«Non siamo giovani per sempre. Le rughe, simbolo della vita».
Sono parole di Papa Francesco.
La vecchiaia mette in evidenza l’impossibilità dell’essere umano di fare in modo di non raggiungerla. L’agognato sogno dell’eterna giovinezza si allontana prima piano e poi definitivamente. La consumazione dell’arco vitale di una persona è l’approdo conseguente. Come si può immaginare un destino, che, partendo dalla nascita, non termini con la vecchiaia?
C’è una missione propria della vecchiaia. Essere vecchi non solo non è un ostacolo, ma diventa un tempo necessario e opportuno per illuminare la vita, che è dispiegata in ogni momento.
È necessario uscire dall’equivoco di una speranza perduta. La nostra cultura e la nostra epoca mettono in evidenza e mostrano una tendenza preoccupante, perché considerano la nascita di un bambino una questione semplice: la riproduzione biologica dell’essere umano. Subito dopo si coltiva l’illusione di evitare la vecchiaia. È una ossessione, un mito disperato. La carne umana non è incorruttibile. Si tende a disprezzare la vecchiaia. Possiamo ritornare nel grembo materno, per diventare di nuovo giovani nel corpo? Una tecnica, che ci attrae in attesa di sconfiggere la morte? Il corpo non può essere tenuto in piedi con i cosmetici o con le medicine. Questi mezzi al massimo possono nascondere, rallentare o rimuovere la vecchiaia. Non altro. È una confusione di carattere mentale.
La lotta sta nel mantenere sempre la nostra età senza trucchi e senza interventi chirurgici.
Fu detto un giorno ad Anna Magnani che dovevano toglierle le rughe. Lei disse: «No, non toccatele! Tanti anni ci sono voluti per averle: non toccatele!».
Le rughe sono un simbolo dell’esperienza, della vita, della maturità, che conferma il cammino, che abbiamo fatto. Quello che interessa è la personalità. È il cuore, che rimane collegato a quella giovinezza del vino buono, in special modo quando invecchia.
La vecchiaia è la condizione intimamente assimilata alla comunità umana. Non ci può essere nostalgia, ma solo amore per la destinazione finale, perché ha in sé una bellezza unica.
Il vecchio cammina con la saggezza accumulata durante tutto il percorso della sua vita.
Se osserviamo attentamente un nonno o una nonna come guardano i propri nipoti e come li accarezzano, avvertiamo quella tenerezza, che vince e supera gli ostacoli e le prove umane. Nello stesso tempo capace di dare gratuitamente vicinanza e amore.
Come si può decidere di scartare i vecchi e considerarli non più utili?
I vecchi sono i messaggeri del futuro e della saggezza.
Antonio Losito