Non molto tempo fa, in piena estate, dominata dall’afa di agosto, è ripiombata all’improvviso una parola in disuso.
Rispetto.
Interessa e riguarda tutti e deve far riflettere su quelle regole ormai smarrite, irrimediabilmente, nell’ambito familiare e nella società. La prevaricazione, il sopruso e l’insolenza sono diventati comportamenti abituali, accettati, e, talvolta, anche giustificati.
La notizia riguarda la cronaca. Una madre coraggio ha trovato la forza di spezzare le catene della connivenza e dell’omertà, per insegnare soprattutto agli altri suoi figli il rispetto. Lo ha fatto perché loro potessero assuefarsi a vivere dignitosamente in un paese civile. Non primitivo. Dove c’è la legalità. Dove esiste un codice, diverso dalle leggi delle bande.
Né ci possono essere giovani abituati a sgozzarsi tra di loro per le vie di una città tra passanti increduli. Il circuito della violenza gratuita colpisce in ogni momento chi non ce la fa a difendersi.
È il caso del ragazzo picchiato a sangue da quattro balordi per un parcheggio.
Altri episodi riguardano ex fidanzate in fuga. Inseguite, circuite e poi ammazzate.
Mogli che decidono di lasciare i mariti, perché vogliono cambiare vita.
Una madre, una donna salvadoregna, che arriva dall’altra parte del mondo, porta con sé la speranza e il sogno di un futuro migliore per i propri figli e, forzando i propri sentimenti, da sola va a denunciare in questura il figlio, protagonista di un brutale pestaggio.
È un grido di rabbia. Indirizzato a ogni persona. È il desiderare fortemente quel rispetto, che segna il confine con la crudeltà e con la barbarie.
Né si esaurisce nel dramma di un’altra donna, una madre che scopre le nefandezze di un figlio attraverso internet.
C’è il vuoto, la solitudine di tante donne abbandonate e la mancanza dell’autorità paterna, fatta di regole. C’è assenza di condivisione, di tenerezze, di amore.
È forte la ricerca di un percorso di crescita in una comunità civile. Preferisce saperlo in prigione più che sulla strada.
È la scelta, l’atto estremo, di quella mamma della periferia milanese.
Papa Bergoglio il primo gennaio 2020 nella Basilica di San Pietro, durante la celebrazione dei Vespri e del Te Deum, ha invocato «pace e giustizia per le donne».
«Sopraffatte dal peso della vita e dal dramma della violenza». «Umiliate dalla cupidigia degli uomini». «Non c’è salvezza senza la donna. La violenza è profanazione».
«Continuamente offesa, picchiata, violentata, indotta a prostituirsi». «Da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità».
Donne protese alla ricerca della felicità. Alla pari di tutti quelli che, rischiando ogni giorno la vita, tentano di afferrarla.
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose







