È talmente quotidiano che molto spesso non se ne considera l’importanza e il valore.
È nella consuetudine.
È “automaticamente e senza badarci” consumato e talvolta divorato al di là dei pasti del mezzogiorno e della sera, senza parlare della colazione.
Un bene addirittura banale, ma quando c’è la crisi del grano, diventa prezioso e difficile da trovare. È in gioco anche il significato simbolico, considerarne, cioè, non solo l’importanza. La Conferenza Episcopale Italiana, ha diramato un messaggio, firmato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e dalla Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, in occasione dell’ultima Giornata nazionale per la custodia del creato, che segna l’avvio anche del cosiddetto “Tempo del creato”. Centrali sono le parole della Consacrazione: “Prese il pane e rese grazie”.
La nostra memoria è attuale e coglie in pieno il riferimento a un bene preziosissimo: «Il pane arriva da lontano: è un dono della terra. È la sua una offerta all’uomo, da accogliere con riconoscenza». Essere grati «è l’attitudine fondamentale di ogni cristiano», sono le parole dei vescovi italiani.
Una gratitudine che non può che tradursi in condivisione. La tavola del pranzo e della cena in questo senso è una scuola: «mangiare insieme significa allenarsi a diventare dono». Un piccolo segno, perché, scrivono ancora: «la condivisione può diventare stile di cittadinanza, della politica nazionale e internazionale, dell’economia: da quel pane donato può prendere forma la civiltà».
Antonio Losito