«La democrazia non è solo espressione della libertà, ma anche approfondimento della dignità umana nel suo pieno significato».
Sono parole evidenziate sulla copertina del testo n. 10 della Collana LAICICATTOLICI. “I maestri del pensiero democratico”, a cura di Marco Garzonio, pubblicato a dicembre del 2011 nei “Progetti del Corriere della Sera”. Direttore Responsabile: Ferruccio De Bortoli.
In Italia Aldo Moro è stato uno dei più giovani Presidenti del Consiglio dei Ministri.
Nel 1946 ha partecipato ai lavori della Costituente.
I suoi interventi, apprezzati da tutti, erano la testimonianza che aveva ormai acquisito una capacità di analisi e una notevole maturità politica.
Non ancora trentenne.
È stato l’antesignano, il fautore e il teorico di una apertura a sinistra del suo partito, la Democrazia Cristiana.
Nel 1963 fu a capo e guidò il primo governo di centrosinistra con la partecipazione organica del Partito Socialista Italiano.
Attento alle positive e veloci trasformazioni del Paese.
Mediatore impareggiabile tra le correnti del partito di maggioranza relativa.
Pienamente convinto della necessità di allargare le basi popolari per rafforzare il sistema democratico. Nel 1978 fu il fautore e sostenne il governo di “unità nazionale”, aprendo di fatto al “compromesso storico” proposto dal PCI di Enrico Berlinguer.
“Il divieto geopolitico di partecipazione del Pci all’esecutivo (la cosiddetta conventio ad excludendum) fu sostanzialmente aggirato a tutela delle specificità politiche nazionali; fu risolto nel trasferimento della gestione dell’indirizzo politico dal Governo al Parlamento”.
Una linea di cambiamento epocale.
Smentì anche Henry Kissinger, che in passato aveva avversato qualsiasi apertura a sinistra. Basti pensare a quanto svelò la vedova Moro, Eleonora Chiavarelli, in Commissione parlamentare a proposito delle minacce sillabate dal segretario di Stato Americano al marito:
“Lei la deve smettere di volere il Pci nel governo. O la smette, o la pagherà cara”.
Fu poi rapito e ucciso dalle brigate rosse dopo 55 giorni di dura prigionia. Aveva sessantuno anni. Il suo grande amico Papa Montini nell’omelia lo definì:
«Uomo buono, mite, saggio, innocente e amico».
E Massimo Franco nella prefazione afferma ancora: «… la democrazia italiana, osservata come un organismo vivo e insieme fragile, bisognoso di continui puntelli e antidoti contro un ritorno al fascismo».
Antonio Losito
ALDO MORO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, A MONOPOLI NEL 1963
dal libro “Monopoli ti ricordi”di Stefano Carbonara









