«La democrazia arretra, reagire a seduzioni autoritarie».
«Fermiamo il naufragio della civiltà!»
È il suo accorato appello alle democrazie di tutto il mondo.
Dopo cinque anni Bergoglio è tornato nell’isola di Lesbo.
Si è fermato ad ascoltare le invocazioni e le storie dei rifugiati, provenienti dalle diverse parti: dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia.
«Sono qui per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi». Ha detto il Pontefice.
«Occhi carichi di paura e di attesa».
Si è intrattenuto con loro e ha visitato alcune abitazioni. Circa 200 con tanti bambini.
Già ieri a Cipro e anche ad Atene il Papa aveva affermato:
«Il filo spinato è odio».
«Abituarsi ai naufragi è una malattia grave».
E nell’incontro con i migranti:
«Voi siete arrivati qui, ma quanti disperati sono rimasti lungo la strada? Possiamo parlare di questo mare che è diventato un grande cimitero. Tanti sono rapiti, venduti, sfruttati. È la storia di una schiavitù universale. E il peggio è che ci stiamo abituando. Ma questo abituarsi è una malattia grave e non c’è antibiotico. È affondato un altro barcone … Noi ci lamentiamo dei lager del secolo scorso, i nazisti, Stalin, diciamo: come mai è successo? Fratelli e sorelle, sta succedendo oggi, nelle coste vicine. Ho visto alcune testimonianze filmate. Lo dico perché è responsabilità mia aiutare ad aprire gli occhi».

Riferendosi poi a quello che succede al confine tra Polonia e Bielorussia:
«Scusate, vorrei dire quello che ho nel cuore. Non possiamo tacere e guardare da un’altra parte, in questa cultura dell’indifferenza. La migrazione forzata non è un’abitudine turistica. Tanti respinti finiscono in posti di tortura e di schiavisti. Hanno dato tutto quello che avevano per salire su un barcone di notte, senza sapere se arriveranno. Questa è la storia di questa civiltà sviluppata che chiamiamo Occidente. Poi, i fili spinati. Uno lo vedo qui, questa è una guerra d’odio che vive un Paese. Ma in altre parti si mettono fili spinati per non lasciare entrare i rifugiati. Gente che viene a chiedere libertà, pane, aiuto, fratellanza, gioia, che sta fuggendo dall’odio. E si trova davanti un odio che si chiama filo spinato».
«… Il migrante è in viaggio verso qualcosa, verso una speranza, verso una convivenza più umana».
Alla ricerca della felicità come ogni essere vivente.
«Sono piena di sogni»,
ha detto Mariamie Besala Welo, una migrante che viene dalla Repubblica democratica del Congo, dove il 22 febbraio fu ucciso l’ambasciatore italiano Luca Attanasio. Il Papa le sorride:
«Dio ci parla attraverso i vostri sogni. Chiama anche noi a non rassegnarci a un mondo diviso, a comunità cristiane divise, ma a camminare nella storia attratti dal sogno di un’umanità senza muri di separazione, liberata dall’inimicizia, senza più stranieri ma solo concittadini. Diversi, certo, e fieri delle nostre peculiarità, che sono un dono, ma concittadini riconciliati».
«Possa quest’isola, segnata da una dolorosa divisione, diventare laboratorio di fraternità».
Il tono di Francesco è solenne e preoccupato:
«In Europa, e non solo, la democrazia sta arretrando».
«Il malcontento porta a scetticismo; all’autoritarismo e alle facili seduzioni dei populismi si risponda con la democrazia».
«La democrazia richiede la partecipazione e il coinvolgimento di tutti e dunque domanda fatica e pazienza. È complessa, mentre l’autoritarismo è sbrigativo e le facili rassicurazioni proposte dai populismi appaiono allettanti».
E cita De Gasperi:
«Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale».
Infine, la pandemia:
«Ci ha fatti riscoprire fragili e bisognosi degli altri». «Penso alla necessità della campagna vaccinale».
Per tutti.
Antonio Losito










