Siamo viandanti. Ci incamminiamo sulla strada della vecchiaia. Ogni giorno è un punto di arrivo. Sono impegnate tutte le nostre forze. Non possiamo esaurirle, non possiamo riprenderle, né possiamo risparmiarle. È, ormai, una età, nella quale non possiamo fare economie. A chi giova? Niente possiamo immagazzinare.
Le risorse quotidiane vanno consumate tutte. Senza residui. Non è una manna da conservare per il giorno dopo. Anzi, se la si fa avanzare per il giorno dopo, ogni cosa va a male.
La mattina appena svegli si fa un appello alle varie parti del corpo. Si comincia dai gomiti, che danno la possibilità di iniziare il cauto sollevamento. Da una posizione distesa. Per terminare ai piedi. Si poggiano a terra e danno la sensazione di essere due naufraghi, che cercano di approdare a una riva, facendo intravedere una posizione di sicurezza estrema. Infatti, la nottata appena trascorsa ricostruisce le residue forze. È come se il sonno è stato determinante per svuotare un cestino pieno di rifiuti. Il risveglio, che fa percepire con sorpresa di essere agli albori di un nuovo giorno, è l’emblema di una rinnovata formula di gratitudine.
L’età, che avanza, non spreca il tempo, anzi preferisce sperderlo nella maniera migliore.
Diremmo con un sorriso sulle labbra: «Com’è bello perdere tempo». Perderlo significa anche goderselo. Il principiante della vecchiaia impara facilmente che è bello perdere tempo. Al contrario, sprecarlo è completamente inutile. Queste riflessioni sembrano piuttosto impressioni, che attraversano la mente. Chi affronta, poi, una degenza in ospedale, lunga o breve che sia, è come se pagasse le conseguenze della vecchiaia. Non si può essere sfiorati dal rammarico di essersi risparmiati. Il sorriso nasconde e conferma un dolore manifesto, perché la permanenza in ospedale è sempre un esilio. Nello stesso tempo serve per ascoltare. anche se appare una oppressione, che comporta un silenzio interiore.
Non c’è spazio per nessuna versione di comodo, né per contraffazione di notizie.
La vecchiaia è un avamposto. Una sentinella, cui spetta essere vigile, anche durante le insonnie e nei dormiveglia quando si affacciano voci inconcludenti, come in un deserto.
Qual è il vero problema della vecchiaia? Disconoscerla? Rifiutare una palpabile evidenza? Continuare a volere a tutti i costi essere giovani, vuol dire mentire a se stessi. C’è un limite a tutto. A sessanta o settanta anni non si può pretendere di essere trentenni o quarantenni. Non ci si può ostinare a rigettarla senza cadere nel ridicolo. Professarsi “giovane”, quando non lo si è più, nasconde il problema di non accettare la realtà e di rifiutare se stessi.
Antonio Losito
Hai ricevut0?
Bravo, Antonio. Non hai sbagliato. Concordo con te. Speriamo bene.👋👋👋
Ciao.
Hai ragione come di solito.
Speriamo bene 🙏. Che Dio ce la mandi buona.👋😘
Hai proprio ragione come di solito. L’ultima cosa che ci 💖 rimane, e sperare bene 👋👋👋😘.