IL PD DEL FUTURO.
Il PD, meglio il Partito Democratico, deve rimanere in campo.
Non deve allearsi con nessuno. Deve fare una opposizione dura e pura, senza inciuci, approvando i provvedimenti utili e necessari in questi tempi di crisi.
Deve difendere le persone bisognose che hanno voglia di lavorare.
Deve difendere la scuola, studenti e professori che si distinguono per meriti e capacità, sostenendo le famiglie più bisognose e i giovani che vogliono affermarsi negli studi e nelle ricerche, ma non hanno risorse sufficienti.
Deve difendere i redditi medi e bassi e deve colpire i ricchi patrimoni senza flax tax ma in modo progressivo.
Deve battersi per i diritti alla salute e alla casa per tutti. Deve sostenere tutte le misure atte alla salvezza della Terra dai gravissimi cambiamenti climatici.
Deve battersi perché i cittadini possano partecipare realmente alla scelta dei candidati delle elezioni nazionali, regionali e comunali.
Deve battersi per approvare una legge elettorale per le elezioni politiche che dia agli elettori la possibilità di esprimere le preferenze e non limitarsi a votare con un segno di croce i candidati già scelti dai capi corrente.
Deve impegnarsi a far approvare una legge che preveda il sistema proporzionale con soglia al 3-5 % di sbarramento.
Deve essere forte a sostenere la libertà e l’autodeterminazione dei popoli.
Deve difendere i diritti di ciascuna persona al di sopra delle appartenenze di razza, religione e sesso.
Deve difendere le conquiste sociali e i diritti individuali.
Deve difendere il nostro Sud senza concessioni all’autonomia finanziaria che significa regioni ricche sempre più ricche e regioni povere sempre più povere.
Deve difendere i valori della Costituzione repubblicana, nel cui nome tanti hanno perso la vita.
Deve battersi perché l’Italia sia in una Europa più forte, giusta e solidale con i suoi popoli.
Deve essere un partito vicino alla gente comune e non nei palazzi di governo e di sottogoverno.
Con i suoi eletti a tutti i livelli a fianco dei cittadini nella difesa dei loro diritti e del loro territorio.
Così vorrei che fosse il nuovo Partito Democratico.
Stefano Carbonara
RISULTATI NAZIONALI

Alla Camera il Centrodestra ha una larga maggioranza con 237 deputati (121 dai collegi uninominali, 114 dai collegi plurinominali e 2 dall’estero); il Centrosinistra di deputati ne ha 84 (57 dal proporzionale, 11 dal maggioritario e 4 dall’estero); il M5S ne ha 52 (10 dal maggioritario, 41 dal proporzionale e 1 dall’estero); il Terzo polo di Calenda ne ha 21 (tutti dal proporzionale). La Svp porta 3 deputati (2 dal maggioritario e 1 dal proporzionale), così come la lista De Luca sindaco d’Italia che conquista un seggio nel maggioritario. Per l’estero il Maie porta alla Camera 1 deputato. A questi si deve aggiungere il deputato eletto in Valle d’Aosta.

