La pace non nasce da sola, ma «richiede tanto coraggio e tanta speranza, non avere il coraggio vuol dire avere la complicità con la guerra».
Sono parole del cardinale Matteo Zuppi, inviate al Congresso nazionale delle A.C.L.I., celebrato nel mese di dicembre a Roma.
Ottant’anni dalla fondazione. “Il Coraggio della pace”. «Non dimentichiamo che noi la guerra continuiamo a ripudiarla», afferma il Presidente della C.E.I. Lo sottolinea citando l’articolo 11 della nostra Costituzione.
Inoltre, all’incontro degli amministratori cattolici, Francesco Russo, ex senatore, in primo piano tra gli amministratori di formazione cattolica, ha affermato: «Proviamo a far succedere qualcosa di nuovo nella politica italiana».
Il card. Zuppi: «Anche per mio padre io ero don Matteo. Chi salva i migranti non va criminalizzato».
«Da adolescente adoravo le messe beat. Il presepe non si può imporre per legge, non deve diventare antipatico. Per l’Ucraina sono stato a Pechino, la Cina può giocare un ruolo decisivo»
Usare la parola Eminenza?
«Don Matteo. … mio padre, da quando sono diventato prete, mi ha sempre chiamato così».
Il primo ricordo?
«A quattro anni avevo inghiottito il pezzo seghettato di un interruttore. Ricordo l’angoscia di mio padre: temeva per la mia vita, e aspettò trepidante che lo espellessi. Lo portò … con sé, come l’ex voto di una grazia ricevuta».
Chi era suo padre?
«Un giornalista. Direttore dell’edizione domenicale dell’Osservatore Romano, … divulgativa: grandi fotografie, linguaggio semplice e diretto. Gliel’aveva affidata Montini, nel 1946. Papà era del 1909, suo padre Raffaele del 1863: di cognome si chiamava Zuppa, poi … Zuppi. Generazioni antiche. I figli si picchiavano con la cinghia».
Suo papà la picchiava?
«Controvoglia, a malincuore. Lo sentiva come un dovere: per la mentalità dell’epoca, non sarebbe stato un buon padre se non l’avesse fatto. … era una persona buonissima. Noi figli eravamo cinque discoli: Giovanni, Cecilia, Luca, Marco. Io sono il quinto, poi arrivò un altro maschio, ma gli evangelisti erano finiti. … fu chiamato Paolo».
Sua madre nipote del card. Carlo Confalonieri.
«Era figlia di una sua sorella. Ma lo zio era l’opposto del nepotista: “Non voglio parenti in Vaticano” … . Quando andavamo a trovarlo ci inginocchiavamo a baciargli l’anello, gli davamo del lei. Era un brianzolo austero, … . Il suo Papa era Pio XI, “chinati al bacio della sacra pantofola!”».
Cattolico conservatore?
«Tradizionale. Amava la Chiesa, la serviva, non se ne serviva. Oneri e non onori. Mio padre era parrocchiano di don Pirro Schiavizzi, … parroco di Roma … al tempo di Pio XI. Fu lui a mandarlo da don Giovanni Rossi, che era stato segretario del cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano. Lo accompagnò ad Assisi … fondò la Pro Civitate Christiana. Aveva frequentato gli scout, amico delle aquile randagie, l’unica forma di organizzazione giovanile alternativa al fascismo. Era il mondo da cui veniva don Minzoni, che i fascisti avevano bastonato a morte».
La vocazione?
«Verso i ventidue anni. Nel 1971 avevo incontrato la Comunità di Sant’Egidio, il suo fondatore Andrea Riccardi. Amicizia, preghiera, poveri. Le borgate … erano poverissime. La marrana di Primavalle, il cinodromo, il dilagare della droga: un pugno nello stomaco. … ero attratto dalle messe beat, comunitarie e affascinanti per un adolescente anni ’60: batteria, basso, chitarra. A Bologna ho scoperto che Luca Carboni ha cominciato così».
E la Chiesa?
«La Chiesa sta cambiando … . Carlin Petrini mi ha raccontato della Bra della sua giovinezza: ogni cento metri c’era un prete. È un mondo che sta finendo. I ragazzi arrivano … alla cresima, poi non li vediamo più, e non c’è più davvero un prete “per chiacchierar”. Dobbiamo ritrovare i legami, i contatti umani, le relazioni. Dobbiamo unire umanesimo ed evangelizzazione».
La fede. In crisi?
«L’individualismo la svuota o la rende inutile, distante. … non troviamo noi stessi senza rispondere alla sete che abbiamo dentro. L’individuo trova sé stesso quando si apre al prossimo, non quando cancella la fragilità, il limite, la morte. Non siamo un’isola, … E poi la fede cristiana è fede, amore e anche per questo sacrificio, non un elisir di benessere. Coinvolge tutta la vita».
«Dio non ci lascia soli». Un libro bellissimo. Don Matteo: «Come immagino l’aldilà».
