Lo sviluppo urbano raggiunge la maggiore estensione nel secondo Novecento, con le costruzioni dentro e fuori il centro murattiano.
Si definisce il nuovo volto della città moderna, passata dai 29.000 abitanti del 1946 agli oltre 49.000 del 2011.
Nel secondo dopoguerra, tra gli anni ’50 e ’60, la città murattiana subisce un processo di alterazione urbanistica ed architettonica molto profondo ed esteso. Abbattuti numerosi fabbricati ottocenteschi, al loro posto sono costruiti nuovi edifici moderni a più piani, anche otto.
L’assenza di una pianificazione urbanistica, complici costruttori e politici al potere, consente questo stravolgimento, anche se risponde in anni di forte crescita alla richiesta di case, offerte sul mercato a prezzi accessibili anche alle classi medio basse.
In questi anni si verifica un notevole trasferimento verso il centro urbano della popolazione rurale, attirata dalle nuove opportunità di lavoro nel settore industriale e commerciale. L’espansione edilizia interessa disordinatamente le aree intorno al borgo murattiano, a nord nella zona estesa fino al campo sportivo, ad ovest nella zona di Parco Bovio e al di là della ferrovia nel quartiere S. Anna con le Case Popolari, a sud nella zona fino all’Istituto S. Giuseppe.
Il primo incarico di redigere un Piano Regolatore viene affidato all’architetto Vittorio Chiaia nel 1954, ma l’iter si conclude con la non approvazione del progetto, perché non rispondente agli interessi dei privati e dei costruttori.
Nel 1967, con la cosiddetta legge ponte, la n. 765 del 31 agosto, durante l’amministrazione presieduta dal sindaco avvocato Remigio Ferretti, si completa lo scempio edilizio: vengono rilasciate centinaia di licenze prima che entrino in vigore le nuove norme restrittive sulla pianificazione urbana.
Dopo gli sconvolgimenti edilizi, nel 1969 il Consiglio Comunale riesce ad approvare il primo Piano Regolatore Generale, elaborato dagli architetti Franco Martino e Domenico Capitanio, a cui era stato dato incarico nel 1967. Il piano viene però rinviato dagli organi tecnici e amministrativi regionali nel 1973.
Sempre nel 1969 viene approvato il progetto della nuova grande circonvallazione presentato dall’Anas, che consente un’ampia espansione della città verso l’interno.

Nel 1974, durante il mandato del sindaco democristiano, l’avvocato Giuseppe Demarino, viene incaricato della progettazione del nuovo piano Luigi Piccinato, architetto di fama nazionale, coadiuvato dall’architetto Vera Consoli.
Il piano è approvato dal consiglio comunale nella memorabile seduta del 28 aprile 1975. Il 24 marzo 1977 ottiene la definitiva approvazione della Regione.

Nell’agosto 1977 si approvano anche i Piani esecutivi, elaborati dagli stessi progettisti, per le zone PEEP dell’edilizia popolare dei tre comprensori di via Lepanto, via Castellana e via S. Antonio, zona Passionisti, oltre ai piani particolareggiati delle zone artigianali di via Conchia e Spirito Santo e di tutto il vasto comprensorio della zona industriale a nord.
Con questi strumenti urbanistici si realizza l’espansione ordinata delle zone residenziali, industriali, artigianali, commerciali della città e dell’agro per oltre 30 anni.
Nel 1980 è affidata all’ingegnere Francesco Selicato l’elaborazione del Piano Particolareggiato del Centro Storico.
Nel 1982 è approvato il Piano Planovolumetrico del Borgo Murattiano, elaborato dall’architetto Roberto Telesforo, che consente la sopraelevazione con criteri adeguati ed omogenei, in linea con i caratteri esistenti.
Nel 1986, su progetto dell’architetto Domenico Capitanio, inizia il lungo cammino del restauro e della valorizzazione della cinta muraria e del castello, completato alla fine del Novecento.
Nel dicembre 2007, durante l’amministrazione di centro sinistra del sindaco avvocato Paolo Antonio Leoci, viene adottato il nuovo PUG – Piano Urbanistico Generale, elaborato dall’ingegnere Federico Oliva, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.
Esaurita la fase dei ricorsi e delle opposizioni, l’amministrazione di centro destra, presieduta dal sindaco ingegnere Emilio Romani, lo approva nel 2008.
Il decreto regionale è dell’ottobre 2010.
Nel 2018, durante l’amministrazione del sindaco Angelo Annese, è approvato l’adeguamento del PUG al PPTR della Regione Puglia.

