RITROVAMENTO DEL 16 APRILE 1991


IL RACCONTO DEI FATTI
La mattina, nelle prime ore di notte del 16 aprile del 1991, il peschereccio “S. Giuseppe”, con a bordo Giuseppe Spinosa, detto Pinuccio, capo barca, e il marinaio Antonio Barletta salparono dal porto di Monopoli per una battuta di pesca.
Arrivati sul posto, a circa 20 miglia, verso tramontana, in acque internazionali, intorno alle ore 8, calarono le prime reti per la pesca a strascico a circa 300 metri di profondità sui fondali sabbiosi.
Ritirandole, si accorsero che non avevano pescato nulla. Rilanciarono di nuovo le reti in mare, e intorno alle ore 10 si accorsero che il peschereccio invece di velocizzare sul percorso di ritorno, rallentava con il passar del tempo.
Rallentava sempre più, finché decisero di ritirare le reti perché pensarono che si fossero incagliate nei fondali. Mentre risalivano le reti, capirono che la faccenda era piuttosto seria, ma la testardaggine di Spinosa lo spinse a tirare finché notarono l’arrivo in superficie di una enorme anfora piena di sabbia, con all’interno piccole anfore.
Capirono che tirarla fuori dall’acqua era difficoltoso e pericoloso a causa della sua grandezza e peso.
Mettendo a repentaglio la barca, ma soprattutto la loro vita, nonostante tutto, con la loro caparbietà decisero di tirarla fuori comunque. Le operazioni di recupero a bordo, per paura di causare rotture, furono eseguite con cura e tanta delicatezza e durarono dal mattino verso ore 10 fino alle 16, quando finalmente riuscirono ad adagiarla a poppa.
Poi ripresero la via del ritorno, stando attenti alle onde d’urto, preoccupandosi che rimanesse sana e salva fino a Monopoli. Durante il tragitto avvisarono l’Ufficio Locale della Guardia Costiera.
Nel tardo pomeriggio la motobarca S. Giuseppe, con il prezioso reperto, attraccò alla banchina di Punta del Tonno, a Cala Batteria, accolta dalle autorità ( il comandante della Guardia Costiera, originario di Mola di Bari, il sindaco di Monopoli Francesco Paciello accompagnato dal Comandante della Polizia Municipale, la dott.ssa Miranda Carrieri della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia) e da numerosi marinai e cittadini.
La motobarca, sorvegliata continuamente dalle Forze dell’Ordine, rimase tre giorni attraccata alla banchina con il prezioso carico.
Dopo una serie di discussioni intercorse tra le Autorità, fu deciso che la competenza fosse del Ministero dei Beni Culturali e che quindi la grande anfora dovesse essere trasportata al Museo di Roma.
Giuseppe Spinosa, spinto dal desiderio di mantenere a Monopoli questo importante reperto, organizzò, tramite l’aiuto di famiglie e amici, una raccolta di firme, oltre 800.
A seguito di questa iniziativa, il Ministero dei Beni Culturali decise che la grande anfora, il cosiddetto Dolio, fosse trasportato al Museo Egnazia per essere conservato nel piano interrato.
Per le operazioni di trasporto ci fu la collaborazione gratuita della Ditta Verdegiglio, che mise a disposizione il carro con la gru, la Chemical Pool e tanti marinai di Monopoli.
Ad Egnazia, una volta accertata l’origine, in quanto appartenuto ad una nave naufragata in epoca romana, si è ritenuto importante operare il suo recupero.
Il Dolio, un serbatoio con una capacità di 1.500 litri, utilizzata per trasporto liquidi o derrate solide alimentari per l’equipaggio delle navi, insieme ad alcune anfore più piccole, è stato collocato in un grande acquario di oltre 30.000 litri di acqua marina, con diverse specie di pesci nel piano sotterraneo del Museo di Egnazia.

