Non è ormai più accettabile la posizione di un paese che continui ad investire enormi risorse economiche sulla ricerca degli idrocarburi minando la salute degli ecosistemi marini.
Si è riacceso in Puglia il dibattito sulla norma del governo “Sblocca trivelle” con la quale il governo ha aperto ai progetti di trivellazione off shore, in particolare alle ricerche di gas e petrolio.
L’impiego di trivelle per l’esplorazione dei fondali marini alla ricerca di giacimenti di gas e/o petrolio è una attività che comporta importanti perturbazioni degli ambienti marini e, quindi, delle comunità viventi che le abitano, con tempi di recupero molto lunghi e, comunque, totalmente sconosciuti a priori e rappresentano una minaccia per gli ecosistemi e la biodiversità.
Le conoscenze attuali degli effetti di questo tipo di attività si basano, infatti, sull’analisi dei danni arrecati all’ambiente quando questi si sono oramai già verificati e, paradossalmente, tali conoscenze non possono aiutare a prevedere cosa potrebbe accadere in aree marine che ancora non hanno subito l’impatto di tali attività.
Il Mar Mediterraneo è un bacino quasi completamente chiuso, dove l’afflusso continuo di acqua di superficie dall’Oceano Atlantico è la principale fonte del mare di rifornimento e rinnovo dell’acqua.
E’ un mare relativamente povero di nutrienti e con una produttività relativamente più bassa rispetto ad altri mari, a fronte comunque di comunità viventi ricche di specie vegetali ed animali che lo rendono unico ed incomparabilmente fragile allo stesso tempo.
Non è opportuno continuare a sottoporre le aree marine ad enormi rischi di inquinamento ambientale che sono inevitabilmente da prevedere se si darà avvio alle campagne di prospezione per la ricerca di idrocarburi nei fondali marini.
L’estrazione di gas e/o petrolio, che si prospetta come passaggio successivo a quella dell’attività investigativa, comporta inoltre altrettanti pericoli per la salvaguardia dell’ecosistema marino in termini di rischio di inquinamento derivante dalle attività operative che normalmente si svolgono in queste piattaforme estrattive ed anche da possibili incidenti, inadempienze o eventi imprevedibili.
La letteratura scientifica mondiale mette in evidenza gli effetti dannosi di ispezioni sismiche, ricerca di idrocarburi ed estrazione di petrolio per la vita acquatica anche delle vicine comunità costiere. Non vengono presi in considerazione gli effetti reali a lungo termine su comunità animali e vegetali, pesca, stabilità dei fondali marini ed inquinamento delle acque.
Sono assolutamente trascurati i probabili impatti ambientali che potrebbero derivare dalle attività in oggetto quali scoppi di pozzi, dispersione in mare di rifiuti speciali, anche tossici, o la subsidenza.

Il tratto di Mare oggetto delle investigazioni (Adriatico e Ionio) è ancora oggi un mare che ospita specie animali e vegetali di enorme importanza per la biodiversità marina, annoverando la presenza di cetacei, tartarughe marine, squali e praterie di posidonia (habitat necessario alla riproduzione di innumerevoli altre specie marine).
Non è da sottovalutare anche la ricchezza delle risorse alieutiche di quest’area marina, nonostante l’enorme pressione delle attività di pesca a strascico e pelagica che concorrono alle economie locali e nazionale con la produzione importantissima di gamberi rosa, rosso e viola e di altre specie ittiche di alto valore commerciale.
Proprio le specie demersali sono le più a rischio, in caso di attività di estrazione di idrocarburi, poiché sono più a contatto con i fondali marini (almeno per una buona parte del loro ciclo vitale) e subirebbero pertanto un impatto la cui entità non è affatto prevedibile.
Le ripercussioni non tarderebbero a farsi sentire in tutto l’ecosistema marino, che come è noto resta pur sempre un ecosistema fragile ed ancora non del tutto conosciuto.
Non è ormai più accettabile la posizione di un paese che continui ad investire enormi risorse economiche sulla ricerca degli idrocarburi, nonostante le tecnologie moderne consentono oramai di indirizzare gli sforzi nella implementazione di fonti di energia alternative e, allo stesso tempo, nell’abbracciare una nuova filosofia designata al risparmio energetico, nonché al recupero e riciclo di flussi energetici che sono impiegati in ogni attività lavorativa anche in un’ottica di raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
È tempo che le comunità locali siano ascoltate, non si può ignorare il malessere di una popolazione che ha voglia di benessere (non solo economico…), crescita e lavoro più legati alle ricchezze che il nostro paese offre in termini di turismo, arte, natura, e che non ha alcuna fiducia sugli effettivi vantaggi che l’estrazione di idrocarburi farebbe ricadere sul territorio.
