La politica dovrebbe servire a promuovere l’uguaglianza attraverso disposizioni che contrastano la povertà, garantiscono i diritti umani, stimolano la crescita economica equa e favoriscono la partecipazione dei cittadini più deboli.
Se non lo fa, contribuisce ad aggravare la frustrazione sociale? La sfiducia nelle istituzioni? L’instabilità? Tutto questo è sostenuto da una voce autorevolmente critica come la Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna.
L’ex direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, fratello di Paolo, attuale prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, su “Avvenire”, il quotidiano della stessa Conferenza episcopale, ha firmato un editoriale in cui afferma che i vescovi hanno duramente accusato la politica economica del Governo e hanno bocciato l’ultima manovra approvata dall’attuale maggioranza parlamentare. La requisitoria apparsa sei giorni fa sul quotidiano è intitolata: La politica delle scelte. Un attacco al governo nazionale.
Non solo. Un vero e proprio manifesto di militanza politica. Ruffini, nell’editoriale, legge simultaneamente due notizie. Apparentemente lontane l’una dall’altra, ma in realtà raccontano la medesima storia. Sia la legge di bilancio, che il governo ha presentato in Parlamento, sia la debacle dell’affluenza alle urne nelle elezioni regionali. Vicende che sembrano appartenere a mondi diametralmente opposti, invece si specchiano simultaneamente una nell’altra. La legge di bilancio, infatti, è il più importante atto politico, che un governo può emanare. Il voto, invece, è la capacità dei cittadini di far sentire la propria voce. Quella voce è sempre più spesso un silenzio assordante. Ecco perché l’editoriale può essere classificato come manifesto politico.
Ruffini è pienamente convinto che «questa legge di bilancio poteva scegliere se tagliare un po’ di tasse o costruire un Paese che investe su sé stesso. E finché la politica non dirà con chiarezza ‘questo sì, questo no’, i cittadini continueranno a pensare che tutto si equivalga, e che nulla cambi davvero. Ecco perché la legge di bilancio e l’astensione non sono due temi separati, ma due capitoli della stessa storia: quando la politica rinuncia a ridurre le disuguaglianze, a costruire un progresso condiviso, a prendersi la responsabilità del futuro, a fare scelte chiare e coraggiose, anche i cittadini smettono di sentirsi parte del progetto. Del resto, se la politica non serve a ridurre le diseguaglianze mi domando a cosa serva».
Non è la prima volta che il quotidiano della Cei si occupa di queste cose e in particolare della legge di bilancio. In passato si è schierato a favore dell’aumento della tassazione per le prime abitazioni locate a uso turistico, dal 21% al 26%. La tesi di Avvenire è che le case vacanza capovolgono il mercato degli immobili, facendo diminuire il numero degli appartamenti adibiti agli affitti tradizionali. Sarebbero, in ogni caso, la principale fonte della crisi degli alloggi. Una responsabilità eclatante. Attualmente la bocciatura della manovra perviene direttamente dalla Chiesa italiana in prima persona. In precedenza da Papa Francesco e attualmente da Leone XIV. I lunghi anni della gestione del card. Camillo Ruini con il suo interventismo costante nella politica italiana, come Presidente della Cei e vicario generale per la diocesi di Roma, erano stati archiviati, durante il pontificato di Benedetto XVI, dall’allora segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, che aveva voluto avocare a sé il dialogo con i governi, che si erano succeduti.
Adesso, dopo questo editoriale di Ruffini su Avvenire, sarà interessante vedere quali saranno i rapporti tra la Cei e il Governo.
Antonio Losito







