La Puglia e Monopoli.
La primavera pugliese tra immagine e realtà.
Cicli oscillanti dell’immagine identitaria, culture e stereotipi variegati, diffuse contraddizioni di una Puglia duale, se non multipla, difficile da interpretare.
In tempi recenti l’ennesimo marziano è stato catapultato nel nostro Paese e per naturale curiosità si è avventurato nella terra dei messapi, dauni, peucezi sulle orme dei viaggiatori romantici del Grand Tour. Tornato nel pianeta d’origine per riferire doverosamente ai suoi coinquilini ha fatto fatica ad elaborare accettabili sintesi di un credibile canovaccio identitario della Puglia.
Probabilmente il marziano – in evidente stato confusionale – non aveva metabolizzato le necessarie categorie sociologiche utili per analizzare una carsica società levantina come la nostra. Ma dobbiamo dargli atto che una chiara, univoca e definita rappresentazione della realtà pugliese è operazione obiettivamente ardua. Anime diverse, l’inferno e il paradiso, contraddizioni stridenti, eccessi di difficile decriptazione, molteplicità ataviche di culture, stereotipi, e infine, anche di recente, cicli repentini dell’immagine identitaria generati da scelte politiche e giudiziarie. E poi quella stridente coesistenza di sublimi livelli di autentica religiosità con antri bui ove allignano le più peccaminose e prosperose forme di illegalità diffusa a tutti i livelli della stratificazione sociale.
La stessa letteratura contemporanea, il giornalismo e anche la filmografia – tranne i casi che prendono le distanze dalle euforie dilaganti e dalle luminarie accecanti – hanno messo a fuoco singoli aspetti (pure in maniera soddisfacente) ma difficilmente arrivando a sintesi e visioni organiche convincenti. È una terra complessa, difficile da vivere e interpretare.
Le sfaccettature, sia individuali, sia dei gruppi sociali, delle comunità, dei territori richiedono – per una lettura autentica – ricchezza di competenze e professionalità, soprattutto distacco e assenza di isterie; in ultima analisi richiedono un habitus di indipendenza intellettuale e terzietà di posizioni dialettiche che, sole, possono essere funzionali ad un’analisi corretta e trasparente in grado di rappresentare la realtà e soprattutto la sua dinamica mutevole, spesso fuorviante.
Molto altro ancora appartiene al cuore di Puglia ed al percorso accidentato del viandante di turno che, inquieto, cerca di capire questa terra, una vera enciclopedia del “vivere difficile” e di misteri da interpretare; povero marziano, troppe le vecchie e nuove variabili da mettere insieme, elaborare e raccontare con convinzione.
Del resto sull’argomento ci dobbiamo in qualche misura tutti perdonare; gli amici studiosi di scienze sociali ci confidano che la società sta cambiando più in fretta del pensiero e delle riflessioni che dovrebbero comprenderla anche per contribuire a frenare il diffuso declino.
Il marziano, esausto e confuso, ha fatto trapelare che, dopo una necessaria fase di acculturamento didattico nei campi dell’antropologia culturale e anche criminale, prima o poi tornerà comunque volentieri attratto dal fascino di questa terra, dalla sua calorosa accoglienza, da una cucina piacevole e condita di un pathos complesso che abbraccia e spesso consuma territori, gioventù, momenti ludici conditi di spezie, droghe, musiche roboanti e distillati di ogni tipo.
Sono confidente che quando tornerà, ricco di adeguati “saperi”, il marziano troverà una Puglia diversa e migliore, nella quale saranno nel frattempo stati curati, più curati, i temi della legalità, della giustizia sociale, della sicurezza urbana, della lotta alla povertà e alle diseguaglianze, dell’efficienza della pubblica amministrazione.
Una Puglia nella quale il capitale umano e sociale si sarà contestualmente arricchito, le donne si saranno più decisamente inserite nei meccanismi politici, economici e decisionali; e i giovani talenti scopriranno adeguate opportunità di crescita professionale nella terra di origine. E naturalmente i cittadini non saranno più costretti a lunghe attese ospedaliere e al doloroso “turismo sanitario” per essere curati con la necessaria professionalità; ammalarsi non sarà più una tragedia che ricordi le peripezie e i tormenti di Ulisse. E quindi, in parallelo, grazie ad una favorevole congiuntura emulativa, anche la classe dirigente avrà avuto occasione di arricchire il proprio bagaglio professionale ad esclusivo favore dei cittadini e gli antichi stereotipi soprattutto di genere si saranno evoluti verso maggiori gradi di civiltà.
Siamo altrettanto convinti che automaticamente le ataviche, diffuse forme di “esistenza adattiva” (a tutto) si saranno dissolte cosicché la sensibilità sociale verso i doveri legali e fiscali e la lotta alle infiltrazioni mafiose saranno un punto di forza della società e non il suo contrario, così come la scomparsa della avvilente e degenerativa suburra generata dal “voto di scambio” che oggi infetta la democrazia e mina le radici della sua esistenza, i suoi equilibri.
È l’odierno, preoccupante malessere sociale, diffuso e crescente soprattutto nelle fasce più deboli e indifese che ci fa sperare che questa evoluzione si completi con la partecipazione di molti e la soddisfazione di (quasi) tutti.
Allora sì che il marziano di turno potrà leggere, senza perplessità e interrogativi freudiani, il noto cartello di benvenuto “Sii felice, sei in Puglia”; allora sì che le contraddizioni ormai risolte consentiranno una narrazione univoca e credibile anche su Marte, anche nelle versioni pubblicitarie dei nostri manifesti turistici. Allora sì che le mille maschere incongrue e trasformiste, le ambiguità e le contraddizioni avranno consumato la loro storia deviante e inquinante, lasciando aperto il campo alla “Puglia bellissima” e “felix”; e così potremo fregiarci, finalmente con autorevolezza, del cosmico richiamo edonistico “Puglia d’amare”.
E il marziano non si sentirà più a disagio per il “non riuscire a comprendere”, per il “non poter accettare”, per il “non rendersi conto”, al pari di tanti terrestri abitanti di una società effimera e omologata in bilico tra reale e immaginario alla perenne ricerca di un senso da dare al nulla virtuale che ci opprime, al fatuo quotidiano, al fato incombente, alle luminarie false e accecanti che non consentono una visuale nitida del bene, del male, del reale, del “mondo di mezzo”.
L’epopea turistica del marziano è in fondo la metafora stessa di noi viandanti in un deserto assolato, arso e soffocante alla ricerca di un mondo più visibile e trasparente, con meno “falso sviluppo” e più “progresso civile”, meno virtuale e più a misura d’uomo, soprattutto di donna, delle persone tutte.
Ci racconta Esopo (VI secolo a. C. – Favole) che un viandante incontrò in un deserto una donna che stava solitaria guardando a terra e le disse “Chi sei?”. Quella rispose “Sono la verità”. “E per quale ragione avendo abbandonato la vita vivi nel deserto?” Quella disse “Perché nei tempi antichi la menzogna era di pochi, ora invece è di tutti gli uomini, qualunque cosa si dica o si ascolti. Sono la verità e nel deserto m’han lasciata”.
Dalla verità nel deserto al deserto della verità il passo è breve. La verità si abbina (e confonde) con potere e dipendenza, impotenza e prepotenza, opinioni e convinzioni, diritto di parola confuso con il diritto di mentire, manipolazioni, disinformazione e mistificazione; ma alla fine vince, e illumina, quasi sempre anche se non subito, anche se in una successiva, crescente epoca della fragile ed effimera post-verità.