Al Senato la maggioranza è del Centrodestra con 115 senatori (56 dei quali provenienti dal maggioritario + 2 dal Trentino Alto Adige + 1 dalla Valle d’Aosta). Il Centrosinistra ha 44 senatori (39 in Italia + 3 dall’estero + 2 dal Trentino Alto Adige); il M5S ha 28 senatori, Calenda 9, Svp+Patt (i partiti autonomisti del Trentino Alto Adige) hanno 2 senatori; De Luca 1. Anche il Maie ha ottenuto 1 senatore.
Il centrodestra, pur avendo una larga maggioranza in Parlamento, non ha i 2/3 dei seggi necessari per le riforme costituzionali.
L’affluenza al voto ha raggiunto il 63,9 %, il valore minimo in assoluto registrato per le elezioni politiche, causato principalmente da un sistema elettorale, chiamato “rosatellum”, che non offre agli elettori la possibilità di esprimere le preferenze sui candidati, che vengono indicati dai partiti.
In pratica il 35,4 % degli elettori, primo partito in Italia, non ha partecipato al voto, in primo luogo per disaffezione e per protesta. Da qui la necessità e la priorità di modificare il sistema di voto, con una legge che offra ai cittadini il diritto a scegliere i candidati.
RISULTATI DEL PD
Per il PD si tratta di un risultato molto deludente, tenendo conto che nel 2022 nella lista PD Italia Democratica e Progressista sono confluite le liste del partito di Articolo 1 di Speranza-Bersani, del PSI. e i voti di varie liste civiche di centro sinistra.
In tutta Italia, il PD si è fermato al 19.06 % rispetto al 18,7 del 2018 ; in Puglia al 16,8 % rispetto al 13,7 % del 2018; a Monopoli al 13,9 % rispetto al 12,3 % del 2018.
Questi risultati hanno aperto un dibattito tra i vari esponenti del partito, a livello nazionale, regionale e comunale, circa il futuro del PD.
Per alcuni la questione dovrà essere affrontata in sede di congresso nazionale, per altri, i più critici, occorre una vera e propria rifondazione del partito.
AZIONI E DICHIARAZIONI

STEFANO CARBONARA, Circolo PD di Monopoli.
Alla Commissione Elettorale di Garanzia Elezioni Politiche 2022
Il sottoscritto CARBONARA STEFANO
ai sensi degli art. 4 e 47 dello Statuto del Partito; Considerato che la Direzione Nazionale del PD, nella seduta del 15 agosto 2022, ha approvato le Liste dei candidati per le Politiche del 25 settembre 2022;
PRESENTA RICORSO AVVERSO LE DECISIONI DELLA DIREZIONE NAZIONALE PER I SEGUENTI MOTIVI:
1) Non è stato rispettato il principio della parità di genere nell’individuazione dei candidati, a livello nazionale e a livello regionale come stabilito da art. 25 dello Statuto del PD e dal Regolamento Candidature 2022;
2) In particolare dall’elenco dei candidati della Regione Puglia risulta evidente che il principio della parità di genere non è stato rispettato (tutti capilista maschili nei collegi della Camera e del Senato, nessuna donna in posizione eleggibile).
17 agosto 2022
Esito: La Commissione non ha dato seguito al ricorso. Nelle elezioni del 25 settembre sono eletti solo i capilista maschi: Boccia, Lacarrra, Pagano, Stefanazzi. Nessuna donna eletta.

MICHELE EMILIANO, presidente Regione Puglia.
Faccio le mie congratulazioni ai vincitori di questa campagna elettorale e in particolare a Giorgia Meloni.
È avvenuto ciò che avevamo ampiamente previsto: con una intesa a livello nazionale tra PD e M5S avremmo giocato tutta un’altra partita. In Puglia, dove governiamo la Regione insieme, PD e M5S alla Camera raggiungono il 50,45% dei voti, superando il centro destra unito che si attesta al 41,09%. Non abbiamo ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento ma, come coalizione di governo della Puglia, manteniamo salda la maggioranza dei voti espressi dai cittadini.
Lavorando quotidianamente insieme con il Pd e il M5S, posso dire che queste due forze politiche sono unite da punti programmatici che hanno una impostazione progressista e democratica: realizzare politiche inclusive, capaci di coniugare sviluppo economico e attenzione alle fasce più deboli della popolazione; portare a compimento la transizione energetica, tema particolarmente sentito anche con riferimento alla decarbonizzazione dell’ex Ilva; superare il divario Nord-Sud come chiave di rilancio del Paese. Questo lavoro comune già è una realtà in Puglia. Spero che attraverso il dialogo e il confronto sui contenuti si possa avviare un cammino costruttivo anche a livello nazionale.