Riproporre la centralità del rapporto locale-globale con l’urgenza di superare le logiche emergenziali e settoriali a favore di una visione unitaria e integrata che riaffermi il valore strategico della gestione sostenibile dei conflitti socio-ambientali è la sfida vera della pianificazione ambientale e territoriale.
Documento dei sostenitori di Elly Schlein, candidata alla segreteria nazionale del PD.

Elvira Tarsitano, assessore all’Ambiente Comune di Mola di Bari, vicepresidente Ordine Biologi di Puglia e Basilicata.
Lucia Parchitelli, consigliere regionale della Puglia.
Titti De Simone, consigliere regionale della Puglia.
Paola Romano, assessore Comune di Bari nella giunta di Antonio Decaro.
Stefano Carbonara, scrittore e storico di Monopoli.
Antonio Paglionico, già Presidente Ordine dei Geologi della Puglia.
ARTICOLI DI ANTONIO PAGLIONICO, GEOLOGO
SU TRIVELLE
NO -TRIV IN ADRIATICO E IN ITALIA
In questi ultimi giorni è ritornata prepotentemente alla ribalta il problema delle ricerche di idrocarburi in Adriatico che prevede l’ utilizzo di una tecnica fortemente invasiva l’air gun nelle prospezioni geofisiche a mare . E’ noto che dopo il mancato raggiungimento del quorum necessario per la validità del referendum NO –TRIV ( 17 Aprile 2016 ) il governo con il DM del 3/09/2017 ha autorizzato , in deroga, la possibilità di nuovi pozzi e nuove piattaforme per estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine . A questa rimozione tramite decreto si è aggiunta la decisione del Consiglio di Stato che , nei giorni scorsi , ha bocciato i ricorsi delle Regioni Puglia e Molise sulla tecnica d’indagine denominata air gun. Le due Regioni avevano infatti impugnato la sentenza del TAR del Lazio che permetteva l’utilizzo di una tecnica fortemente invasiva nelle prospezioni geofisiche a mare l ‘’air gun’’ ( creazione di onde sonore con un ‘’fucile ad area compressa’’ ) . La Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha, di fatto , giudicato infondati gli argomenti delle Regioni e non proceduralmente ammissibili bocciandone il ricorso. Le due Regioni contro il parere di compatibilità ambientale rilasciato dal Ministero dell’Ambiente alla SPECTRUM GEO Ltd avevano messo in evidenza l’impatto negativo che creano le prospezioni geofisiche utilizzando ‘’ l’air gun ‘’. Tale tecnica infatti produce onde acustiche ( frequenze comprese tra 50-150 Hertz ) che penetrando nel sottosuolo marino ne ricostruiscono la stratigrafia e la struttura dando informazioni sulla presenza o meno di ‘’trappole strutturali ‘’ contenenti idrocarburi . E’ facilmente comprensibile come le onde acustiche generate , interessano per diversi km anche volumi di acque marine e coinvolgono il suo habitat . Effetti negativi sono stati riscontrati in differenti specie ittiche di tipo comportamentale , ma anche alterazioni e disturbi di tipo biologico . L’equilibrio biologico marino e’ risultato fortemente modificato , a luoghi in modo irreversibile , nei processi riproduttivi , nell’accrescimento , nel tasso di sopravvivenza alla predazione . Il tratto di mare in Adriatico oggetto di ricerca ( diverse migliaia di kmq ), ospita specie animali e vegetali di grande importanza sia per la biodiversità che per l’attività di pesca. Le trasformazioni generate e registrate , sono descritte in dettaglio nel ‘’Secondo Rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun’ ’(MiniAmbiente, dicembre 2017 alle pag. 26-37 ) . Di seguito le riportiamo sommariamente : mammiferi marini e pesci hanno evidenziato alterazioni comportamentali ; alcuni invertebrati ( cefalopodi ) hanno mostrato di subire danni fisiologici; le popolazioni planctoniche hanno subito mortalità sino alla distanza di 1 km dalla sorgente . Sulla base di queste evidenze i rappresentanti della comunità scientifica italiana hanno prodotto un ‘’libro bianco ‘’ ( AA.VV. , 2017 ) che indica la necessità di avviare uno studio organico e sistematico sugli effetti del ‘’rumore sottomarino ‘’ e sulle modificazioni che esso genera . E’ evidente da quanto suesposto che, utilizzando il principio di precauzione, lo stato italiano avrebbe già dovuto vietare l’uso di tale metodologia di prospezione ( come è avvenuto in Francia ) e chiedere alle compagnie petrolifere interessate di finanziare ricerche su tali problematiche , da affidare ad enti di ricerca terzi . Al riguardo è necessario aggiungere altre considerazioni derivanti dall’esito negativo del quesito referendario del 17 aprile 2016 che ha cancellato la possibilità di porre una scadenza alle concessioni di ricerca e