I maggiori interventi edilizi sono quelli realizzati nel Centro Storico, con la trasformazione delle vecchie abitazioni in strutture ricettive, fenomeno che se pur positivo sotto l’aspetto del recupero e della riqualificazione del vecchio patrimonio edilizio, si rivela negativo per l’allontanamento degli abitanti ivi insediati.
Gli altri interventi sono quelli relativi alla realizzazione delle nuove periferie e alle demolizioni e ricostruzioni di vecchi fabbricati.
Negli ultimi anni, con la delega all’Urbanistica affidata al consigliere Stefano Lacatena e l’incarico di dirigente dell’Area Urbanistica e Lavori Pubblici in mano all’ing. Amedeo D’Onghia, in conformità alle disposizioni regionali del Piano Casa, che prevedono abbattimenti di vecchie costruzioni e loro ricostruzioni con premialità fino al 45 % dei volumi preesistenti, vengono rilasciate una serie di concessioni edilizie che stravolgono le previsioni urbanistiche del PUG e impattano negativamente, per tipologie costruttive, sulla vivibilità e sull’assetto architettonico generale.
Le procedure dei cosiddetti PUE ( Piani Urbanistici Esecutivi), che delegano, attraverso convenzioni approvate dalla giunta comunale e firmate dal dirigente del settore, a proprietari e costruttori la elaborazione dei piani e dei progetti e l’esecuzione delle opere di urbanizzazione in compensazione degli oneri di urbanizzazione, si sono rilevate non proprio corrispondenti alla tutela degli interessi pubblici, quelli di tutela del paesaggio e del patrimonio storico culturale, producendo massicci interventi edilizi per residenze, senza opere pubbliche, specie verde urbano, e senza condivisione e partecipazione dei cittadini.
Le stesse Conferenze dei Servizi, che avrebbero dovuto assicurare, con la partecipazione dei vari Enti interessati, il rispetto delle norme e degli interessi generali, si sono rivelate inefficaci.
Non vengono realizzati in modo significativo interventi di edilizia sociale e popolare, aggravando la situazione sociale per mancanza di alloggi popolari a prezzi di mercato o di affitto accettabili.
Mentre la quantità di case immesse sul mercato, di pregio e di alti prezzi, cresce in modo abnorme, il numero degli abitanti diminuisce in modo evidente, riducendosi a 48.000 a fine 2021, per diminuzione delle nascite, emigrazione dei giovani in Italia e all’estero, trasferimento di cittadini meno facoltosi, specie giovani coppie, in altri comuni viciniori con prezzi delle case più accettabili.
Di fatto sono smentite le previsioni demografiche dei vari Piani Regolatori, elaborati su ipotesi di crescita della città oltre i 60.000 abitanti.
Stefano Carbonara







E’ davvero un peccato che non si possano evidenziare le parti del testo scritto e poterle utilizzare (chiaramente citando la fonte) a scopi didattici. Si lavora molto a scuola sulla storia locale e le informazioni sono sempre scarse. Qui trovo sempre tantissimi spunti e informazioni utili ma appunto riuscire ad organizzare il materiale risulta poi lento e macchinoso a causa dei limiti che la pagina presenta. Peccato
Quali sono i limiti ? Se necessario potrei inviare i testi in word. Da richiedere a stefanocarbonara45@gmail.com