
Elly Schlein ha cambiato molte cose, senza aver ancora fatto grandi passi.
Ha parlato pochissimo. Ha privilegiato temi giusti ed è partita, indirizzando messaggi d’unione a una opposizione divisa e frastagliata.
I sondaggi del Partito Democratico continuano attualmente a stabilizzarsi intorno al venti per cento. Gradualmente sta conquistando una centralità nel dibattito politico italiano.
L’inizio, tra tante difficoltà, è promettente, anche se la strada è lunga.
Il paragone tra il valore e il significato de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, che talvolta basta non fare nulla, perché tutto intorno a noi cambi, è un viatico, che ci fa intravedere una modesta rivoluzione. Siamo agli inizi. A ben vedere Elly Schlein non è ferma. È il mondo che sta cambiando intorno a lei.
Il Partito Democratico è sempre uguale a se stesso. I problemi sono sempre lì. Anche i nomi importanti, che lo rappresentano. Giorgia Meloni è salda nella sua compagine governativa. L’opposizione continua a essere divisa. Abbiamo assistito a timidi foto di gruppo dei leader, che fronteggiano il centrodestra. A volte sorridenti, hanno anche parlato di dar vita a un coordinamento delle opposizioni, dopo mesi trascorsi ad attaccarsi tra loro in modo futile invece di coalizzarsi contro la destra e il governo.
Nelle ultime settimane, Elly Schlein pare abbia mosso tre passi tendenti a imboccare una giusta direzione. Con la fondata speranza di far crescere il partito, ridarne centralità e creare un terreno fertile per una futura alleanza, con lo scopo preciso di mettere in difficoltà la compagine governativa in vista delle prossime elezioni.
Il primo passo equilibrato è stato il parlare poco, scegliendo con cura i momenti giusti. Ha ridotto al minimo le presenze nei talk show e poche interviste, ignorando le facili critiche e soprattutto ogni insulto sessista, antisemita e omofobo, che ha ricevuto. Ha rifiutato con decisione il ruolo della vittima. Ha permesso e tollerato che gli altri impunemente parlassero male di lei. In quei momenti di massima attenzione nei suoi confronti, ha concorso ad ampliare quell’alone di diversità, che circonda e che avvolge la sua persona, sottolineando una discontinuità con il passato. In tal modo ha evitato quella spasmodica ricerca di costante visibilità, molto comune ai protagonisti della vita politica attuale.
Il secondo passo molto convincente è stato quello di scegliere accuratamente gli argomenti principali delle sue battaglie di opposizione.
Avrebbe potuto battere forte sui migranti, o sui diritti delle coppie omogenitoriali, dopo i fatti degli ultimi giorni. Ha scelto il salario minimo, un tema legato al mondo del lavoro, che, per alcuni versi, è l’unico punto su cui convergono le opinioni di Giuseppe Conte e Carlo Calenda. Certo non è una scelta casuale, ma un chiaro messaggio. Esplicitato anche dalla proposta di un coordinamento permanente delle opposizioni, che in futuro può preparare la nascita di una alleanza elettorale come si è verificato a Foggia nelle ultime amministrative con l’elezione di un sindaco di centrosinistra.
Il terzo passo ben messo è stato quello di lanciare soltanto messaggi non di rottura, ma di unione. È andata in piazza alla manifestazione degli insegnanti, una parte storica e ragguardevole dell’elettorato del partito democratico. Non si può trascurare il particolare che il 12 marzo di quest’anno, in occasione della sua nomina ufficiale a Segretaria Nazione del PD, con l’elezione della relativa Direzione Nazionale, ha aperto la sua avventura offrendo la presidenza del partito al suo sfidante Stefano Bonaccini. Non ha mai rivolto critiche agli altri partiti di opposizione, nonostante Calenda, e non solo, non gliele abbia fatte mancare. Ha ripreso il rapporto stabile con il mondo sindacale e con la CGIL in particolare.
Sono i primi passi di un percorso difficile e lungo, ricco di ostacoli. A partire dal modo con cui affrontare il nodo della transizione ecologica e soprattutto le due guerre in corso. Ci sono tutte le premesse per apprezzare la leadership della Schlein.
Ogni rivoluzione, per grande o piccola che sia, si deve fare senza che nessuno se ne accorga e la veda arrivare.
Antonio Losito







