14 miliardi.
Interventi per calmierare carburanti, energia e bollette.
L’ultimo decreto governativo in seguito alla crisi scoppiata per la guerra in Ucraina.
Per quanto riguarda l’intervista di Lavrov a una tv italiana,
Draghi è stato lapidario: «Da lui parole aberranti e oscene. L’Italia gli permette di esprimere opinioni anche se false».
Inizia la conferenza stampa.
Mario Draghi è al centro fra i ministri Franco, Cingolani, Giovannini, Giorgetti e Orlando. Il premier si scusa subito: «siamo sei maschietti, manca la ministra Messa, che è stata avvertita tardi».
Esalta l’efficacia di un decreto da 14 miliardi, oltre i 15 miliardi già stanziati in precedenza. Distribuisce un bonus di 200 euro per 28 milioni di italiani «senza ricorrere a scostamento di bilancio, finanziato da extra-profitti energia». E, sottolinea Draghi, questo è «il senso del governo stesso».
Affronta il caro vita, sostiene le imprese e le famiglie più deboli e contiene la frenata della ripresa economica. Accelerare la transizione ecologica e portare il Paese a essere «più indipendente dal gas russo».
Fare le riforme nel campo delle rinnovabili, poi semplificazioni e liberalizzazioni. In una parola, è solo l’inizio.
Subito dopo mostra il suo totale disappunto per l’intervista fatta su Rete4 al ministro degli Esteri russo: «Lavrov vive in un Paese dove non c’è libertà di espressione», dice Draghi. «L’Italia invece permette al ministro Lavrov di esprimere le sue opinioni, anche se false e aberranti. La parte su Hitler poi è davvero oscena. È stato un comizio senza contraddittorio e non per due minuti. Insomma, non è un granché. Anche professionalmente, fa venire in mente strane idee».
Il presidente non fa misteri. È preoccupato per il momento di «incertezza molto forte».
Traspare dal suo viso e dalle sue espressioni verbali una riflessione profonda.
Cerca di dare segnali di vicinanza a tutti gli italiani. Avverte e spiega che questa «azione eccezionale», messa in campo dall’esecutivo, tende a evitare l’indebolimento strutturale dell’economia e contrasta l’aumento a macchia d’olio della povertà. Ha anche affermato che c’è un rallentamento della crescita, ma l’Italia non è in recessione.
Ringrazia i sindacati «per il contributo costruttivo e fattivo». Il suo viso si illumina quando illustra i dati «molto positivi e inattesi» sull’aumento degli occupati anche a tempo indeterminato.
Inoltre, spiega e parla dell’estensione dei crediti di imposta per le imprese legate all’energia, del rinnovo del taglio alle accise e della creazione di un fondo per le aziende, che soffrono di più a seguito dei danni della guerra.
«Il governo», conclude Draghi, «resta pronto a tutti gli interventi che dovessero essere necessari nel caso di un peggioramento della congiuntura».
Era atteso anche il discorso di Draghi a Bruxelles.
Nel suo intervento di ieri, ha sottolineato che l’Italia continuerà ad appoggiare le sanzioni Ue conto Putin, comprese quelle energetiche. All’Unione Europea ha chiesto un cambio di marcia:
«Abbiamo bisogno di un federalismo pragmatico. Ora una tregua, aiutare Kiev è aiutare la pace».
«Cambiamo L’Unione Europea, istituzioni inadeguate». Si è commosso per le parole di stima e di simpatia, che sono state a lui rivolte dai capigruppo dei partiti e dalla stessa Presidente del Parlamento Ursula Von Der Leyen: «una guida europea dalla mano ferma».
Colpito anche dall’accoglienza dei singoli parlamentari nazionali. Molti gli chiedono un selfie. Non proprio una prassi.
Mario Draghi prossimamente incontrerà Joe Biden e ha sgombrato il campo da possibili dubbi:
“l’Italia condivide la strategia americana e della Nato: è necessario continuare a fornire armi all’Ucraina se si vuole porre fine al conflitto”.
Antonio Losito