FABIANO AMATI, consigliere regionale
Mi volevano cacciare dal partito, per aver detto quello che ho detto, e invece sono stati i cittadini a cacciare loro. Come quelli che andarono per suonare e furono suonati.
Nella Puglia presentata come l’inespugnabile Stalingrado e rivelatasi invece una delle peggiori regioni italiane, il responsabile è Michele Emiliano con il suo sistema di potere. Prima si prende tutti i posti utili, con il beneplacito di Roma in violazione delle norme statutarie, e oggi dice che l’alleanza fra Pd e M5S avrebbe significato la vittoria senza considerare che il successo pugliese dei Cinque Stelle è arrivato con un voto anche contro la sua gestione. Ma sono responsabili anche coloro che non potevano parlare a tempo debito e oggi vogliono tutti un nuovo Pd, come Loredana Capone. Dov’erano queste persone quando hanno assecondato tutto quanto era utile per il suicidio del Pd?
Ci vuole adesso una grande pulizia, ma gli spazzini non possono essere loro. Lo chiedo anche io il congresso, ma con primarie aperte tanto a Roma che a Bari perché siano i cittadini a fare pulizia e dare un profilo nuovo e moderno al partito.
Gli antifascisti del Pd sono stati contenti di utilizzare una legge elettorale fascista, peggiore della legge Acerbo, nella composizione delle liste arrivando persino a violare le regole statutarie che prevedono parità di genere e primarie. Quando l’ho detto, mi hanno risposto che “i panni sporchi si lavano in casa”, che significa voler mentire ai cittadini in campagna elettorale. lo ho fatto soltanto dichiarazioni risolute invitando tante persone nel Pd a essere coraggiose, perché tacere e galleggiare è il preludio dell’affogare.

ANTONIO DECARO, sindaco di Bari e presidente nazionale ANCI.
Questo è il momento in cui il Pd deve decidere cosa deve rappresentare, deve ricostruire la propria identità. Prima cerchiamo di avviare un percorso verso il congresso e cerchiamo di capire ognuno di noi che idea ha del partito e poi si penserà alle candidature.
Il Pd se vuole continuare a interpretare i bisogni e i sogni dei cittadini deve cambiare registro.
Il congresso si fa sui temi, non sui nomi. Fino ad oggi è servito per prendere una percentuale che ti assicura di avere tra cinque anni la stessa percentuale di candidati in parlamento. Se vogliamo continuare a fare così io credo che la percentuale di consensi scenderà, altrimenti dobbiamo fare un congresso sui temi. Ci sono le mozioni in cui ognuno spiega cosa vuole fare.
Credo che il Pd debba guardare ai cittadini, non a Conte e Calenda. Il Partito democratico deve interpretare i bisogni e le aspirazioni dei cittadini e dare delle risposte. Bisogna costruire un nuovo legame, una nuova relazione anche passando da un congresso che si svolgerà a breve.

FRANCESCO BOCCIA, Direzione nazionale PD, presentarore liste dei candidati di Puglia, deputato eletto.
A Decaro che chiede di cambiare registro dico che “smantellare mi sa di rottamare”.
Mi auguro che ci siano molti candidati e candidate con idee aggiuntive diverse, ma che lo schema non sia: il nuovo è bello e il vecchio è cattivo.

MARCO LACARRA, segretario regionale del PD. Eletto deputato.
Il Pd ha dimostrato di essere radicato, sebbene non autosufficiente: se si fosse votato seguendo uno schema che ricalcasse quello delle alleanze regionali, avremmo avuto la maggioranza. Emiliano non ha ceduto a toni trionfalistici: ha detto della Puglia ciò che i numeri ci dicono. Diverso è il quadro nazionale: serve una costituente per rivedere radicalmente il rapporto con i militanti e gli iscritti. Sui territori esistono microcosmi autoreferenziali, non inclusivi. Non si possono dare grandi responsabilità ai dirigenti territoriali. In Puglia siamo il Pd che ha più consensi al Sud. Subiamo l’onda “leaderista”, che ha premiato la Meloni e il centrodestra.
C’è tanta gente che ci voterebbe, ma che non ama i circoli chiusi. I dirigenti territoriali non si rendono conto che devono avere una mentalità aperta, perché noi non siamo più né il Pci né la Dc, ma una forza nuova. C’è gente incapace di raccogliere anche solo i voti della sua famiglia e si permette di pontificare. Io resto al servizio del partito. Credo ancora nel Pd.

