Qualsiasi ragionamento, che rivolgiamo ad altri o a noi stessi, ci fa constatare un’unica certezza assoluta. Tutto si può raggiungere. Non si può evitare di morire.
Spendere fiumi di parole, dissertare amabilmente su qualsiasi argomento, pontificare sulla vita e sulla sua preziosità, valorizzando e indirizzando soprattutto i nostri giorni verso una gioia autentica e consapevole, non dà la possibilità di prefiggerci e individuare risposte universali.
Possiamo rivolgerci a Marco Aurelio. Pensatore e scrittore. Prendere in prestito alcune sue frasi per sottolineare le nostre riflessioni dando a esse un valore di sentenza. Nei suoi “A se stesso – Pensieri”, Libro III, scritto a Carnunto tra il 170 e il 180 d.c., ci dice: «Mentre il pane si cuoce alcune sue parti si screpolano e queste venature che vengono così a prodursi, e che in un certo senso contrastano con il risultato che si prefigge la panificazione, hanno una loro eleganza e un modo particolare di stimolare l’appetito. Ancora: i fichi pienamente maturi si presentano aperti. E nelle olive che dopo la maturazione sono ancora sulla pianta è proprio quell’essere vicine a marcire che aggiunge al frutto una speciale bellezza».
«E le spighe che si incurvano verso terra e la fronte grinzosa del leone e la bava che cola dalle fauci dei cinghiali e molte altre cose: a osservarle una per una sono lontane da un aspetto gradevole, e tuttavia, per il fatto di essere conseguenze di fatti naturali, contribuiscono ad abbellire e affascinano». E nel Libro VIII aggiunge: «Chi non sa che c’è l’universo, non sa dove egli stesso si trovi. E chi non sa per quale scopo l’universo esista, non sa chi sia egli stesso, né cosa sia il mondo. Chi ha tralasciato uno solo di questi punti non può neppure dire per quale fine egli stesso sia nato».
Non solo i fichi, le olive, le spighe, il leone e i cinghiali. Anche noi facciamo parte di quell’universo, che, se pur affascinante, tende a disfarsi. Può apparire contraddittorio, ma dobbiamo sapere fino in fondo che siamo bellezza. Anzi, la produciamo e ne siamo coinvolti. È una spinta, che ci aiuta a vivere e nello stesso tempo è una grande consolazione, che non di rado ci illumina di immenso.
A testa alta di fronte all’idea della morte.
Antonio Losito








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