LO SCOOP FASULLO SULL’ORGANO STORICO DELLA
CHIESA
DI SAN FRANCESCO D’ASSISI A MONOPOLI
di Domenico Morgante
Recentemente è stato pubblicato un volumetto di 63 pagine in cui, tra varie altre cose (peraltro in gran parte già pubblicate da me in passato), l’autore sostiene di essere lo scopritore del documento originale sull’Organo costruito nel 1710 per la Chiesa monopolitana di San Francesco d’Assisi, vantando l’ormai “definitiva” attribuzione di siffatto Strumento all’Organaro napoletano Pietro de Simone (senior).
Senza farla troppo lunga, per evitare di annoiare inutilmente i cortesi 25 Lettori di questo mio scritto, il documento ritrovato di cui sopra (e parzialmente trascritto) prova esattamente il contrario: ovvero che lo Strumento descritto non è quello presente nella suddetta Chiesa, e che quindi non ha alcun senso attribuirlo al suddetto de Simone.
I motivi, peraltro assai evidenti, sono i seguenti:
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nel documento si parla di 9 registri, mentre l’Organo di San Francesco ne ha 11 (più il Tiratutti del Ripieno);
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nel documento si fa riferimento a «canne quarantacinque per ciascheduno registro», quindi la Tastiera doveva essere di 45 tasti, invece la tastiera dell’Organo di San Francesco ne ha 47;
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della stessa Tastiera, nel documento si dice che dev’essere in legno di bosso, mentre la Tastiera dell’Organo di San Francesco è realizzata in osso con intarsi sui tasti cromatici;
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la facciata descritta nel documento è di 25 canne, invece la facciata dell’Organo della Chiesa di San Francesco ne ha 31;
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nel documento si dice che la canna maggiore di facciata dev’essere il Sol, mentre la canna maggiore di facciata dell’Organo della Chiesa di San Francesco è il Fa;
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nel documento si parla del registro di Contrabbasso al pedale la cui canna maggiore è il Fa, invece la canna maggiore del registro di Contrabbasso dell’Organo della Chiesa di San Francesco è il Do.
Mi pare fin troppo evidente che si tratta di due Strumenti diversi e senza alcun elemento in comune. Nella stessa pubblicazione l’autore del presunto scoop parla quindi di una “verosimile revisione” successiva dell’Organo descritto nel documento ritrovato, probabilmente per giustificare in qualche modo tutte le fin qui evidenziate incongruenze, a cui comunque nella pubblicazione citata non si fa neppure lontanamente riferimento.
È il caso a questo punto di precisare che se davvero fosse stata realizzata una trasformazione di siffatto Organo descritto nel documento, il primo elemento a non poter essere più utilizzabile sarebbe stata proprio la tavola esterna inferiore della secreta, dove è pirografata la data 1710 che attesta l’anno di realizzazione dello Strumento in oggetto.
Il somiere dell’Organo della Chiesa di San Francesco di Monopoli è insomma quello originale del 1710 ma nello stesso tempo è assolutamente incompatibile, in quanto totalmente differente per i vari fondamentali elementi tecnici poc’anzi analizzati, con quello descritto nel documento a cui si fa riferimento per la presunta “scoperta” suddetta.
Il documento notarile utilizzato per quello che appare con palese evidenza come uno scoop fasullo, ad un’attenta e competente lettura si rivela invece soltanto come una preliminare intesa progettuale («promette e sollennemente s’obliga […] dovrà servire […] dovrà essere composto […] si dovrà fare […] ecc.») per la realizzazione di un Organo che il de Simone, per qualche ignota ragione, in realtà non ha mai realizzato. Si potrà parlare di fondata paternità, insomma, soltanto qualora sia ritrovato il documento che attesti la consegna dello Strumento ed il relativo pagamento effettuato, cosa finora mai avvenuta.
In conclusione approfitto di questa occasione per ribadire la mia personale attribuzione di questo Strumento, già ampiamente pubblicata in vari miei studi sull’argomento, al salentino Eligio Kircher di Gallipoli, molto attivo in quegli anni a Monopoli.
L’Organo più antico realizzato da Pietro de Simone senior per la Città di Monopoli rimane pertanto (come da me più volte descritto in varie mie pubblicazioni in materia organaria) quello da lui realizzato per la locale Chiesa di San Salvatore nell’anno 1715.
Domenico Morgante

Il Maestro Domenico Morgante esegue un Concerto per la Bichsel Musikreisen di Zurigo all’Organo storico “E. Kircher” [?] del 1710 della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Monopoli (18 settembre 2013).
DOMENICO MORGANTE, nato a Monopoli (BA) il 21 gennaio 1956, è un Musicologo, Organista e Clavicembalista di rilievo internazionale con oltre cinquant’anni di carriera e considerato tra i più importanti del nostro tempo. Laureato e specializzato cum Laude in Musicologia, Organo, Clavicembalo, Scienze della Formazione, ha studiato con L.F. Tagliavini, G. Leonhardt, C. Tilney, M.-C. Alain, S. Vartolo ed è stato tra i primi in Italia ad occuparsi dell’interpretazione della Musica Antica con Strumenti Storici. Ha inoltre studiato Alta Composizione a Pesaro con G. Bellucci. Idoneo all’Ordinariato universitario dal 1991 (Professore di prima fascia in Musicologia e Storia della Musica moderna, L2712), già dalla fine degli anni Settanta ha svolto attività didattica e di ricerca in Conservatorio (Campobasso, Roma) e nell’Università (Bari, Roma), lavorando a vari Progetti musicali europei (a partire dal pionieristico RISM di Kassel). È stato Organista titolare della Cattedrale di Monopoli dal 1971 al 1980, svolgendo per circa un ventennio l’attività di Maestro di Cappella in varie sedi prestigiose. Dalla fondazione (1985) è Direttore dell’Istituto Mediterraneo di Musicologia di Monopoli, dove è altresì Docente emerito di Organo dell’Accademia Organistica “G. Insanguine”. Per i suoi rilevanti meriti didattici in campo organistico gli è stato conferito il prestigioso Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana (Fiesole, 2008). Ha eseguito vari importanti recuperi e restauri critici di Musiche rinascimentali e barocche, di Strumenti Storici a Tastiera e ha al suo attivo più di 140 pubblicazioni in gran parte diffuse in tutto il mondo e tradotte anche in varie Lingue. Tra i massimi studiosi e interpreti della musica di Girolamo Frescobaldi, ha scritto alcune tra le pagine più significative della Musicologia degli ultimi decenni. Attivo anche in campo letterario, è autore del thriller storico Il segreto di Santa Cecilia (Torino, Robin Edizioni, 2016). Relatore nei più importanti Congressi musicologici internazionali, vanta numerose partecipazioni a importanti Festival e Rassegne concertistiche in Italia e all’estero, nella duplice veste di organista e clavicembalista, dove è inoltre regolarmente invitato a svolgere Masterclass e Corsi di perfezionamento.








Direi che non c’ è ombra di dubbio, Maestro, lo ha smontato pezzo per pezzo, complimenti!
Marilisa Cantini
Grazie vivissime per la Sua gradita e competente attenzione.