Don Franco Ratti, sacerdote del cambiamento della Chiesa.
Nasce a Monopoli nel 1940.
A soli 8 anni, nel 1948, perde la mamma.

Il 5 luglio 1964 è ordinato sacerdote dal vescovo Carlo Ferrari.
Nel 1973 si laurea in Filosofia e Storia presso l’Università del Sacro Cuore di Milano.
I suoi maestri sono Emanuele Severino, Gustavo Bontadini, Italo Mancini e Virgilio Melchiorre.
Trascorre un periodo di studio e di approfondimento in Svezia presso l’Università di Uppsala.
Nel 1977 entra nella Compagnia di Gesù.
Nei primi anni ’90 fonda il Mo.Co.Va, Movimento Concilio Vaticano II.
La Chiesa Ufficiale lo isola, non accettando il suo impianto di pensiero.
Incontra il cardinale Carlo Maria Martini, esponente del dialogo tra credenti e non.
Mantiene scambi epistolari con il teologo Hans Kung.
Nel 1997 partecipa a Vienna al Convegno “La Chiesa Cattolica come il Titanic”.
Muore a Monopoli il 9 maggio 2011.
A 10 anni dalla sua dipartita i coniugi Mariangela Mastronardi e Angelo Papio, suoi estimatori, inaugurano in suo nome in via Castelfidardo una Biblioteca con Sala Lettura con 10.000 volumi.
A corredo della Biblioteca ci sarà un documentario sulla figura di don Franco Ratti.


La testimonianza di Mariangela Mastronardi

Punto centrale del pensiero di Don Franco Ratti era quello di portare la Chiesa fuori dalle chiese. Quello che oggi anche i giornali cattolici invitano a fare.
Il suo movimento, Mo.Co.Va. voleva riportare la Chiesa proprio allo spirito di quel momento di grande rinnovamento che fu il Concilio voluto da Papa Giovanni XXIII.
Vi aderivano una quarantina di persone di ceti sociali e storie culturali diverse. Erano sparse tra Monopoli, Taranto, Avellino e Como.
La nostra finalità era diffondere il suo messaggio progressista, farlo conoscere attraverso la stampa. Non voleva creare una setta o un movimento che si separasse dalle istituzioni cattoliche e prima di morire sciolse questa sua creatura.
Portare la Chiesa nelle famiglie, nelle case. Permettere a padri e madri di celebrare.
Un’intuizione che oggi è un’esigenza. Le Chiese ormai sono vuote, hanno perso i giovani e gli anziani. Ora non possono più frequentarle a causa del Covid.
Era favorevole al sacerdozio femminile. Voleva il celibato libero, anche se lui non lo avrebbe mai infranto, vivendolo come uno stato di grazia.
Riteneva che il battesimo dovesse avvenire in età adulta ed essere una scelta consapevole di adesione al Vangelo.
I bambini dovevano essere benedetti, non battezzati. Riteneva importante accettare l’omosessualità, ma lui preferiva parlare di omopersonalità, e aprirsi alle coppie gay.
Ha anticipato la “Laudato Sì “di Papa Francesco, enciclica con cui Bergoglio ha posto l’accento sui problemi ambientali e sulle loro gravi ripercussioni sull’uomo e sulla società.
Nella sua città si è schierato accanto ai comitati ambientalisti, come nell’occasione della battaglia che ha permesso di trasformare in un parco Lama Belvedere, un sito di grande interesse naturale.
Era in contrasto con una Chiesa che esaltava il suo potere.
Non poteva riconoscersi in un Papa come Giovanni Paolo II, che stringeva le mani a Pinochet. Non si specchiava in questa era mediatica, in cui le immagini erano più importanti della parola, come Karol Wojtyla che inseguiva le telecamere.
Prima di divenire Papa, Benedetto XVI era già l’uomo dei dogmi. Era il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, strenuo oppositore di ogni cambiamento. Era a lui che Don Franco scriveva, senza essere ascoltato.
Fortissime furono le sue critiche contro questo Papa, sia riguardo l’atteggiamento di chiusura nei confronti dell’omosessualità, che sulla gestione, che il sacerdote monopolitano riteneva poco trasparente, dello scandalo dei preti pedofili.
Voleva la cessione del Vaticano e la fine dello Stato della Chiesa.
Si doveva rinunciare ad ogni simbolo di potere e si doveva percorrere la strada della povertà. Sognava che un giorno si affacciasse dal balcone a parlare con la gente un pontefice in maniche di camicia.
Con Papa Francesco non siamo arrivati a tanto, ma abbiamo visto la rinuncia a molti sfarzosi paramenti sacri.
Un uomo di grande cultura e grande semplicità, sempre pronto all’ascolto, all’apertura, al dialogo.
Amava parlare con tutti, in particolare con i pescatori, che a Monopoli non mancavano, ricordando che nei Vangeli erano stati i primi che Gesù chiamò a sé. Erano portatori di un’umanità umile, che viveva contemplando il mare, la bellezza, la vita.
Vedrai su quante cose dopo la mia morte avrò avuto ragione.
Il 9 maggio 2011 morì.
In uno slancio mistico, quando comprese di essere arrivato alla fine del suo cammino, rinunciò ai medicinali salva vita e si nutrì solo di Eucarestia per 284 giorni.
Era ancora un uomo bellissimo e magrissimo, una figura slanciata, “protesa verso il cielo”.
Alla veglia vennero a rendergli omaggio in tanti: professori, ex sindaci e perfino il Vescovo Padovano, che con parole di pentimento, pianse sulla sua bara, malgrado in vita gli fosse stato per anni avverso.
Oggi vogliamo farlo rivivere nella Biblioteca dedicata a don Franco, il nostro amico e sacerdote dell’autentico Vangelo.
Stefano Carbonara
Storico e Scrittore
Editore Monopoli Tre Rose








