«Mario Draghi. La speranza non è una strategia. Biografia dell’uomo, dell’economista». Editore Santelli, 2025. Autrice Cristina La Bella. Anni 34, nata a Frosinone. Laureata presso l’Università “La Sapienza” di Roma in Filologia Moderna e in Lettere. Premiata come «Laureato Eccellente». Tra le altre testate, è giornalista a UrbanPost, un Web Magazine di nuova generazione fondato nel 2012, che racconta l’attualità. Un lavoro quotidiano della redazione composta da web editor esperti di economia, di cronaca, di spettacolo, di sport e di gossip.
Abbiamo conosciuto e apprezzato Mario Draghi quando era tutto immerso nella lettura dei suoi discorsi ufficiali. Da ragazzo è cresciuto senza genitori. Un giovane laureato alla continua ricerca della realizzazione delle competenze adeguate alle sue aspettative.
Oltre gli incarichi istituzionali aveva la passione per la cucina, per il basket e per le passeggiate nella campagna umbra. Talvolta anche per le citazioni di Totò.
Il cuore di un banchiere centrale. «Perché è sempre lui a dover salvare qualcosa»? È l’interrogativo che si pone la cronista, che mai in passato si era occupata di economia fino al giorno in cui, per puro un caso, è stata incaricata di seguire un intervento di Draghi al Meeting di Rimini. Un discorso, poi diventato celebre, sul «debito buono e debito cattivo». Anche una domanda, dalla quale nasce il libro, che mette in evidenza la freschezza e i rimandi al mondo pop, alla musica e al cinema. «Mi incuriosiva comprendere perché è stato chiamato, più volte, a “salvare” qualcosa: la Banca di Italia, l’euro, il nostro Paese». L’autrice inizia a indagare i dubbi, le scelte e le fragilità di uno degli uomini più influenti del nostro tempo, «spesso descritto come freddo. Ma che, parola sua, ha un cuore. Anche se è quello di un banchiere centrale».
Cristina La Bella ricostruisce una normalità domestica, la carriera e le vicende personali, seguendo il filo dell’approccio di Draghi alla vita e all’economia. Il grande senso di responsabilità e la concretezza. Infatti, la speranza non è una strategia. La tesi con il prof. Federico Caffè, uno dei principali diffusori della dottrina kynesiana in Italia, i dieci anni al Tesoro, la parentesi a Goldman Sachs, le nomine prima alla presidenza della Banca d’Italia e poi alla Banca centrale europea, infine l’ingresso a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio. Di recente il rapporto sulla Competitività europea. Nel frattempo si intravedono le immagini delle giornate in famiglia e in campagna. Serenella Cappello, la compagna della sua vita, studiosa di letteratura inglese. I due figli. Le letture, l’arte, il voler inseguire una corretta l’alimentazione. La normalità della vita quotidiana, quella domestica, che allevia il peso del potere. Svariati aneddoti, come il portare avanti l’orologio di cinque minuti. Una consuetudine per non far mai attendere nessuno. Anche l’abitudine di non portare mai il cappotto. Le curiosità? Non mancava mai sulla scrivania di Draghi, quand’era a Bruxelles, una “bacchetta magica” ricevuta in dono, un bastoncino in plexiglas con le stelline, che vanno su e giù. Frammenti di vita, che, messi insieme, ci fanno conoscere un Mario più reale e Draghi più vicino. Non una descrizione agiografica, ma un ritratto con più voci, dove anche i silenzi hanno valore come le scelte. E forse è lì, tra umanità e rigore, che si nasconde il segreto di Mario Draghi.
Antonio Losito