STEFANO BONACCINI, presidente della Regione Emilia Romagna
Io mi candiderò alla segreteria del Pd se capirò che può essere utile. Non servirà il nome mio o di altri se non affrontiamo i problemi cruciali.
Ho poco apprezzato, anzi ho trovato sorprendenti alcune autocandidature di questi giorni perché Letta ha detto di riflettere. E io condivido il percorso che ha indicato. Dobbiamo prima capire in che direzione si vuole andare.
Il M5S ha dimezzato i voti rispetto al 2018, ma hanno preso voti non più anti-establishment ma di chi cercava protezioni. Questo ci deve far riflettere. Dopo il voto, io penso che sia indispensabile discutere con tutti quelli che si troveranno in un’alleanza progressista.
Il terzo Polo di Calenda e Renzi deve decidere se governare con il centrosinistra o no. Alla fine, hanno perso anche loro.
Il problema vero è che il Pd ha perso le elezioni perché non aveva un profilo forte e una identità precisa. I tempi del congresso non devono essere biblici. Dobbiamo coinvolgere i nostri iscritti ed elettori. Poi però non aspettiamo troppo, perché i problemi delle persone non aspettano. E se ci mettiamo troppo non siamo in sintonia coi tempi del Paese.
Io credo che ci farà bene stare all’opposizione. Perché in questi anni abbiamo governato molto senza vincere le elezioni. Aiutare nei provvedimenti che servono al Paese, ma opporsi in maniera intransigente se riteniamo possano scassare il Paese o compromettere diritti acquisiti.

ANTONELLA VINCENTI, coordinatrice Conferenza delle Donne PD Puglia.
Le donne sono state completamente messe da parte. L’impegno del segretario nazionale Letta che aveva detto “trasformerò un partito tradizionalmente maschilista in un partito femminista” è caduto nel vuoto in Puglia.
Nelle liste del PD pugliese non c’era nessuna donna capolista, né tantomeno in posizione spendibile.
Preso atto di un risultato molto deludente per le donne pugliesi, non posso che formalizzare le mie dimissioni. Mi aspetto che altri seguano l’esempio.
Ci troviamo difronte alla crisi difficilmente reversibile di una esperienza politica nata tra mille difficoltà attraverso l’unione di pezzi di ceto politico della prima repubblica che nel corso del tempo, invece di generare un nuovo modo di fare politica nei territori vicino alle comunità ha portato alla creazione di quei comitati elettorali permanenti che abbiamo sotto gli occhi. Impossibile rompere gli schemi già decisi a tavolino.

ASSUNTELA MESSINA, donne PD Puglia, sottosegretario e deputato uscente.
Nelle liste del Pd pugliese non c’era nessuna donna capolista, né tanto meno candidata in posizione spendibile. Il risultato è che nel Pd pugliese non c’è nessuna donna eletta, e in tutta Italia su 119 dem eletti solo 36 sono donne.
La politica delle donne si è da tempo assunta con convinzione l’impegno di affermare la forza di un diritto inviolabile, sancito dalla Costituzione: la parità di genere nell’accesso alle cariche elettive.
Questa convinzione chiama in causa una visione del mondo, la prospettiva della modernità, dei diritti umani, che sono diritti civili politici, civili e sociali.
Questa battaglia di civiltà è stata smentita in Puglia da scelte raggelanti, che nella palese negazione dei principi statutari, hanno compiuto un riduzione delle regole a puro involucro, avvilendo la loro funzione di necessaria ed opportuna garanzia.
Una dimensione di civiltà che è stata aggirata attraverso strategie che hanno tradito esattamente la volontà di non procedere, in nome di ancora saldi principi di autoconservazione, deleteri per l’intera comunità.
Una lotta che ancora oggi, viene svilita, schernita e ridicolizzata.
Questa “rimozione di genere” e il muro di “indifferenza” contro cui spesso si infrangono le ragioni delle donne, rifocalizza un punto politico di fondo rispetto al quale il nostro impegno consapevole sarà fermo e tenace, in quanto necessità morale, e dunque politica.

