali ed etici, bisogni reali della società, così favorendo uno slittamento verso valori prevalentemente economicistici a scarsa valenza sociale.
Animum debes mutare, non caelum.

FRANCESCO LETTIERI
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Comments 1

  1. Vincenzo says:
    2 anni ago

    In estrema sintesi, non diversamente dall’Italia intera, le risorse meno attrezzate e produttive restano, alimentando un sistema complessivamente di basso livello; mentre quelle più promettenti vanno via, riducendo le prospettive di miglioramento e lasciando il campo allo status quo corrente. Personalmente, sono molto scoraggiato, percependo concretamente un ulteriore deterioramento del clima sociale e politico pugliese.

    Rispondi

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