Il 9 novembre 2023, esposto al pubblico per la prima volta, in una location molto suggestiva, è stato inaugurato questo grande serbatoio contenente il Dolio e le Anfore con l’intervento del Direttore Generale dei Musei Massimo Osanna, del delegato Puglia Francesco Longobardi e del direttore del sito Fabio Galeandro.
LE FONTI
Le notizie sono state assunte direttamente dal racconto di Antonio Barletta, marittimo di Monopoli, allora giovane aiutante a bordo della motobarca di Giuseppe Spinosa, mentre il materiale fotografico è stato ricevuto da Nicla Spinosa, sorella di Giuseppe, e da Federica e Filippo, figli dello stesso.
Dalla ricostruzione della vicenda emerge chiaramente il merito spettante a Giuseppe Spinosa ( nato il 3.11.1955, morto il 16.01.2014), battagliero esponente della marineria monopolitana, già assessore comunale alle Attività marinare, attività portuali e relative infrastrutture per il gruppo “Azzurro popolare” nella giunta guidata dal Sindaco Emilio Romani dall’aprile 2008 al maggio 2013.
UN SEGNO PER MANTENERE LA MEMORIA
Il reperto ritrovato rappresenta un patrimonio di inestimabile valore per turisti e visitatori del Parco e del Museo Archeologico di Egnazia, località appartenuta al Comune di Monopoli fino al 1926.
Sarebbe opportuno e doveroso mantenere la memoria e ricordare il particolare impegno, l’accurata perizia dimostrati dai marittimi monopolitani, che finora non hanno ricevuto alcun riconoscimento, attraverso, almeno, l’apposizione di una epigrafe accanto al grande acquario del Museo di Egnazia, riportando la vicenda e i loro nomi.
Un invito al Sindaco Angelo Annese e agli amministratori della città ad intervenire.
Bibliografia
Dal Quadrimestrale L’Archeologo Subacqueo maggio-agosto 2006
Il comparto costiero del Sud-est barese si caratterizza per una millenaria vocazione marittima che, tuttavia, nel corso degli ultimi decenni non si è tradotta in ricerca archeologica subacquea costante e sistemica.
Ciò vuol dire che le informazioni finora a disposizione degli studiosi provengono quasi esclusivamente da ritrovamenti casuali, ad opera di pescatori o di subacquei sportivi, come nel caso del clamoroso rinvenimento di un dolio integro di notevoli dimensioni e di numerose anfore Dressel 2-4 recuperati dal pescatore Giuseppe Spinosa nell’aprile 1991 al largo della nord di Monopoli o come nel caso del gran numero di reperti recuperati nel 1981 a Monopoli tra Porto Marzano e il Castello di S. Stefano da A. Allegretti, all’epoca studente di Biologia Marina.
Dolio di notevoli dimensioni.
h: mt 1,70
diametro massimo: mt 0,70
diametro all’orlo: mt 0,70
Questo reperto, insieme a frammenti di anfore Dressel 2-4 e Lamboglia 2, è stato recuperato fortuitamente al largo della costa monopolitana dal pescatore Giuseppe Spinosa nell’aprile 1991 ed è ora conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Egnazia.
Il territorio corrisponde alla fascia costiera meridionale dell’antica Peucezia, che insieme alla Daunia ( a nord) e alla Messapia (a sud) costituisce la Iapigia, regione meglio nota come Apulia a partire dall’età augustea.
Le anfore sono databili tra la fine del II sec. A.C. e la fine del I sec. A.C. e sono anfore vinarie.
Le anfore Dressel 2-4 sono state ritrovate in associazione ad anfore Lamboglia 2 e ad un Dolium, recuperati durante una battuta di pesca che ha intercettato, verosimilmente, un relitto nelle acque a largo della costa nord monopolitana.
Caratteristiche di queste anfore prodotte su imitazione di contenitori egei sono l’orlo ad anello, le anse bifide ripiegate a gomito, la carenatura della spalla e il corpo a cilindro.
Questo nuovo contenitore inizialmente si affianca alla Lamboglia 2, in seguito la sostituisce definitivamente. Si nota, infatti, che nel carico del relitto intercettato a largo di Monopoli, la percentuale di anfore Lamboglia 2 trasportate è nettamente inferiore rispetto a quello delle Dressel 2-4.
Articolo a cura di Stefano Carbonara
Scrittore, editore di Monopoli Tre Rose






















Complimenti Professore,
Articolo di grande spessore, dove si evidenzia la marineria di Monopoli e lo stesso Comandante Giuseppe Spinosa.
Giuseppe, persona che ha dato molto a questa nostra Città e che tanto amava.