Arezoo e Ghazal, due sorelle, sono arrivate nel nostro Paese con la loro famiglia il 26 agosto.
«Ci presentiamo, siamo Arezoo Yahya Zadeh e Ghazal Yahya Zadeh, due giovani sorelle, giornaliste e attiviste per i diritti umani e sociali a Herat, in Afghanistan. Siamo le prime ragazze, pioniere, che si sono avvicinate ai media nella provincia di Herat. Abbiamo lavorato per circa dieci anni in diversi media afghani, collaborando con le principali emittenti televisive e radio del Paese».
«Negli ultimi 20 anni in Afghanistan, nonostante il dominio della Repubblica e il clima di democrazia, i fenomeni di violenza, discriminazione di genere, disuguaglianza sociale, pregiudizi ambientali, restrizioni sociali, corruzione diffusa, illegalità, coercizione, patriarcato e condizioni di guerra sono sempre stati grandi sfide per i cittadini afghani».
«Per noi è sempre stato tutto una sfida: ogni banalità è una sfida per una donna in Afghanistan. Ogni giorno, entrando nel posto di lavoro, abbiamo accettato molte avversità, affrontato difficoltà e lavorato duramente giorno e notte convivendo con apprensioni e paure. Noi siamo donne. La società afghana non aveva ancora uno spirito di armonia, integrazione e di sostegno verso le donne. Una società falsa, con un serio bisogno di conoscenza, di capacity building, che non era in grado di elevare il livello del pensiero e della cultura della popolazione».
«Le donne afghane hanno combattuto valorosamente negli ultimi 20 anni. Con abnegazione e coraggio sono state in grado di raggiungere la fiducia in se stesse e persino l’autosufficienza in vari campi tra i quali quello economico, sociale, politico, sportivo, commerciale, agricolo e tecnologico. Essere libere».
«I nostri progetti sociali e lavorativi stavano iniziando a prendere forma, il cambiamento era cominciato. La direzione era quella giusta, la strada era tracciata, noi vedevamo un futuro. Purtroppo il 15 agosto 2021 tutto è cambiato: le nostre grandi speranze, i sogni, i progetti sono andati in frantumi. Loro hanno preso il controllo dell’Afghanistan. Con il loro ingresso nelle città, a Kabul, ogni cosa della vita delle persone è cambiata e improvvisamente il luminoso giorno del popolo afghano si è trasformato in una notte buia».
«Con l’avvento dei talebani sono ricominciati gli anni bui delle donne, i cancelli dei media sono stati chiusi, le attività di organizzazioni e istituzioni sono state fermate, le strade vuote. È tornata l’atmosfera di paura, rabbia e odio. Tutti i nostri sogni si sono infranti, le conquiste degli ultimi 20 anni sono state distrutte».
«In questi anni però qualcosa è cambiato nella testa delle persone, delle donne. Questi 20 anni ci hanno insegnato che possiamo essere libere. Ci hanno insegnato che possiamo essere brave ed affermate nel lavoro, che anche noi possiamo andare a scuola, possiamo girare per le strade, possiamo andare in palestra, possiamo fare tutte quelle cose che prima erano impensabili. Con l’avvento dei talebani tutto questo non sarebbe più stato possibile».
«Il ritorno dei talebani è stato di grande impatto per noi e per le nostre famiglie: uno shock. Eravamo preoccupate per le nostre vite e il futuro incerto. Certe che i talebani si sarebbero vendicati di giornalisti, giornaliste e attiviste della comunità. Dopo che Herat è caduta nelle mani dei talebani, noi, due giovani ed emergenti giornaliste, abbiamo subito gravi traumi psicologici. Siamo state seriamente minacciate, costrette a lasciare le nostre case, abbiamo vagato nascoste per giorni interi in cerca di un posto in cui nasconderci. Ci sentivamo minacciate come mai era accaduto, la morte non ci sembrava poi così lontana. Nessuno ci stava aiutando o sostenendo, non avevamo alcun lume di speranza e tutte le strade e le opportunità di salvezza ci erano chiuse. Non sapevamo cosa fare».
«Il 26 di agosto il nostro incubo è finito, siamo state recuperate con la nostra famiglia. Salve. Per noi è stato un miracolo e siamo infinitamente grate per gli sforzi dei nostri amici e dell’Esercito Italiano che ci hanno aiutato nella versione peggiore dell’Afghanistan. Viviamo in Italia da più di due mesi ormai, siamo entrate in una nuova fase delle nostre vite. Il Governo Italiano, le autorità italiane e il popolo italiano hanno un cuore molto grande e continuiamo a ricevere gentilezza infinita da loro. Grazie».
«Ringraziamo ancora una volta l’Esercito Italiano, il Governo Italiano e il popolo italiano tutto. Grazie per la nobiltà d’animo, per il sostegno e per il grande aiuto a noi due sorelle giornaliste e alla nostra famiglia».
«Viva l’Italia».
«Viva il coraggio e il coraggio delle donne afghane».