Da domani sarà nelle sale il primo docufilm “Io, noi e Gaber”, il genio libero, appassionato, scritto e diretto da Riccardo Milani.
Rivive al cinema pieno di ricordi di familiari, di amici e di artisti, che mettono in evidenza la personalità e l’arte di Giorgio Gaber.
Ripercorre la sua vita e la sua carriera artistica.
Tra Milano, sua città Natale, e Viareggio, luoghi a lui molto cari. Un rivivere pienamente il racconto di un’epoca. Bei tempi. Un viaggio molto emozionante, che attraversa il pensiero e la vita di uno degli artisti pienamente coinvolto nel Novecento. Per chi non l’ha conosciuto e per chi lo rimpiange.
L’autore del docufilm è ispirato. È facile scrivere di Gaber e del suo percorso artistico. Non possiamo dimenticare. C’è tutto.
Dalle prestazioni al comportamento nei locali e nei ritrovi. Non si arrossiva. Le serate erano travolgenti. Era doveroso chiedergli il bis del “Ceruti” e del “Non Arrossire”. Era un po’ scocciato? Non dava mai segnali negativi. In ogni caso avrebbe preferito “La Libertà …”.
Alcuni erano giorni neri. Bastava poco per far cambiare umore. Impietosamente metteva in ridicolo tutto il mondo sinistro.
Lo descrivono molti suoi versi. Tra questi anche
“Il Comportamento” (1976-1977)
«Qualche volta metto il mio giaccone
Grigioverde tipo guerrigliero
E ci metto dentro il mio corpo
E già che ci sono anche il mio pensiero»
«Nel ’68, o era il ’69, comprai l’eskimo alla fiera di Sinigallia. Ce l’ho ancora nel baule. Non si sa mai. Hasta la victoria, siempre! Scusi, ha visto il sol dell’avvenire?
L’acqua che passa l’acqua che scorre
che non riflette neppure una stella
passa una coppia vive qualcuno
e su quel ponte
non c’è più nessuno.
A cosa pensi mio signor G?
Che malinconia la vita senza el mè Gaber!».
“La Libertà” (1972-1973)
«Vorrei essere libero
libero come un uomo
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente
la natura
che cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire
un’avventura
Sempre libero e vitale … ».







