EVENTO DEL 2024
Inaugurazione della Collana “Frammenti d’Archivio”

Il 9 dicembre 2024, nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi in Monopoli, si è svolto l’evento di inaugurazione della Collana “Frammenti d’Archivio”, con la presentazione, a cura dell’Archivio Unico Diocesano di Monopoli, del libro “La Chiesa di S. Salvatore in Monopoli” di Michele Pirrelli e Anna Maria Aversa e “Giuseppe Colella e Domenico A. Carella” di Vito Modesto Colella.
Alla presenza di un numeroso e attento pubblico, sono intervenuti gli autori, il vescovo della Diocesi Conversano-Monopoli Mons. Giuseppe Favale, lo storico e presidente della Sezione di Storia Patria di Monopoli Achille Chillà.

Questo volume, realizzato da Michele Pirrelli e Anna Maria Aversa, racconta il passato dell’antica parrocchia di San Salvatore in Monopoli che a volte diventa molto contemporaneo, perché innestato in maniera ancora tenace nella nostra cultura.
Esso riporta la storia di un edificio sacro in stato di abbandono per molti anni, reso poi fruibile dal 2010 a tutto il pubblico e agli studiosi in particolare.
Questa difficile rinascita, avvenuta anche grazie a recenti restauri, ha reso possibile la fruibilità dell’edificio storico, anche se in parte spoglio delle sue opere d’arte, nel frattempo fortunatamente custodite altrove.
I due studiosi hanno riportato, tramite le loro ricerche, eventi particolari, nomi di personaggi illustri, solerti prelati, restituendo la storia, l’arte e la cultura religiosa di quel tempo, per un periodo compreso fra il XII e il XX secolo.
Michele Pirrelli, incessante studioso di documenti che contengono le memorie più lontane e recondite del nostro passato, ha ricostruito l’evoluzione della chiesa dalla sua origine ai giorni nostri, attraversando il tempo e intercettando personaggi che hanno legato i loro nomi, le loro vite e le varie vicende a questo edificio, come committenti, progettisti, mastri murari, artigiani e contabili.
Anna Maria Aversa, da anni studiosa di suppellettile liturgica in argento, ha rintracciato ed analizzato tutti gli oggetti sacri ancora oggi esistenti e appartenenti alla parrocchia di San Salvatore, databili ad un periodo compreso fra il XVI ed il XVIII secolo, se pur in questo momento storico dislocati in siti diversi.
L’Autrice ha individuato di ogni singolo pezzo l’origine e, quando ciò si è reso possibile, i nomi dei maestri argentieri che l’hanno realizzato o i committenti stessi, inquadrando il corredo argenteo dal punto di vista storico-artistico, culturale e religioso-devozionale, raccogliendo gli arredi sacri in un catalogo descrittivo, prefigurando quest’ultimo come una vera e propria vetrina cartacea che ferma nel tempo la memoria e la storia di ogni specifico oggetto.
IL TAVOLO DEI RELATORI

