Riceviamo e pubblichiamo.
L’arte va considerata nel suo significato più eccelso, in senso spirituale, intellettuale ed estetico ed è l’espressione dell’interiorità e dell’animo umano. Le opere vengono eseguite con capacità tecniche e abilità oppure derivano dallo studio e dall’esperienza.
L’arte riflette il pensiero, i sentimenti, le crisi esistenziali, la cultura morale e sociale, quella etica e religiosa dell’artista rispecchiando il periodo storico che sta vivendo, quindi si potrebbe dire che l’arte è l’espressione dell’animo umano, parla il linguaggio del cuore, è la sintesi fra il nostro io e la realtà esterna.
Il vero artista si pone mille domande e vive costantemente nella continua ricerca di se stesso producendo continui stimoli, nutrendo la fantasia, purtroppo, però, il concetto di arte viene spesso mistificato a danno del fruitore e questo è un meccanismo per far credere al grande pubblico che artisti senza alcun valore fossero dei geni dell’arte.
Fatta questa premessa, si può dire che oggi il concetto di “arte” si racchiude in qualsiasi espressione dettata dall’istinto, dalla trasgressività, dalle parolacce usate in letteratura, nelle canzoni insieme ad azioni violente (vedi l’ultimo Sanremo 2023) e la volgarità ha raggiunto anche la pittura e la scultura dissacrando opere d’arte e quindi rappresentando quello che oggi è la società… una società malata. Un espediente per essere visibili? Oppure sono provocazioni studiate a tavolino per suscitare scalpore, clamore e farsi pubblicità?
Vorrei sottolineare, però, un particolare e cioè quello sulle forme procaci che si vogliono rappresentare oggi sulla donna in scultura o in pittura. Vorrei soffermarmi, giusto per esprimere anch’io un parere visto che ormai in tantissimi lo hanno già fatto, sul caso “Sirena”di Monopoli.

Non c’è assolutamente da scandalizzarsi e non si deve parlare di bigottismo scomodando altri artisti della storia dell’arte dicendo che più volte sono stati rappresentati nudi sia maschili che femminili, mettendoli a paragone con la scultura in questione.
Nella storia dell’arte si è rappresentato il nudo infinite volte con sculture, dipinti, affreschi di straordinaria bellezza ed eleganza, pura estasi. Va detto, però, che la “Sirena” è nata da un progetto deliberato per la riqualificazione delle aree esterne in via Cesare Beccaria per migliorarne l’aspetto estetico e funzionale.
A questo punto il bozzetto viene approvato con delibera per la valorizzazione degli spazi pubblici cittadini mediante la installazione di opera d’arte completa di targa identificativa avente tema “Mare” ed un’altra avente tema “Vittime del Lavoro” che sarà poi realizzata dagli alunni nell’ambito delle attività didattiche dell’istituto di Istruzione Superiore Statale “Luigi Russo”.
La realizzazione della scultura Sirena, però, è parzialmente diversa (probabilmente, a mio avviso, la “Sirena” prima di essere collocata nella piazzetta si sarà sottoposta a chirurgia estetica facendo applicare silicone sui glutei e sul seno aumentando le misure di qualche taglia rispetto all’originale bozzetto).

Ma ciò che più mi disturba è che la statua sia stata installata in una piazza che viene poi intitolata al Premio Nobel per la medicina nel 1986 Rita Levi Montalcini. Qualcuno adesso mi faccia capire il nesso che ci può essere? Sono certa che se la statua fosse stata sistemata su di un bel lungomare oppure al porto di fronte al mare (visto che è denominata “Mare”) probabilmente ci sarebbe stato meno frastuono ed in pochi l’avrebbero notata, ma…e si, c’è un “ma”… l’effetto che si voleva creare non sarebbe stato raggiunto!
L’arte e la donna sono sempre stati un binomio perfetto e rappresentativo nel corso dei secoli ma purtroppo oggi emerge la lotta per affermarsi legandosi alla “censura”.
A Monopoli vediamo una scultura che rappresenta una Sirena curvy e troppo formosa soprattutto guardando l’abbondante lato B. Forse una ulteriore attrazione per i turisti dando vita ad un nuovo rito e cioè quello di toccare il sedere della Sirena come porta fortuna, come fa un noto conduttore televisivo permettendo ai concorrenti di palpare i suoi glutei come buona sorte.

A questo punto ricordo che in Salento nel 2002 fu collocata una statua dedicata all’attrice Manuela Arcuri con forme sinuose in grandezza naturale scolpita in pietra leccese recando la scritta “Il mare di Porto Cesareo a Manuela Arcuri simbolo di bellezza e prosperità”.
Le polemiche e le rumorose lamentele furono tante da parte delle mogli dei pescatori ma, come si può notare, non fu collegata ad un Premio Nobel e comunque non si può assolutamente parlare di Arte. Un lavoro fatto bene non vuol dire “arte”, anche una strada asfaltata bene, un palazzo ben costruito o altro non vuol dire “opera d’arte” come a volte si usa impropriamente ma sarebbe più giusto dire realizzazione “a regola d’arte”.
In tanti esprimono il parere limitandosi ad usare solo e soltanto un’unica frase dicendo “L’arte è arte!”. troppo riduttivo ma temo anche e soprattutto da incompetenti. E’ vero fino ad un certo punto ma io, in questo caso, aggiungerei a quella frase le parole “…e mettila da parte!”. Perdonate la mia ironia ma in questi casi credo stia molto bene.
Oggi non c’è più l’educazione al bello, all’eleganza, il più delle volte “l’arte” si usa per esprimere e condividere la violenza e la volgarità storpiando anche la naturale bellezza femminile. Le nuove generazioni, a parer mio, sono confuse perché non distinguono più il bello dal brutto e così tutto diventa un riflesso di una società confusa e malata.
Ma com’è che la volgarità, le parolacce o gestacci sono diventati un contenuto artistico? Perché suscitano così tanto effetto? Ma questa è vera arte? Dove finisce l’arte inizia il cattivo gusto…o forse il cattivo gusto è una nuova corrente artistica?
Il bozzetto originale ideato dagli alunni dell’Istituto d’Arte a ben vedere risultava molto più elegante, cosa o chi li ha portati a modificarlo in maniera così evidente? Mistero!
Certo è che l’amministrazione ha sottaciuto o non si è accorta delle differenze dal progetto originale approvato, oltretutto non tenendo presente la levatura dell’intitolazione della piazzetta.
I ragazzi dell’Istituto Luigi Russo vanno elogiati per l’impegno ed incoraggiati a perseguire i loro buoni sentimenti, ascoltando le proprie emozioni alimentando la fantasia.
Auguro loro un futuro ricco di progetti trasformati in realtà quanto più possibile vicina alla propria ispirazione scevra da altrui ingerenze .
BUONA ARTE ragazzi!

Emilia De Palo nata ad Avellino e residente a Monopoli, avendo sempre amato l’arte, decide di seguire un percorso artistico diplomandosi nel 1979 all’Istituto Statale d’Arte, Palazzo Palmieri conseguendo, successivamente, nel 1984 Laurea Accademia di Belle Arti di Bari – Cattedra Decorazione del prof. Augusto De Rose maestro della scuola napoletana. (tesi che tratta la sintesi dei principali aspetti e problemi riguardanti il linguaggio della televisione mettendo in evidenza la videodipendenza infantile). Presente ad una collettiva presso la Cattedrale di Caserta, numerose le mostre personali e collettive. Varie le tecniche tendenzialmente verso i chiaroscuri e predilezione per il ritratto.







