
Le piccole riviste studentesche quasi tutte hanno avuto un sapore goliardico. Sono state curate da ragazzi di età inferiore a vent’anni. Abbastanza normale. A Piero Gobetti fu affidata come principale animatore una pubblicazione prima ancora di 18 anni. Doveva dirigere un importante settimanale politico di respiro nazionale.
Nacque a Torino nel 1901, il 19 giugno. Ebbe una breve esistenza. Aveva un carattere eccezionale. Figlio di una modesta famiglia. I genitori, originari del comune di Andezeno, erano contadini di estrazione. Nel capoluogo si dedicarono al commercio. Avevano una drogheria, ma facevano grandi sacrifici per dare la possibilità all’unico figlio di studiare. Piero li ripagava con brillanti risultati. Grazie anche alla sua viva intelligenza.
Adolescente alto e snello. Grandi occhi. Capelli arruffati. Pieno di entusiasmo per la cultura e per gli ideali legati al patriottismo e alla democrazia. Al liceo ebbe buoni maestri, tra i quali, paradossalmente, un insegnante di filosofia, Balbino Giuliano, futuro ministro di Benito Mussolini. Le lezioni di questo professore influenzarono parecchio l’attentissimo allievo. Destinato a diventare presto un fiero antifascista.
Gobetti pubblicò nel novembre del 1918 “Energie Nove” in forma periodica. Aveva solo 17 anni. Insieme a lui, tra i redattori, c’era anche Ada Prospero, della quale, da quando aveva 13 anni, si era già innamorato. Si fidanzarono molto giovani. Poi l’11 gennaio 1923 si sposarono. Il 28 dicembre 1925 nacque il figlio Paolo. Vedrà la luce esattamente un mese e mezzo prima della morte prematura di suo padre. Il giornale per gli studenti redatto da Gobetti aveva una visione liberale, ispirato da Luigi Einaudi, economista e paladino del mercato libero. Possiamo aggiungere che la pubblicazione sin dalle sue origini fu avvolta dal mantello dell’interventismo democratico, sponsorizzato dal meridionalismo dello storico pugliese Gaetano Salvemini, che dirigeva il settimanale “L’Unità”, e sin dalla fine della Prima Guerra Mondiale aveva l’ambizione di fondare e promuovere un movimento politico.
In questo modo nacque la Lega democratica, che nell’aprile del 1919 tenne a Firenze il suo primo congresso. Piero Gobetti partecipò.
Era già molto. Si sentiva all’altezza di ricoprire un tale incarico. Una premessa basilare per conquistare profondamente le simpatie di Gaetano Salvemini, nato a Molfetta in provincia di Bari. Già socialista, storico molto conosciuto, anche se era stato segnato da personali disgrazie. Nel 1908, durante il terremoto di Messina, morì la sua intera famiglia. Sua moglie, accanto ai cinque figli, e una sorella. L’impegno civile, storico e politico gli restituì una ragione di vita. Stanco per i tanti anni di lotta, intravide in Piero Gobetti una promessa. Lo pregò anche di accettare la direzione dell’Unità. Il ragazzo considerava Salvemini “un genio”, così lo descriveva in una lettera alla fidanzata, ma non si sentiva maturo per assumere un impegno simile. Preferì proseguire l’esperienza di Energie Nove, che aveva da poco intrapreso con la pubblicazione di firme prestigiose.
Piero Gobetti morì nel 1926. Aveva 24 anni. Intellettuale, politico ed editore antifascista italiano. Figura emblematica, chiave del liberalismo rivoluzionario e del socialismo liberale insieme ai fratelli Carlo e Nello Rosselli. Promotore di una cultura della responsabilità contro il conformismo definì il fascismo: “autobiografia della nazione”.
La sua formazione decisamente liberale sosteneva sempre la necessità di una classe dirigente operaia e un rinnovamento democratico. Antesignano di una visione rivoluzionaria e non passiva della libertà.
Pubblicò riviste come “Energie Nove” prima e “Il Baretti” poi, creando e allargando uno spazio e un confronto politico e culturale.
Convinto oppositore del regime fascista. Subì tante violenze, che ne minarono la salute. Fino alla prematura morte avvenuta a Parigi durante il suo esilio e lì fu sepolto nel cimitero di Père-Lachaise.
Quest’anno 2026, a cento anni dalla sua scomparsa, il 15 febbraio, è stato celebrato il suo grande contributo al pensiero politico italiano.
Una sfida all’ideologia tradizionale e una riconquista continua della libertà attraverso le idee.
Antonio Losito