«Nell’aldilà saremo una cosa sola, senza perdere la nostra identità. Non soltanto ritroveremo i nostri cari; non avremo più nemici, non avremo più estranei e noi non lo saremo più. Tutto diventerà luminoso … . Non avremo più paura degli altri, vivremo … senza possesso, perché impareremo ad amare e a farci amare. Non sarà una beatitudine insipida o una … entità anonima; sarà pienezza d’amore. Però possiamo iniziare già qui! La gioia che non finisce la capiamo già oggi».
L’inferno?
«Inferno è quando non credi all’amore, lo rovini, ti difendi, rimani a cercare la pagliuzza, ne fai un possesso quando è regalo, cerchi l’interesse quando è gratuito, ti difendi da chi ti ama. Il contrario non è la perfezione, che non esiste, ma la consapevolezza del male … . Nell’aldilà la consapevolezza ci farà male, ma ci porterà … alla misericordia».
Benedire le coppie omosessuali è peccato?
«Il problema è pastorale. Certe cose le puoi dire dopo che hai fatto sentire di nuovo a casa. Così sarà possibile imparare le regole — bellissime — di una casa da cui ci si era allontanati, che si pensa non capisca e che non viene capita. La Chiesa non è fatta di angeli, di puri. Il mio predecessore, … , era un sant’uomo, rigoroso, preoccupato che la gente non capisse con chiarezza il messaggio, e quindi voleva che il Papa dicesse come si fa, indicare le regole … La regola c’è, ma Papa Francesco si raccomanda di renderla efficace nella diversità delle situazioni. La Chiesa comunica l’amore che spiega la regola e la rende viva … ristabilendo un rapporto con tutti. Il mondo non è bianco e nero e richiede ascolto, … , accoglienza. Qualcuno può pensare: così perdi la verità».
Per i progressisti il Papa non ha fatto le riforme.
… il Papa ha ricordato che è lo Spirito ad agire, non la pressione dell’opinione pubblica. Tanta gente è pronta ad attaccarlo, ma così offende il dono più santo che c’è, la comunione. E la Chiesa non deve perdere … la comunione».
Paolo VI afferma: «Vivrete nel mondo nel momento delle più gigantesche trasformazioni della sua storia». Ci siamo?
«Paolo VI era un grande. I suoi ultimi discorsi sulla morte sono un testamento poetico e spirituale. Lo prendevano in giro per i suoi viaggi, dicevano che non stava mai a Roma. Fu il primo Papa ad andare a Gerusalemme, in Africa, in America, dove parlò … contro la guerra. Nelle Filippine cercarono di ammazzarlo».
Francesco l’ha incaricato di fermare la guerra in Ucraina.
«Qualcosa si muove. Sono stato a Kiev e a Mosca. Sono stato a Washington e a Pechino. Sia i russi sia gli ucraini hanno riconosciuto il ruolo della Santa Sede. I nunzi nelle due capitali stanno facendo un lavoro egregio. Certo, vorremmo … più risultati sul ritorno dei bambini. Non perderemo nessuna opportunità … . Non è possibile che oltre alle armi non ci sia altro per sconfiggere la guerra».
Senza le armi dell’Occidente, Putin vince.
«Dobbiamo uscire dalla logica della vittoria … come unica possibilità e del dialogo come resa. Non è ingenuo credere che le guerre trovano … pace … solo con il dialogo! La Santa Sede è per il coinvolgimento della comunità internazionale, che è il terzo attore e che può e deve fare molto per trovare e garantire soluzioni … ».
Il modello?
«Non c’è un modello. Serve una pace, … creativa … . Ci sono diverse soluzioni…».
E la Cina?
«La Cina è una grande … risorsa. E può … aiutare a trovare la pace …».
I migranti?
«I cristiani — ma direi tutte le persone — devono fare il possibile per salvare le vite umane. Un solo morto in mare è una sconfitta … . Che prezzo ha? Poi piangiamo … e non facciamo nulla? Francesco non ha mai detto: dovete accogliere tutti. Ha detto: gestite il fenomeno, ma non nei lager, come in Libia, o … in centri di raccolta dove restano anni senza fare nulla. Il fenomeno va gestito aiutando … a partire con i corridoi umanitari, sia a restare: motivo per cui la Chiesa italiana investe 80 milioni l’anno per progetti di sviluppo in Africa».
Il racconto del ragazzo di Haiti che dopo il disastroso terremoto, allo stesso modo di Giobbe, chiede come Dio abbia potuto permetterlo. Come risponde?
«Che Dio soffre con loro, … . Noi cristiani siamo un po’ viziati nella relazione con Dio. … . Noi abbiamo Gesù, che fa e ci chiede di fare come Lui, perché così troviamo noi stessi: imparando l’arte di amare, quella che ci rende uomini e figli di Dio … . … , sempre peccatori. Tutti. Ma amati».
Antonio Losito