IMMAGINI DELlL’EVENTO


NOTA DEL 2010
a cura di Don Vito Castiglione Minischetti

La Chiesa di San Salvatore, una delle più antiche della città di Monopoli, è collocata all’interno dell’antica cinta muraria e in posizione prospiciente il mare.
La tradizione popolare racconta che la chiesa fu fatta edificare da un capitano di un vascello pirata scampato con tutto il suo equipaggio ad un naufragio e per tal motivo rivolta a mare e dedicata a San Salvatore.
La Chiesa di San Salvatore in Pittagio Pinnae (pittáchion = tavoletta su cui era scritto il nome del rione: onde, quartiere), ha una storia che inizia nel periodo paleocristiano (III – IV sec.).
Questa tesi sarebbe stata avvalorata dal ritrovamento di molte monete di quell’epoca nelle fondamenta di alcuni edifici circostanti.
Resta fitto il mistero della chiesa paleocristiana da collocarsi a man destra del coro dove ancora esiste un vano, parte della antichissima costruzione.
La chiesa, comunque, è ricordata nella Bolla di Alessandro III del 1180.
Con le guerre del 1528-29 fu distrutta la Chiesa di S. Leone Magno, ubicata nei pressi di Porta Foca, chiesa che nel 1594 fu unita giuridicamente dal vescovo Antonio Porzio a quella di S. Salvatore alla quale andò parte dei suoi beni (i rimanenti andarono a S. Angelo in Burgo, portando risultanze stilistiche nella toponomastica interna di S. Salvatore).
Nel XVI secolo si ha testimonianza di due visite inedite: quella del Vescovo Fabio Pignatelli del 16 marzo 1566, che è la prima visita conciliare tridentina dato che Pignatelli partecipò a detto Concilio, e tra il 1567 e 1568 quella del Visitatore Apostolico Tommaso Orfini, Vescovo di Foligno, che ci dice che la chiesa è in restauro.
Nel 1622 viene realizzata la porta grande nuova e la sagrestia, mentre nel 1682 risultano realizzati due quadri, di cui uno è forse il Crocifisso e Santi che si suppone opera del chierico pittore Vito Antonio Mariani, autore certo di un quadro nella Chiesa Matrice di Fasano e di molteplici interventi sull’icona della Madonna della Madia.
Tale quadro è una tela ad olio con Cristo in croce e con S. Leone Magno alla sua sinistra e S. Francesco a destra.
La posizione dell’opera era sul terzo Altare a destra, l’Altare del Crocifisso di S. Salvatore, mentre attualmente, restaurata nel 1980, si trova nella Chiesa di S. Teresa.
Nel 1707 l’Abate Parroco Francesco Pittore a sue spese fa ricostruire una buona parte della chiesa a funditus.
Nel 1708 si rifà la porta grande.
Nel 1711, dopo la morte di don Onofrio Gentile e per debiti contratti con la Chiesa di S. Salvatore, arrivano in chiesa quattro quadri (il quadro della Madonna Addolorata con Cristo in seno, il quadro di S. Filippo Neri, il quadro della Cena di Emmaus e il quadro di S. Anna), messi sopra il Coro.
In particolare, il quadro della Cena di Emmaus si tratta di una tela ad olio risalente a fine XVI secolo e di autore non certo, raffigurante al centro il Cristo nella fractio panis, a sinistra e a destra i due discepoli e in fondo figure in ombra.
Tale tela, restaurata anch’essa nel 1980, risulta ancora sopra il Coro nel 1904, mentre attualmente si trova nella Chiesa di S. Teresa.
Nello stesso anno 1711, si affida ad Andrea Miglionico la composizione del quadro della Trasfigurazione di Nostro Signore, una tela ad olio con in alto Gesù Cristo, i due Profeti Elia e Mosè e degli Angeli, in basso Pietro, Giacomo e Giovanni, al centro la Colomba, simbolo dello Spirito Santo e a sinistra l’Eterno Padre.
Tale tela fu posta sul secondo Altare a sinistra, l’Altare della Trasfigurazione, mentre attualmente, dopo il restauro del 1980, si trova nel Museo Diocesano.
Il 17 giugno 1714 si decide di fare un organo nuovo che è pronto nel 1715 ad opera di Pietro De Simone.
Nel 1715 vengono commissionati altri due quadri per i due altari della chiesa che ne erano ancora sprovvisti.