sfruttamento perpetuando quasi ‘’ad libitum’’ la durata delle stesse . Questo non è previsto in Italia per nessun tipo di concessione e trasgredisce nel contempo le regole comunitarie. Alle osservazioni già esposte ne aggiungiamo un’altra relativamente all’ insignificante risparmio economico derivante da tali ricerche per il nostro paese. L’incidenza del contributo delle risorse fossili derivante dalla produzione delle piattaforme a mare ( entro le 12 miglia ) è stata valutata essere pari allo 0,95% del totale del fabbisogno nazionale e per il gas estratto è pari al 3% ( Lega Ambiente 2015) . Inoltre le seguenti , ulteriori ragioni ci portano a considerare antistoriche le ricerche di risorse energetiche fossili : a) è una necessità tutta italiana superare la dipendenza da combustili fossili di cui siamo estremamente poveri ; b) è una necessità tutta italiana convogliare attività di ricerca e risorse economiche sull’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili ( eoliche , solari , geotermiche , a idrogeno..). Noi riteniamo quindi che non sia più utile per il paese depauperare risorse economiche e ambientali nella ricerca di fonti energetiche fossili che comportano benefici economici poco rilevanti e scarsissimi risultati sulla nostra dipendenza energetica , provocando , di contro , effetti ambientali devastanti che incidono a cascata anche sul turismo . Sarebbe quindi auspicabile sulla base di quanto esposto e sulle attuali conoscenze un rapidissimo e totale passaggio all’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili in contrasto anche con quanto molto debolmente e lentamente previsto nella programmazione della SEN 2017 – 2020 varata dal Ministero dell’Ambiente negli ultimi sei mesi del 2017.
Antonio Paglionico SIGEA 19/03/2018
NUOVE RICERCHE PETROLIFERE IN ADRIATICO
L’incubo delle ricerche di idrocarburi in Adriatico è ricorrente e con esse il conseguente impatto ambientale e territoriale . La Northern Petroleum ha chiesto in questi giorni al MISE e al Ministero dell’Ambiente di modificare l’area di ricerche per idrocarburi in Adriatico, già ottenuta, spostandola e ampliandola dalle aree nord- adriatiche su cui aveva il permesso in aree più meridionali . La Società inglese ha presentato una richiesta di assoggettabilità a VIA di un nuovo perimetro, diverso dal precedente, su cui era stato autorizzato il suo intervento, ampliandolo di circa 670 Kmq . Per tale richiesta, secondo la Società petrolifera inglese, non sarebbe necessario un nuovo procedimento di VIA in quanto le nuove aree non ‘’differirebbero significativamente ‘’ dalle precedenti e quindi non avrebbero necessità di essere assoggettate. L’assurdità della richiesta risulta plateale: si propone di estrapolare a due areali differenti, senza alcuna giustificazione le stesse caratteristiche geo-litologiche e strutturali, evitando e aggirando il principio generale di precauzione con una supponenza di tipo mediatica e para-geologica di uniformità . Desidererei ricordare, al proposito, che le ricerche petrolifere in mare utilizzano in prima battuta una tecnica invasiva per l’habitat marino‘’ un cannone ad aria compressa (l’air gun)’’. Tale tecnica si basa sulla produzione di onde acustiche (le frequenze sono comprese tra 50 e150 hertz) generate da ‘’scoppi di esplosivo ’’ in mare .Tali onde, captate da geofoni, attraversando il substrato roccioso, permettono di ricostruire la stratigrafia e la geometria dello stesso dando informazioni sulla presenza o meno di trappole eventualmente contenenti idrocarburi . E’ immaginabile che le onde sonore interessano per diversi Kmq anche cospicui volumi di acque marine e impattano sul suo habitat . Effetti negativi di tipo comportamentale, alterazioni e disturbi di tipo biologico sono state riscontrate in diverse specie ittiche campionate nelle acque interessate dagli effetti dell’’air gun’’. L’equilibrio biologico marino è risultato fortemente modificato, a luoghi in modo irreversibile, nei processi riproduttivi, nell’accrescimento e nel tasso di sopravvivenza alla predazione. Il tratto di mare Adriatico sottoposto a ricerca (diverse migliaia di Kmq nella sua globalità), come riportato in un precedente intervento ( 19/03/ 2018 in Altervista Ecodempuglia) :’’ ….. ospita specie animali e vegetali di grande importanza sia per la biodiversità che per l’attività di pesca……… Le trasformazioni generate sono registrate e descritte nel ‘’ Secondo Rapporto sugli effetti sull’Ecosistema Marino della Tecnica dell’air gun’’ (MiniAmbiente 2017). Di seguito riporto sinteticamente :”… mammiferi marini e pesci hanno evidenziato alterazioni di tipo comportamentale ; alcuni invertrebati (cefalopodi) hanno mostrato di subire danni fisiologici ; le popolazioni planctoniche hanno subito mortalità sino alla distanza di 1 Km dalla sorgente. (Libro Bianco, 2017 AA.VV) . Lo Stato italiano avrebbe dovuto applicare il principio di precauzione vietando l’uso di tale metodo di prospezione come avvenuto in Francia. Alle osservazioni negative esposte ne aggiungo delle altre che riguardano l’insignificante risparmio economico derivante da tali ricerche per il nostro paese. L’incidenza del contributo delle risorse fossili derivante dalla produzione delle piattaforme a mare (entro le 12 miglia) è stata valutata essere pari allo 0,95 % del totale del fabbisogno nazionale e per il gas estratto è pari al 3% ( Legambiente , 2015) . Inoltre altre ragioni mi portano a considerare antistoriche le ricerche di risorse energetiche fossili: a) è una esigenza italiana superare la dipendenza dai combustibili fossili di cui siamo estremamente poveri; b) è una necessità italiana, quindi , convogliare attività di ricerca e risorse economiche sull’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (eolico, solare, geotermico, a idrogeno…). Ritengo quindi che non sia utile per il paese depauperare risorse economiche e ambientali nella ricerca di fonti energetiche fossili che comportano: a) benefici economici poco rilevanti; b) scarsi risultati sulla dipendenza energetica del paese; c) effetti ambientali devastanti che incidono a cascata anche sul turismo. Il nostro paese ogni anno versa al settore OIL&GAS oltre 16 miliardi di euro attraverso sussidi diretti e indiretti; di contro dal settore petrolifero le royalities che le compagnie concessionarie versano allo Stato sono tra le più basse del mondo. Sulla base di quanto esposto, sarebbe, a mio avviso , necessario un più rapido e deciso passaggio all’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili, ma questo risulta in contrasto totale con quanto molto debolmente e lentamente previsto nel SEN nazionale 2017-2020 , varato dal MiniAmbiente negli ultimi mesi del 2017. Potrebbe essere importante l’iniziativa da parte del neo-governo, che si è definito del cambiamento, proporre un ‘’nuovo modello energetico di vera transizione” verso uno scenario post carbone: a) sostenendo processi di de-carbonizzazione in tutti i settori produttivi ; b) introducendo massivamente modelli di consumo basati sull’Economia Circolare; c) incentivando uno sviluppo economico-industriale tendente a rifiuti zero, emissioni zero e filiera corta dei consumi di energia e di cibo. Sarà il neo governo capace di mettere in atto tali meccanismi ? La Regione Puglia, da parte sua, ha predisposto il nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale ( PEAR ) successivo a quello adottato nel 2007 (Delibera di G.R. n. 827 del 08/06/2007). Questo trova la sua espressione nel Documento Preliminare Programmatico, che sarà sottoposto insieme al Rapporto Preliminare Ambientale, alla consultazione ambientale preliminare (art. 13 del DLgs 152/2006). E’ necessario che tale operazione non si trasformi in una vetrina delle intenzioni e che le osservazioni trovino il dovuto ascolto e la conseguente ricezione. Solo seguendo tali modalità si potrebbe generare, attraverso l’implementazione nei percorsi di accompagnamento, l’attuazione dello PEAR, generando una accettabilità sociale ed ambientale diffusa e la prevenzione di conflitti.
Bari 04/09/2018 prof. geologo Antonio Paglionico








Sorvolo sulle argomentazioni attinenti alla salute del mare, nel senso che probabilmente ci sono, ma non diversamente da qualsiasi attività umana rispetto all’ambiente in cui essa si svolge. Obietto che l’Italia non investe enormi risorse economiche nelle operazioni di ricerca, perchè queste ultime sono svolte a proprie spese da soggetti esteri e comunque di natura privata. Di contro, l’Italia riceve i canoni di concessione, che tuttavia sento dire sono di entità alquanto modesta e solo in piccola parte vengono versati agli enti locali, il cui territorio è oggetto di concessione (quindi, ci guadagnano poco sia l’Italia, sia la Puglia). Concordo sulla necessità di dare impulso a risorse energetiche più sostenibili. Rilevo che il PD, al pari di moltissime, se non tutte, le aziende, si sta buttando a capofitto sul tag “ambiente”, pur di recuperare in immagine e consenso (anche la politica ormai non è altro che marketing).
Finalmente una voce chiara a difesa del nostro territorio, vera risorsa da tutelare.