La Comunità Sant’Egidio ha promosso a Roma il “39° Incontro internazionale religioni e culture in dialogo”.
Di fronte a qualsiasi conflitto è possibile ricercare una strada che nulla ha a che vedere con la violenza, con la risposta militare e con le armi. Ricercare il dialogo, il superamento delle incomprensioni e qualsiasi forma di odio. In apertura, dal 26 al 28 ottobre di quest’anno, a Roma, è stata fortemente ribadita una indicazione precisa: “Osare la pace”.
Una strada, che la comunità di Sant’Egidio, accogliendo l’eredità dello Spirito di Assisi, ha percorso negli ultimi decenni.
Il Presidente Sergio Mattarella ha sottolineato che la pace, nonostante la guerra, è uno spirito che va tenuto vivo, perché è «testimonianza di grande significato».
Il Capo dello Stato nel suo intervento ha tracciato uno scenario drammatico di un mondo che, dopo la Guerra Fredda, pensava di aver ritrovato «un’era di pacificazione». Invece oggi si confronta, anche in Europa, con un’altra realtà.
«Il tema della forza pretende nuovamente di essere misura delle relazioni internazionali», e «il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce, in fondo, dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio».
I processi di pace hanno «bisogno di perseveranza, di pazienza, di lavoro di mediazione e di assunzione di responsabilità,. La pace necessita di «cambiamenti radicali nella mentalità e nella condotta prescelte», richiede coraggio e molto lavoro. Un lavoro costante, che «conviene», perché «la pace è vita, la pace è sviluppo». «Tutti noi siamo oggi chiamati a rinnovare la nostra fiducia nella causa della pace», quindi «continuiamo a osare la pace, a investire in percorsi di dialogo e mediazione, a sostenere chi soffre, a costruire ponti fra i popoli, perché la pace non sia un sogno per illusi».
Dal tempo della guerra e della forza si deve passare al momento del negoziato e del dialogo. È stata proprio questa l’indicazione di Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Una svolta necessaria da intraprendere, per far tornare il dialogo al centro della società e delle relazioni tra i popoli. Liberarsi dallo stallo del pessimismo. “Osare la pace”, significa aprirsi alla volontà di pace, nel momento in cui la guerra viene riabilitata «come strumento principe per perseguire i propri interessi e disegni».
Con un richiamo accorato Riccardi ha affermato che bisogna rispondere alla violenza. Ripudiare l’estraneità e l’odio. Abbiamo imparato che a vincere non è il male, il cui «volto più atroce è la guerra che sfigura l’uomo ed è madre di tutte le povertà».
L’imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayyeb, firmatario con Papa Francesco, nel 2019, del Documento sulla Fratellanza umana, ha ricordato che le crisi di oggi vedono la pace «ostaggio dei rapporti di forza dei Profitti del commercio delle armi, dell’economia bellica, ignorando del tutto il criterio del diritto e dell’equità». Questo indica il profondo smarrimento dell’ordine mondiale, che segue strade opposte a quelle richieste dall’eterna scienza umana e dall’etica del dovere. È necessario «orientare eticamente lo sviluppo» e «garantirlo al servizio dell’uomo e non contro di esso».
Il cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza episcopale italiana, con queste riflessioni chiude la serata dell’Incontro: «Solo se disarmati possiamo disarmare, cominciamo ad abrogare la guerra». Nessuno deve «lasciarsi manipolare». «Il modo per osare la pace è non smettere di cercarla». “Osare la pace” significa ascoltare «la dolente richiesta di aiuto che si leva dalle terre bagnate dal sangue», il grido degli ultimi. Il cardinale ha poi detto di essere «addolorato» per la scelta del Parlamento europeo, lo scorso aprile, di votare una risoluzione in cui si parla di «educare i giovani» alla guerra. Ha concluso: «Prepariamo la pace altrimenti la guerra ci distruggerà».
Rappresentanti del mondo della cultura, delle grandi religioni, della politica e della società civile, insieme a Sant’Egidio, per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo. Il mondo sembra andare dietro a conflitti e divisioni, c’è, invece, chi sceglie un’altra strada: quella del dialogo. Occorre all’unisono dire: “la pace vale il rischio”. Per la convivenza pacifica, per la solidarietà e per la costruzione di nuove visioni di pace.
Antonio Losito