Nella primavera del 1945 l’Europa vide la sconfitta del nazifascismo e dei suoi seguaci.
Oggi, a 77 anni da quella primavera, con il popolo ucraino che dal 24 febbraio resiste all’invasore russo, ritorna prepotente l’idea di potenza, di superiorità e di sopraffazione verso un popolo che vuole difendere la libertà e l’autonomia.
L’auspicio di ieri vale ancor più oggi: una Europa, unita, solidale con un popolo che vuole difendere la libertà e l’autodeterminazione contro la violenza e la sopraffazione.

Nella ricorrenza del 77esimo anniversario della Liberazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro con le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ha espresso il suo pensiero e il suo monito sul momento che il Mondo e l’Europa stanno vivendo a causa della guerra contro l’Ucraina.
Queste le ferme parole di Sergio Mattarella.
Il 25 aprile rappresenta la data fondativa della nostra democrazia, oltre che di ricomposizione dell’unità nazionale. Una data in cui il popolo e le Forze Alleate liberarono la nostra Patria dal giogo imposto dal nazifascismo.
Dal nostro 25 aprile, nella ricorrenza della data che mise fine alle ostilità sul territorio italiano, viene un appello alla pace.
Alla pace non ad arrendersi di fronte alla prepotenza.
La nostra Liberazione è stata quella di un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista.
A pagare furono, come non mai, le popolazioni civili, contro le quali, in un tragico e impressionante numero di episodi sanguinosi, si scagliò la brutalità delle rappresaglie.
Fu, quella, una crudele violenza contro l’umanità, con crimini incancellabili dal registro della storia, culminati nella Shoah.
Un’esperienza terribile che sembra dimenticata, in queste settimane, da chi manifesta disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli.

Questo il pensiero di Liliana Segre, bambina deportata nel lager nazista di Auschwitz, oggi senatrice a vita.
Sarà un 25 aprile diverso quest’anno.
La guerra è tornata nel cuore dell’Europa ma quella festa resta un rito laico imprescindibile.
Il 25 aprile ci ricorda che resistere è necessario, è un dovere, ieri come oggi.
Ovunque la giustizia e la dignità vengano attaccate, umiliate, distrutte, ora e sempre resistenza. Questo deve essere lo slogan, il grido che sempre deve accompagnare il nostro atteggiamento verso la guerra.
Sarà difficile, quest’anno, intonare “Bella ciao” senza rivolgere un pensiero agli ucraini che un 24 febbraio 2022 si sono svegliati e hanno trovato l’invasor.
L’equidistanza non è possibile, il popolo ucraino è stato aggredito dai russi e la sua resistenza va sostenuta.
La storia mostra che la pace non si ottiene restando indifferenti o attraverso progressivi cedimenti agli aggressori, ma garantendo una convivenza tra i Paesi basata sul diritto e sul rispetto.
Questo non vuol dire ovviamente essere contro il popolo russo, vittima delle decisioni disumane del suo leader.
Far salire sul palco del 25 aprile a Milano una donna ucraina è una scelta condivisa, è un segno di solidarietà verso i tantissimi anziani, donne, bambini, costretti a lasciare le loro case, i loro affetti, il loro Paese.
IMMAGINI DEL CORTEO CON LA PARTECIPAZIONE DELLE AUTORITA’ CIVILI E MILITARI.
Foto di Pino Mirizzi
