Vengono realizzate dunque due tele ad olio probabilmente ad opera entrambe del Solimena o comunque di un pittore ignoto di Napoli.
L’una è la Trinità e Santi Gennaro, Francesco di Sales, Biagio, Carlo, raffigurante appunto i quattro santi con in alto la Trinità e posizionata sul primo Altare a sinistra, l’Altare di S. Francesco di Sales, mentre l’altra è S. Michele e S. Eudocia raffigurante S. Eudocia in ginocchio con a terra sparsi diversi gioielli e in alto a sinistra S. Michele e a destra due angeli, posizionata sul terzo Altare a sinistra, l’Altare di S. Michele.
Entrambe le tele sono state restaurate nel 1980 ed ora si trovano nel Museo Diocesano.
Nel 1720 viene realizzato il nuovo Coro ligneo, mentre nel 1723 si ordina di demolire il campanile pericolante.
Il 23 marzo 1728 l’abate Francesco Paolo de Valeriis, rettore e parroco dell’allora parrocchia di S. Salvatore, battezza Giacomo Insanguine (1728-1795), noto compositore, organista e insegnante monopolitano.
Nel 1742 si fabbrica sopra la Sagrestia, mentre nel 1746 è pronto il Capoaltare commissionato nel 1744 ad Aniello Gentile, autore di un Capoaltare nella Chiesa di S. Croce a Lecce.
L’opera oscura in qualche maniera il Coro che viene dunque fatto alzare di una altezza di un palmo circa e viene modificato con due finestrine sopra per renderlo più luminoso.
Nel 1753 si trasporta il fonte battesimale vicino la porta maggiore, mentre tra il 1780 e il 1781 si rifanno gli altari in pietra della chiesa.
Nel 1904, durante il vescovato di Francesco di Costanzo, vengono documentati i sette Altari: l’Altare maggiore è in marmo, gli altri sei in tufo aliter pietra morta; a destra quello di S. Anna, S. Maria delle Grazie e Crocifisso, mentre a sinistra S. Francesco di Sales, Trasfigurazione e S. Michele.
Nel 1921 vi è una ultima visita di cui si ricorda il vescovo Nicola Monterisi, con rescritto 28 maggio 1918, placitato dal Decreto Reale del 4 settembre 1919, trasferì la Parrocchia di San Salvatore e annessa San Leone Magno alla Chiesa di Sant’Antonio, ex conventuale.
Dai documenti non risulta quale sorte ebbero nei secoli le molte icone e la grande Croce dipinta forse trecentesca che dominava il Coro.
La chiesa come tutti i luoghi di culto presenta diversi sepolcreti.
Da testimonianze locali si ha memoria delle ultime feste e sagre avvenute negli anni ’50 (1956-57), mentre negli anni ’60 l’allora parroco di Santa Teresa, don Michele Lorusso, apriva la chiesa ai fedeli per il rosario.
Sono seguiti poi anni in cui chiesa e sacrestia sono state usate in modo abusivo come deposito e addirittura falegnameria.
Nel 1974 i soci del CTG – Centro Turistico Giovanile Egnatia di Monopoli, unitamente a don Michele Lorusso, si sono adoperati per mettere in salvo i dipinti di pregio contenuti nella chiesa: Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, Santa Penitente, Crocifisso con Santi, Cena di Emmaus, SS. Trinità con Santi, S. Vito, S. Cosma, S. Damiano, Madonna della Pace con Santi.
Nulla rimane invece del prezioso organo del 1715 opera di Pietro De Simone, vittima di un misero furto perpetrato in tempi recenti.
EVENTO DEL 2010
Il 6 agosto 2010, su iniziativa di don Vito Castiglione Minischetti, parroco di Sant’Antonio e la collaborazione del CTG- Centro Turistico Giovanile- sotto la guida di Cosimo Lamanna e Marcella Dibello, si tiene una mostra fotografica, viene proiettato un filmato sullo stato attuale della chiesa di S. Salvatore e presentato un progetto di recupero e valorizzazione della chiesa.
Tra gli obiettivi da realizzare vi è l’istituzione di un centro culturale in San Salvatore ove si intende promuovere momenti di studio di storia locale, valorizzazione del ricco patrimonio storico, artistico e culturale, momenti di incontro e scambio tra giovani e meno giovani, puntando ad ulteriori momenti di aggregazione e socializzazione.
ARTICOLO DEL 2017 su Eco del Sud Est
a cura di Nino Brescia e Ottavio Moretti

