L’Economist ha spesso in passato criticato l’Italia.
Adesso, invece, dalle sue colonne afferma che siamo il Paese più lungimirante.
Nel 2021 è progredito di più rispetto all’anno precedente. Con una sottolineatura: tutto questo è stato possibile grazie a Draghi.
Una affermazione che nasconde un sottinteso e un preciso messaggio, simile a quello già pubblicato da altri grandi giornali internazionali: è meglio che l’attuale Presidente del Consiglio non vada al Quirinale, ma resti alla guida dell’attuale governo.
“The Economist”, settimanale d’informazione politico-economica in lingua inglese, focalizzato su attualità globale, commercio internazionale, politica e tecnologia, non ha mai lesinato critiche all’Italia per aver scelto Silvio Berlusconi come leader di una grande democrazia, all’avanguardia dei paesi occidentali.
Il Tabloid rincara la dose: gli italiani allora abbracciarono una governante debole. Avrebbero potuto seguire utilmente il suggerimento “zitti e buoni” della canzone, che ha vinto l’Eurovizion Song Contest.
Eppure quest’anno l’Italia ha cambiato volto.
È governata da un primo ministro, Mario Draghi, competente e molto rispettato a livello internazionale.
Col suo programma di profonde riforme dovrebbe portare il Paese a ottenere i fondi necessari, a cui ha diritto per il piano di ripresa post pandemia, messi a disposizione dall’Unione Europea.
Senza trascurare una realtà sotto gli occhi di tutti: è tra i più alti d’Europa il tasso di vaccinazione conto il Covid-19.
Questo è il riconoscimento del settimanale più prestigioso del mondo.
Alimenta un sano patriottismo, che «non può essere un monopolio di nessuno. Il patriottismo non è un’opzione politica», come ha spiegato in modo lapalissiano sul Corriere della Sera qualche settimana fa Ernesto Galli della Loggia.
L’Economist conclude: «È difficile negare che l’Italia di oggi sia un posto migliore di quello che era nel dicembre 2020. Per questo, è il nostro Paese dell’anno. Auguroni!»
Il giornale inglese con scetticismo adombra la possibilità che Mario Draghi aspiri a diventare il Presidente della Repubblica, sottovalutando l’importanza del ruolo.
Dall’alto del Colle, Draghi, che ha a cuore la storia della nostra democrazia, continuerebbe ad essere anche il garante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Contemporaneamente sarebbe il presidio dell’ancoraggio europeo dell’Italia nel malaugurato e nefasto caso di governi “sovranisti”.
Antonio Losito






