IL DRAMMA DEI FEMMINICIDI
Il vero problema dei femminicidi non è da ricondurre esclusivamente al fatto che non venga insegnata l’educazione sentimentale a scuola, delegando delle responsabilità ad una sola istituzione.
I problemi legati ai femminicidi sono in primis l’educazione al rispetto verso il prossimo che si dovrebbe ricevere in famiglia e l’incapacità di accettare perfino il “No” di mamma e papà quando chiedi loro qualcosa, probabilmente perché spesso certi soggetti vengono talmente viziati e abituati ad avere tutto che al primo rifiuto pensano che quella cosa gli spetti di diritto e che debba averla a tutti i costi, che sia frignando o con la forza.
Della serie “Lo voglio, lo prendo.” Come se le donne fossero quel giocattolino che la mamma dice di non potergli comprare.
Poi, il problema diventa la gente che crede che questo sia solo un problema che riguarda le donne, cerca mille giustificazioni alla violenza: “Com’eri vestita?”, “Ma lo hai provocato?”,
“Se è geloso vuol dire che ci tiene”, “Dagli una possibilità, é solo innamorato”, “Se lo lasci, cosa ne penserà la gente?” quando, invece, si basa tutto su una cosa: IL CONSENSO.
La libertà di scelta. Di poter cambiare idea, anche all’ultimo secondo.
Poi, si passa ai giornali che passano ore a parlare dell’assassino e della sua vita e la vittima finisce per diventare un numero, per non parlare di quelle foto di coppia pubblicate ovunque che sono una mancanza di rispetto.
E poi ci sono loro, le persone che non sanno quando é il momento di tacere e usano il tempo che potrebbero usare in maniera costruttiva per dire cavolate, come fanno certi politici disonorevoli, che si rivelano dei veri e propri sciacalli mediatici dicendo che è soprattutto una questione legata alle culture di alcune etnie, come se questo fosse una giustificazione e ci dovesse far sentire superiori e, per questo, migliori degli altri, quando abbiamo personaggi come Turetta, Parolisi, Impagnatiello, Piccolomo … Persino Luigi Capasso, il signore di Roma che ha ucciso moglie e figlie, ve lo ricordate?
Ma del resto, noi abbiamo (e in alcuni casi abbiamo avuto) nella nostra classe politica uno che ha paragonato l’allora Presidente della camera a una bambola gonfiabile, un ex Presidente del Consiglio che ha definito una sua avversaria politica “inchiavabile”, uno che ha definito una vignetta sessista come satira e soprattutto un Presidente del Consiglio che ha pubblicato l’audio di una vittima di uno stupro per strumentalizzare un atto orribile ed usarlo come mezzo di propaganda, quindi che speranze abbiamo.
Perché, quello che ancora non hanno ancora capito certe persone che dicono che non si dovrebbe parlare di femminicidio (e questo è il problema finale, forse il più grosso) è che ciò che lo distingue dall’omicidio (scusate la volgarità) è ciò che abbiamo tra le gambe.
Perché per anni le donne non potevano manco votare e abbiamo dovuto aspettare persone come Franca Viola perché alcune cose cambiassero in questa società e adesso c’è ancora chi ipocritamente tira in ballo le donne islamiche sottomesse a padri e fratelli per giustificare il loro razzismo, ma poi è il primo che non manderebbe mai la sua ragazza in discoteca con le amiche, che chiama zoccola o fischia per strada la prima che incontra, che fissa le donne mentre parcheggiano, che dice di tornare a cucinare all’arbitro donna di turno e che augura lo stupro alle donne che seguono una determinata corrente politica.
Siamo tutti parte del problema, ma possiamo anche essere parte della soluzione con il nostro comportamento, in primis non girando la testa dall’altra parte pensando che la cosa non ci riguardi ed ammettendo che abbiamo un grosso problema.
Non si può vivere nella paura per cose che possono e devono essere evitate con interventi immediati, pene certe e severe ed occhi ed orecchie attenti ai primi segnali.
“Se io non voglio, tu non puoi.”