Nel borgo antico di Monopoli, nel cuore del paese dove si rimane inebriati dall’essenza del bucato appena steso o dal profumo di ragù (specie di domenica) o da quello intenso della frittura di pesce proveniente dalle varie trattorie, sono conservati dei veri gioielli che rappresentano l’identità storica di una città che deve molto al suo porto naturale.
Tra questi tesori, incastonata tra vecchie case di pescatori, corrosa ormai dal vento di tramontana e di maestrale e dalla salsedine, affaccia sul mare la splendida chiesa di San Salvatore, uno tra i primi edifici che accolgono il sole al mattino.
Francesco Pepe, nella Guida Turistica e Culturale di Monopoli (Edizioni Zaccaria, Monopoli 1996), scrive che “La chiesa di San Salvatore fu probabilmente costruita nel 313 con il contributo di Costantino, come testimoniano alcune sue medaglie, rinvenute nelle fondamenta durante la ricostruzione del 1711.
Fu parrocchia dal 1573 al 1921, data in cui il titolo passò alla chiesa di S. Antonio. Dopo essere stata abbandonata e più volte saccheggiata, oggi conserva ancora la bussola, la cantoria e l’altare centrale in marmo policromo del napoletano Aniello Gentile.
Altre opere di scuola napoletana, provenienti da S. Salvatore, sono attualmente custodite in diverse chiese locali”.
In passato, nella chiesa di San Salvatore, dedicata a nostro Signore, le mamme e le spose dei pescatori, in caso di avverse condizioni del mare, si riunivano in preghiera, in sofferente attesa del rientro dei loro congiunti.
Quando poi le imbarcazioni erano in vista della costa, le donne manifestavano l’incontinente gioia suonando le campane della chiesa, a ringraziamento dello scampato pericolo.
Esse avevano in custodia la chiave della chiesa e ne curavano l’ordinaria manutenzione, come la pulizia e la tinteggiatura dei muri.
Ma tornando a parlare della chiesa dei pescatori, San Salvatore è stata letteralmente depredata nel corso degli anni.
E’ stato asportato tutto quanto era possibile, come il coro ligneo, risalente al 500’, ed alcuni capitelli, letteralmente mozzati.
Si sono perse le tracce dell’antico crocifisso in legno policromo, custodito in un’edicola votiva presente in chiasso Cristo, accanto alla chiesa.
Nella chiesa c’erano opere del Fracanzano, di Costantino da Monopoli ed un grande crocifisso in legno.
Alcuni dipinti sono collocati in varie chiese di Monopoli, come Santa Teresa.
Altri dipinti sono custoditi, invece, nel locale museo diocesano, come una bella immagine della Madonna con il bambino risalente al XVII secolo, una grande tela di Andrea Miglionico raffigurante la Trasfigurazione, due quadri raffiguranti rispettivamente Santi Cosimo e Damiano ed infine due dipinti di Giambattista Lama (Na 1673-1748), databili al 1715: la Trinità con San Gennaro, San Carlo Borromeo, Santi Biagio e Francesco di Sales, e l’altro quadro raffigurante San Eudocia eremita, tentata dal lusso e salvata da San Michele Arcangelo che trafigge il demonio.
Come hanno potuto i santoni della politica negli anni appena trascorsi dimenticare la storia della nostra cittadina, le nostre radici?
Come è stato possibile permettere che uno dei più suggestivi luoghi di culto di Monopoli potesse essere letteralmente saccheggiato, fino a ridursi nello stato pietoso in cui si trova attualmente?
Le lusinghe del progresso non giustificano di certo il disinteresse per la chiesa di San Salvatore, abbandonata deliberatamente alla lenta e inesorabile erosione causata dalle forze della natura, dalla dimenticanza di coloro che sono preposti alla salvaguardia del patrimonio culturale di un popolo, che per quanto possa essere preoccupato da altre priorità quotidiane, è comunque legato alle sane tradizioni.
Evitando di cadere troppo nella retorica, sono proprio le tradizioni che alimentano il senso di appartenenza della gente alla propria città.
Non dimentichiamo che la città di Monopoli, grazie ai suoi pescatori, è stata insignita il 15 ottobre 1972 dal capo dello Stato Giovanni Leone della Medaglia d’Argento al Merito Civile, per aver prestato soccorso all’equipaggio e ai passeggeri di un traghetto greco sulla tratta Patrasso-Ancona, l’Heleanna, incendiatosi il 28 agosto 1971 al largo di Torre Canne.
ASSOCIAZIONE AMICI DI S. SALVATORE
Nel 2012 si costituisce l’Associazione “Amici di S. Salvatore”, presidente Patrizia Ruggiero.
Il suo intento, nel solco delle precedenti iniziative, è quello di raccogliere fondi, organizzare eventi con l’intento di recuperare nello splendore che merita l’antica chiesa.




























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Vedi Vito Colella in Facebook. Non ho contatti.