Conviene a tutti. Buone ragioni non ideologie.
Il dibattito politico tende continuamente a dividersi. Su qualunque tema.
Si confrontano sempre posizioni diametralmente opposte, tendenti a pregiudiziali e visioni inesistenti. Si parte dai principi, ci si scontra, ci si arrovella, allontanandosi sempre più dalla realtà dell’ovvio. Dov’è il consenso? E le convergenze?
L’Italia è un Paese importante. Non può continuare a pensare di conservare se stessa, ponendo un marcato rifiuto nel ricercare un durevole rapporto con il resto del mondo evoluto ed emancipato. Non può chiudere le porte a quella parte dell’occidente, che corre speditamente verso l’inclusione. Altrimenti è destinata all’autodistruzione. Sono necessarie approfondimenti e considerazioni politiche.
Le polarizzazioni non possono essere al centro del dibattito politico quotidiano. È necessario tendere e cercare sintesi e punti di incontro. Ogni tema fa nascere l’occasione di prendere posizioni opposte. È una spinta a visioni ideologiche e pregiudiziali. L’ideologia è semplicemente l’idea, che ciascuno di noi si fa della realtà. Mai una coincidenza. C’è uno scontro sui principi, allontanandoci sistematicamente da tutto quello che gira intorno a noi.
Le posizioni di principio e le ideologie restringono i nostri sguardi. L’orizzonte si allontana e automaticamente impedisce il dialogo, che consente di vedere i diversi aspetti della realtà, che ci sta intorno. Siamo continuamente fuori strada.
Talvolta è più facile e immediato un tweet, marcato da quel risentimento polemico e astioso, che anima qualsiasi discussione e cerca di strizzare l’occhio a quel diffuso astio sociale, che crea un immediato consenso. Manca una paziente tessitura per raggiungere una concreta e soddisfacente soluzione. È tutta qui la sofferenza di quelle democrazie, che precipitano facilmente nelle difficoltà. La storia, che è maestra di vita, tante volte l’ha insegnato.
La questione migratoria è un terreno di scontro politico e culturale di ogni giorno. Posizioni divisive. C’è chi vuole un’apertura, che non sottovaluta il lavoro e la fatica di tutta la comunità a integrare qualsiasi problema ed eventuali provocazioni, che ogni migrante si porta appresso. L’altra posizione è composta da coloro che per principio si oppongono a qualunque iniziativa politica, che comporta serietà e oculatezza. Tenta di impegnarsi per affrontare il problema, ma senza il necessario desiderio di trasformarlo in una opportunità per il futuro del Paese. Al primo posto deve esserci un principio sacrosanto: la dignità della persona e la sua umanità, che pazientemente deve essere inserita nella comunità. È sintomo di rispetto.
Il tema dello ius scholae irrompe nel 2024 durante questa calda estate e sconvolge la monotonia delle posizioni pregresse. La politica non è preparata. Con solerzia temporale due schieramenti si sono presentati agguerriti.
Nelle nostre scuole stanno per entrare i ragazzi. Quasi un milione di stranieri. Ben l’11% del totale. Una crescita e un trend, che si concentra in massima parte nella scuola primaria nella misura del il 32,7%.
Sono ragazzi, che hanno voglia di frequentare la nostra vita, la nostra storia. Amici dei nostri figli. Inseriti per studiare i programmi del nostro ministero della Pubblica Istruzione. Per lo Stato italiano possono rimanere e restare nell’ombra? Non ancora cittadini? Bisogna vincolare strettamente l’accesso alla cittadinanza al percorso scolastico. Davanti ai nostri occhi ci sono percorsi sensati, consapevolezza e varie ragioni, che a questi ragazzi servono, perché possono e devono finalmente sentirsi parte integrante di una comunità. La nostra. Per dare loro l’accesso a diritti, che contestualmente richiedono l’assunzione di responsabilità e doveri.
Questo serve all’Italia. Un Paese, che sta attraversando una accentuata crisi demografica. Un grande giovamento per incrementare il numero dei propri cittadini. È difficile comprendere questa necessità?
Basteranno i ragazzi immigrati con il loro contributo a risolvere il problema? È in ogni caso fondamentale per avviare una linea di possibile sviluppo.
Infine, serve per contrastare il latente razzismo non in sintonia con lo spirito della nostra Costituzione, che invece armonizza la convivenza civile. All’art.3 è scritto: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
L’identità di un Paese è importante. È un processo in continua evoluzione, che racchiude in sé tradizione, lingua, cultura e storia.
Dare la cittadinanza alle ragazze e ai ragazzi, che frequentano la scuola italiana, non fa perdere la nostra identità.
Antonio Losito