
La pandemia da Covid ha avuto un impatto negativo sulla popolazione demografica italiana.
Alquanto devastanti sono le 16mila nascite in meno registrate lo scorso 2020 rispetto al precedente anno.
Il calo delle nascite, che l’ISTAT ha confermato e pubblicato, fotografa la crisi della famiglia italiana.
Una situazione di disagio sotto molti punti di vista.
Sociale, economico e finanziario.
La nostra Italia appare sempre più una nazione anziana con un a popolazione sempre meno numerosa. Si muore di più di quanto non si nasca. Il ricambio demografico, in prospettiva, appare molto difficile. I dati negativi sono preoccupanti e risalgono dal passato.
Già dal 2015 il calo è costante.
La concomitanza con la pandemia e con i suoi effetti, che sono sotto gli occhi di tutti, esasperano e accentuano quei fattori strutturali di una popolazione di residenti in forte calo.
Scesi, nel 2020, di oltre 380mila unità.
1,24 è il numero medio di figli per donna. Il dato più basso dal 2003. A questo si associa una riduzione della mobilità e dei trasferimenti di residenza. Senza contare l’aumento della mortalità negli over 50.
Il saldo nascite-decessi, una cifra in negativo, è di 342mila unità. Le morti raggiungono un livello eccezionale di 746mila unità, mentre le nascite sono state 404mila.
E nel 2020 sembra non aver fine l’ennesima riduzione sul fronte delle nascite. È del 30% il calo a far data dal 2008. In valori assoluti da 577mila neonati di dodici anni fa siamo passati ai 404mila appena citati.
Quel tasso di fecondità (1,24) di quest’anno era 1,27 nel 2019.
Possiamo certamente escludere che questa contrazione sia dovuto all’impatto psicologico della pandemia in atto e delle condizioni da essa determinate.
«Le ragioni per le quali gli italiani hanno paura di procreare sono sintetizzabili fondamentalmente in tre passaggi: ragione economica, fiscale e culturale».
Sono le dichiarazioni di Massimo Gandolfini, fondatore dell’associazione “Family Day”.
Un’allarmante e ironica verità: il nostro “Non è un Paese per vecchi”, ma va in direzione di “Un Paese sempre più anziano”.
Quali le possibili reazioni?
Maggiori fondi dallo Stato e dal Governo.
Non sembrano sufficienti a invertire la rotta quegli aiuti alle famiglie e quei bonus messi a disposizione dalle regioni.
L’ISTAT approfondisce le ragioni quando afferma che il crollo della natalità va ricondotta anche alla progressiva riduzione della popolazione in età feconda e soprattutto al clima di incertezza per il futuro, che in Italia si è instaurato. Sono fattori che alimentano un disincentivo ad allargare e a creare una famiglia.
Il desiderio non manca.
Oggi sono assenti sia la stabilità finanziaria, sia gli incentivi economici, che creerebbero sicuramente una accelerazione delle nascite. Anche i matrimoni, nell’ultimo anno sono ai minimi storici.







