Lettera aperta all’On/le Giorgia Meloni
Presidente del Consiglio dei Ministri.
E, per conoscenza, all’On/le Ministro Nordio.
On/le Presidente, il 1° Marzo scorso lessi su La Repubblica, in prima pagina, il seguente titolo: «Licio Gelli, il figlio; “Con la riforma della giustizia si realizzano le idee di mio padre”», provocando le seguenti risposte delle maggiori forze di opposizione; «Pd: “Nordio e governo si dissocino”. I 5 Stelle: “Meloni e Nordio stanno dando forma al piano della P2”». Un endorsement in piena regola, chiaro, inequivocabile, scontato per i 5 stelle. Un millantato credito, o forse un malinteso, per il Pd, che invita Ministro e Governo a dissociarsi. Per quanto mi risulta, Lei (sinora almeno) non si è ancora espressa sulla dichiarazione di Maurizio Gelli, quartogenito di Licio: né le condivide e neppure se ne dissocia. In attesa di Suoi chiarimenti, sottopongo alla Sua cortese attenzione il pedigree di Licio Gelli (1919-2015): Imprenditore, burattinaio, criminale. Il principale tessitore di trama oscure della nostra storia repubblicana: “è stato un faccendiere italiano, maestro ‘venerabile della loggia massonica P2, mandante della strage di Bologna. È stato condannato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale, secondo la sentenza definitiva nel processo al neofascista Paolo Bellini, Gelli’ è stato mandante e finanziatore insieme a Umberto Ortolani” (Wikipedia). Uno scheletro nell’armadio. Un convitato di pietra inquietante e ingombrante, che, pur responsabile degli 85 morti e degli oltre 200 feriti della Strage di Bologna, nell’intervista concessa, il 28 Settembre 2003 a La Repubblica, così affermava: “Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti di autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa”. Il riferimento è a: Il “Piano di rinascita democratica”, stilato nel 1976, da Licio Gelli e da alcuni suoi consulenti, divenuto il manifesto programmatico della Loggia P2, che, in sintesi, prevedeva:
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Il Controllo dei mass media. L’informazione ha un ruolo centrale. Va abolito il monopolio della Rai. La tv via cavo deve essere impiantata a catena in modo da controllare la pubblica ‘opinione media’ nel vivo del paese. Devono essere pagati sotto banco i giornalisti dei maggiori quotidiani nazionali, in modo da non avere mai contro nessuna voce autorevole.
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La disarticolazione della Magistratura, che deve essere sotto la tutela del potere politico.
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Il rafforzamento del potere istituzionale del presidente del Consiglio, a scapito delle prerogative del Parlamento (Repubblica presidenziale e non più parlamentare).
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La ‘normalizzazione’ dei sindacati, che devono essere resi innocui.
In definitiva, On/le Presidente, penso che gli Italiani abbiano il diritto di sapere se Lei è dalla loro parte o dalla parte di Gelli. Ovviamente, è libera di continuare a tacere. Ma, sa bene che, “chi tace, …”.
Distintamente.

Prof. Paolo Todisco
FONTI DI RIFERIMENTO:
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La Repubblica 01 Marzo 2026, Prima pagina;
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La Repubblica 28 Settembre 2003, Intervista a Licio Gelli. (Concita De Gregorio);
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Testo integrale del Piano di Rinascita Democratica.







