IL MIRACOLO
Sono tanti gli episodi che capitano ad un marinaio, ma sono pochi quelli che rimangono nella memoria.
A me è rimasto impresso quello capitatomi il 10 marzo 1984.
Avevo compiuto da poco 26 anni ed ero imbarcato sulla MC (Moto Cisterna) ” NAI NOEMI” da 3° ufficiale di coperta.
La nave era adibita al trasporto di circa 30.000 tonnellate di prodotti petroliferi “finiti”, cioè benzina, gasolio, kerosene, nafta pesante e virgin nafta.
Quella volta avevamo caricato benzina super a Sarroch-Canadà presso la raffineria Saras della famiglia Moratti, ed eravamo diretti a New York.
Mancavano 270 miglia nautiche all’arrivo, meno di un giorno di navigazione, quando fummo sorpresi da una grossa tempesta. Il mare si ingrossò rapidamente, le onde raggiunsero i 6/7 metri spinti da venti con raffiche che raggiungevano i 150 km/ora.
Le onde, si sa, hanno un moto sinusoidale e la nave per inerzia le cavalca con moto armonico seguendo la cresta e la gola, quindi innalzandosi e abbassandosi.
Il problema sono le raffiche che provocano le famose ” onde anomale” quando l’onda seguente si accavalla alla precedente raddoppiandone sia l’altezza, che raggiunge i 13/14 metri alla gola.
Per cui quando la nave per moto inerziale e armonico sale non trovando l’onda sbatte sulla gola e poi viene sovrastata dall’ onda anomala che la sommerge.
Quel giorno le depressioni passavano una dopo l’altra.
Ad una bassa pressione proveniente da SW seguiva una rapida bassa pressione proveniente da NW.
Il barografo (strumento nautico che registra il valore e l’andamento della pressione atmosferica) sembrava impazzito. A rapidi abbassamenti (basse pressioni) seguivano di colpo rapidi innalzamenti (alte pressioni).
Più che un barogramma sembrava un elettrocardiogramma.
Le onde di 6-7 metri si susseguivano con cadenza quasi costante.
Si cercava di ” tenere ” il mare, tenendo al minimo la macchina, riducendo così l’impatto, e bordeggiando il mare.
Si navigava, come si dice in gergo marinaresco, “alla cappa”.
Ricordo, come fosse ieri, che le miglia giornaliere percorse dalle 12 del 9 marzo alle12 del 10 marzo furono – 6 (dico bene meno sei), cioè la nave era indietreggiata di 6 miglia nautiche.
Personalmente, vissi una sola ” onda anomala”.
Vedere quella enorme massa d’acqua venirti addosso fu terribile.
Mi misi le mani sul volto e mi buttai per terra dicendo: ” Madonna mia aiutaci tu”.
La nave fu completamente sommersa dall’acqua, fece un grosso sussulto e poi, come per miracolo, riemerse dalla parte di prua e continuò a ” tenere ” il mare.
Dopo qualche ora, ricevemmo il telegramma di cambio destinazione: non più New Yok, ma San Juan di Portorico.
Cambiammo rotta da Ovest a Sud e completammo il viaggio.
La Madonna ci salvò. Sono sicuro che forse a New York non saremmo mai arrivati.
Quel 10 marzo 1984 non lo dimenticherò mai.