ROSY BINDI, già ministro e presidente del PD dal 2009 al 2013.
Non c’è stata condivisione di un progetto politico che unisse ai valori del nostro campo la cultura di governo. E che sapesse interpretare l’esigenza di un radicale cambiamento che la situazione impone. Il Pd ha preferito rimanere al governo anche in momenti in cui sarebbe stato meglio andare a votare.
Il governo Draghi era un governo di larghe intese. Bisognava garantire lealtà, sì, ma guardando al futuro. Come sulla guerra: non doveva esserci nessun dubbio da che parte stare, ma come starci forse si, per esempio rivendicando l’autonomia dell’Europa nell’Alleanza atlantica. Se ti appiattisci sul governo Draghi, è naturale che non puoi fare alleanze con chi lo fa cadere.
Nel PD bisogna mettersi tutti a disposizione, in ottica di una costruzione di un campo progressista che coinvolga quelle realtà sociali che già interpretano il cambiamento senza però trovarne una rappresentanza politica. L’alternativa sarebbe lo scioglimento del Pd. ci risparmino la resa dei conti interna, il congresso è ormai accanimento terapeutico.
Siamo elettrici ed elettori che di fronte al risultato elettorale, sentono l’urgenza di incoraggiare un confronto aperto tra tutte le forze di sinistra e di progresso del Paese.
Sono preoccupata del futuro e in particolare in materia di “fisco, scuola e sanità”. Meloni è bene che ricordi che il centro destra non è maggioranza nel Paese. Leggo che i suoi alleati ritengono vecchia la Costituzione: mi piacerebbe chiedere loro se sanno quanti anni ha la Costituzione americana. Da questo governo mi aspetto un ancoraggio all’Europa.