Con l’emergere della verità (o presunta tale), la “primavera pugliese”, o la sua eredità, o se volete l’ampiamente pubblicizzato “rinascimento pugliese” ha subìto una improvvisa gelata primaverile che ha risvegliato molti cittadini da un pigro torpore. Il male è un lucido conoscitore degli uomini e della politica, il “mal di Levante” è sempre dietro l’angolo, l’immagine della Puglia torna a subire infide, storiche oscillazioni che creano disorientamento e caos e che la richiamano al fato di “eterna incompiuta” orientato dalle diserzioni dello spirito pubblico.
Speriamo in una prossima, migliore, più duratura stagione di fioriture e raccolti reali e distribuiti. L’augurio è che la vocazione all’“incrocio” si orienti, senza più macchie neppure territoriali e senza più retorica di comodo, alla cultura diffusa, alla trasparenza e al civismo interiore, al benessere sociale, alla ricerca dell’antica dignità; e che le attività scintillanti e luminose, i paradisi turistici e similari, l’inferno criminale e la suburra mafiosa, insieme con i tanti vizi atavici, lascino spazio al miglioramento del tessuto sociale, all’occupazione legale e remunerativa dei giovani e meno giovani nel nostro territorio, all’innalzamento dei livelli di partecipazione democratica e di opportunità, ad una visione realistica e complessiva della regione. Favorendo così il confronto principalmente sui valori, sui temi importanti, sui bisogni dei cittadini tutti, sulle scelte che favoriscano il benessere collettivo.
L’augurio, in fondo, è che la Puglia, finalmente, abbia cura di sé.

Francesco Lettieri
Nato nel 1943, si laurea in “Economia pubblica” e consegue la specializzazione in “Scienza delle finanze” presso l’Istituto manageriale “A. Olivetti” di Ancona.
Nel 1971 entra nella Banca d’Italia dove ricopre ruoli nella vigilanza ispettiva sulle aziende di credito e nella funzione fiscale, approfondendo i temi dell’imposizione diretta e indiretta nel settore creditizio e nel mercato dei capitali con riflessi internazionali, gli aspetti civilistici e tributari del bilancio bancario.
È autore di scritti sui rapporti tra bilancio civilistico e fiscale, inflazione e tributi, evasione fiscale e distribuzione del reddito.
Dopo aver partecipato alla revisione organizzativa delle aree funzionali della Banca e al progetto di rivisitazione del sistema operativo delle filiali, ha diretto il settore di produzione normativa.
Dirigente del Servizio Rapporti Fiscali della Banca, ha partecipato ai lavori della Commissione per l’avanzamento dei dipendenti alla Dirigenza e della Commissione paritetica per le Pari Opportunità.
È attualmente in pensione.
Ha fatto parte del primo Comitato direttivo dell’Agenzia delle Entrate (2001) nominato dal Consiglio dei Ministri con Decreto del Presidente della Repubblica. Organo decisionale e deliberativo dell’Agenzia che ha gestito la fase di transizione organizzativa della funzione pubblica fiscale.
Vive in Puglia e trascorre a Monopoli le vacanze estive dagli anni ’50.
Ha pubblicato recentemente il volume “Le Puglie”.














Ottimo articolo, molto esauriente e ben dettagliato. Bravo!