RIFUGI ANTIAEREI A MONOPOLI
STORIA
Dal libro “Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia” edizione 2012 di Stefano Carbonara
Nota ricordo di Vincenzo Saponaro, maestro d’ascia e scrittore
1943: I rifugi antiaerei di Monopoli
Nel dicembre 2009 mi capitò di vedere su un settimanale locale alcune foto scattate da speleologi, nei vecchi rifugi antiaerei di piazza Vittorio Emanuele.
Quelle immagini mi fecero tornare indietro nel tempo con la memoria. Ricordo ancora bene che l’ingresso del rifugio più vicino alla nostra abitazione, era quello ad angolo tra il vecchio bar Rudi e il bar Smeraldo.
Quando entrò in funzione il rifugio di piazza Vittorio Emanuele avevo appena undici anni.
Nelle foto rividi la scala che ci portava a nove metri sotto al livello della piazza, dov’erano i freddi sedili scavati nella roccia.
Poiché la seconda guerra mondiale l’ho vissuta, cercai di saperne di più sui rifugi e sulla sirena d’allarme.
Il governo fascista fin dal 1935 aveva previsto che il nostro paese sarebbe entrato in guerra affianco alla Germania nazista.
I comandi militari di zona imposero a tutte le città con popolazione superiore a 25.000 abitanti di dotarsi di una sirena d’allarme che in caso di guerra, i cittadini dovevano essere avvisati in anticipo per mettersi a riparo.
Soltanto nel 1938 il podestà dott. Angelo Masulli dette il via all’acquisto di una sirena da una società di Milano. La sirena fu spedita l’11 agosto1939 al prezzo di lire 9.530. I tecnici stabilirono che il punto ideale dove posizionare la sirena fosse la sommità del campanile di San Francesco.
Il 10 giugno 1940 allo scoppio della guerra, la nostra città non aveva ancora provveduto a costruire ricoveri antiaerei.
Il podestà cercò di ovviare a tale carenza, indicando alla popolazione di rifugiarsi nei sotterranei e in robusti edifici della città. Gli operai dovevano mettersi a riparo nelle stesse fabbriche.
L’ingegnere capo del comune Angelo Brescia, progettò un grosso rifugio in galleria sotto la piazza V. Emanuele ed altri tubolari nel vecchio abitato. Il contratto di appalto per il rifugio di piazza V. Emanuele fu firmato il 27 febbraio 1943 dal nuovo podestà Cav. Clemente Meo Evoli e da i maestri Marasciulo Domenico e Vitti Vito, muratori di Monopoli.
La paga giornaliera per il manovale era di lire 34 mentre per un cavatufi (detto anche cavamonti) era di lire 46.
I rifugi antiaerei progettati e realizzati furono:
1) Piazza Vittorio Emanuele, mq. 900 – capienza persone 1800.
2) Torrente Ferraricchio in Galleria, mq.1500-capienza persone 3000.
3) Piazza Milite Ignoto, mq. 200 – capienza persone 400.
4) Grotte Menga, mq. 250 – capienza persone 500.
5) Piazza Simone Veneziani, in galleria, mq.250 – capienza persone 500.
6) Porta Vecchia, in galleria, mq. 350 – capienza persone 700.
7) Piazza Manzoni, in tubolare, mq. 100 – capienza persone 200.
8 ) Piazza Palmieri, in tubolare, mq.75 – capienza persone 150.
9) Largo San Salvatore, in tubolare, mq.90 – capienza persone 180.
Quando i rifugi furono ultimati, non servirono per proteggerci dalle bombe della R.A.F. britannica, ma da quelle della LUFTWAFFE germanica.
Il 2 dicembre del 1943 il porto di Bari venne attaccato come una piccola Pearl-Harbor da 88 bombardieri Junker tedeschi. C’erano nel porto circa una trentina di navi alleate da trasporto, cariche di materiale esplosivo destinato al fronte che era a poche centinaia di chilometri da Bari.
Ci fu una carneficina vennero affondate 17 navi e molte altre danneggiate. I morti furono molte centinaia. In quello stesso periodo, anche nel porto di Monopoli veniva scaricata merce dalle navi da trasporto alleate destinato al fronte.
Diciamo che ci andò bene anche quella volta.
Stefano Carbonara
Storico e Scrittore
Editore Monopoli Tre Rose