ENRICO LETTA, segretario nazionale PD, dimissionario alla viglia del congresso.
Lettera agli iscritti ed elettori del PD. 30 settembre 2022.
Carissime e carissimi,
sono passati pochi giorni dal voto che ha sconvolto gli equilibri politici italiani ed europei e sento la necessità di rivolgermi a ciascuno di voi per ringraziarvi dello straordinario impegno profuso in questa durissima campagna elettorale.
Abbiamo perso. Ne usciamo con un risultato insufficiente, ma ne usciamo vivi. E sulle nostre spalle c’è oggi la responsabilità di organizzare un’opposizione seria alla destra.
Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi. Le basi per ripartire ci sono. Pur avendo subito la concorrenza di chi ci ha preso di mira con inusitata asprezza, con il dichiarato obiettivo di mettere in discussione la nostra stessa esistenza in vita, siamo il secondo partito italiano, la forza guida dell’opposizione e uno tra i maggiori partiti riformisti e progressisti europei. E ciò in un contesto nel quale tutte le forze politiche principali, tranne FdI, hanno perso molti o moltissimi consensi rispetto alle precedenti elezioni politiche. Oppure ottenuto risultati molto inferiori rispetto ai proclami.
L’esito di queste elezioni è stato segnato dall’impossibilità – non torno qui sulle responsabilità – di presentarci con un quadro vasto di alleanze. La legge elettorale, profondamente sbagliata e che abbiamo provato invano a cambiare, favorisce chi le realizza. La destra, pur con tutte le sue divisioni, si è coalizzata e ha prevalso nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali, ottenendo così la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ad essa non corrisponde una maggioranza nel Paese: ciò accresce il nostro dovere di organizzare una opposizione dura e intransigente sui valori e sulle politiche, sempre nell’interesse generale dell’Italia e delle istituzioni repubblicane.
Allo stesso tempo, in questa campagna scandita da insidie e veleni, si sono manifestati evidenti i limiti della nostra proposta ed è emersa una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana. Sono limiti che ci obbligano a un confronto serissimo e sincero tra di noi.
Perché il Pd, per sua stessa natura, deve essere un partito espansivo e largo. Se manca questa aspirazione entra in crisi la sua ragione d’essere.
Per questo dobbiamo essere pronti a rimettere tutto in discussione. Ora possiamo farlo, dopo potrebbe essere troppo tardi.
Fermarsi a enunciare le tante, pur legittime, ragioni consolatorie per un risultato che comunque ci assegna il ruolo di guida dell’alternativa sarebbe sbagliato. Non è questo l’atteggiamento col quale ho voluto interpretare il mio compito di guida del PD. E non sarà questo il modo con cui vivrò questa fase.
Quel che vi propongo è di accettare di entrare in profondità nei problemi per risolvere i nodi che ci bloccano e poi, a partire da questo sforzo genuino e determinato, di scegliere insieme la nuova leadership e il nuovo gruppo dirigente.
Abbiamo bisogno di un vero Congresso Costituente. Per questo vi chiedo di partecipare con passione e impegno, accanto ad altri che spero vorranno raggiungerci per fare insieme un percorso che, come proporrò alla Direzione convocata per la prima settimana di ottobre, dovrebbe essere articolato in quattro fasi.
La prima sarà quella della “chiamata”. Durerà alcune settimane perché chi vuole partecipare a questa missione costituente, che parte dall’esperienza della lista “Italia Democratica e Progressista”, possa iscriversi ed essere protagonista in tutto e per tutto.
La seconda fase sarà quella dei “nodi”. Consentirà ai partecipanti di confrontarsi su tutte le principali questioni da risolvere. Quando dico tutte, intendo proprio tutte: l’identità, il profilo programmatico, il nome, il simbolo, le alleanze, l’organizzazione. E quando parlo di dibattito profondo e aperto, mi riferisco al lavoro nei circoli, ma anche a percorsi di partecipazione sperimentati con successo con le Agorà Democratiche.
La terza fase sarà quella del “confronto” sulle candidature emerse tra i partecipanti al percorso costituente. Un confronto e una selezione per arrivare a due candidature tra tutte, da sottoporre poi al giudizio degli elettori.
Infine, la quarta fase, quella delle “primarie”. Saranno i cittadini a indicare e legittimare la nuova leadership attraverso il voto.
Tutto può svolgersi a regole vigenti. E quindi può iniziare rapidamente. È un percorso aperto che può e deve coinvolgere, oltreché i nostri mondi di riferimento, anche il paese intero, dimostrando a tutti la forza e l’utilità di un partito-comunità, contrapposto ai tanti partiti personali che abitano oggi la nostra scena politica.
Infine, è un percorso che concilia l’urgenza di affrontare i nostri problemi con la indispensabile rigenerazione del gruppo dirigente. Contenuti forti e volti nuovi sono entrambi necessari. Gli uni senza gli altri rischiano di trasformare il Congresso in un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone. Se non li bilanciamo con attenzione, ci trasformiamo definitivamente nelle maschere pirandelliane che evocai nel mio ormai lontano discorso del 14 marzo 2021.
So che vogliamo tutti evitare questo epilogo. So che vogliamo tutti arrivare presto a un nuovo PD e a una nuova leadership.
Se ci muoviamo insieme in questa direzione, con coraggio e tempismo, dimostreremo di essere capaci di tornare in sintonia con le attese del Paese.
Vi chiedo di credere in questo progetto e di esserne protagonisti attivi seguendo le indicazioni che usciranno dal dibattito della Direzione convocata per giovedì 6 ottobre.
Vi chiedo soprattutto di avere fiducia nel “noi collettivo” che è molto meglio della somma dei tanti io. Questa è la grande forza del Partito Democratico. Questa è la nostra missione.

ANGELO BARNABA, avvocato di Monopoli, già iscritto PD e candidato alla Regione del centro sinistra.
SPERIAMO CHE AI DELUDENTI RISULTATI CONSEGUITI DAL PD NELLE ELEZIONI E AGLI APPELLI ALLA SUA RIFONDAZIONE FACCIANO SEGUITO FATTI E NON SOLO PAROLE.
A COMINCIARE DAL PD DI MONOPOLI CHIAMATO AD AFFRONTARE LE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI DEL 2023, CON CHIAREZZA, SENZA INCIUCI, CON AZIONI CONCRETE A FIANCO DEI CITTADINI, SPECIE DEI PIU’ SFORTUNATI, A DIFESA DEGLI INTERESSI GENERALI DELLA COMUNITA’ E DELLA CITTA’.







