I telegiornali di ieri davano la notizia:
«Lampedusa scoppia di nuovo»
e riportavano in primo piano, dopo giorni dedicati interamente alla crisi del governo Draghi, il dramma dei viaggi della speranza.
Di migranti e di profughi.
Complice il sole e le belle giornate, a parte l’interruzione della prima fase della pandemia,
le partenze dall’Africa si ripetono ogni anno, anzi si moltiplicano sempre di più.
L’obiettivo è Lampedusa, la terraferma più vicina.
Il primo avamposto, che le barche, stracariche di persone, debilitate dall’afa e dall’arsura, incontrano.
Trentuno operazioni di soccorso in mare nell’ultima settimana.
Il numero degli ospiti del centro di accoglienza ha subìto una impennata vertiginosa.
Oltre 1600 rispetto ai circa 350 posti disponibili.
Il Ministero degli Interni si è attivato per svuotarlo e trasferire persone già accolte non in ottime condizioni in altri centri della Sicilia.
È una situazione di crisi.
Probabilmente a breve nei prossimi giorni si proporrà la stessa emergenza. In tal caso, altre donne, uomini e bambini salvati dalle onde del mare saranno affidati ad altri centri diffusi in Italia.
Un impegno che in questo periodo portiamo sulle spalle quasi in solitudine. Anche se nei mesi scorsi è stata raggiunta un’intesa presso il Consiglio Affari Interni dell’Unione Europea, che si trova in Lussemburgo, che prevede un pacchetto attuativo, relativo all’asilo e alle migrazione, basato su un meccanismo di solidarietà.
Con il preciso scopo di aiutare quegli Stati membri di “primo ingresso”.
Un passo che va in direzione di una gestione, condivisa dall’Europa, dei flussi migratori.
«Ispirata a principi di solidarietà e di responsabilità», verso tutte le persone e gli Stati, che si trovano in prima linea sulle rotte del Mar Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico.
Come funziona l’intesa sul piano operativo?
Si basa sull’assegnazione di quote adeguate da ricollocare presso 21 Stati membri, che hanno manifestato la propria disponibilità. Questa è una piattaforma e un progetto, per coordinare e distribuire l’arrivo di tutti i migranti.
Un numero pari a diecimila persone è la somma della prima tranche di posti stabiliti. Vi sono inclusi profughi e “migranti economici”.
Un fatto nuovo. In concreto, quanti ne sono stati ricollocati in questo mese e mezzo? Ancora nessuno.
Sono procedure burocratiche e richiedono tempo. L’intesa va bene ed è positiva. La novità sta anche nella condivisione.
L’efficacia è sempre legata alla semplicità, alla chiarezza e alla tempestività degli interventi da attuare, con il coraggio di risolvere le emergenze e le crisi.
Secondo il diritto e l’umanità.
Antonio Losito








