I
La dichiarazione di Ringo Starr che schiude un mistero dopo oltre mezzo Secolo
Quando la prima pagina del quotidiano britannico Daily Mirror, da sempre impegnato a far brillare le stelle del firmamento britannico della musica e del cinema riportò fedelmente una dichiarazione dello storico batterista dei Beatles Ringo Starr: Sono l’ultimo superstite dei Beatles, probabilmente qualcuno avrà sentito un brivido attraversargli la schiena, riportando nella memoria storica l’eco della teoria complottista Paul is dead, che ha attraversato la seconda metà degli anni ’60, fino allo scioglimento dei Beatles avvenuto nel 1970, annunciato dallo stesso Paul McCartney, come portavoce del gruppo, sulle colonne dei tabloid inglesi.
Secondo i teorici del complotto Macca sarebbe morto in seguito a un incidente stradale con la sua Aston Martin coupé, il 9 novembre del 1966, e sostituito da un sosia, per salvaguardare la produzione e le finanze dei Fab Four, all’apice del successo. La teoria siglata PID, acronimo inglese Paul is dead è stata oggetto di innumerevoli studi anatomici svolti sul volto di McCartney, confrontandone i lineamenti prima e dopo il presunto incidente mortale, che avrebbe portato il bassista e compositore, a perdere il controllo dell’auto per schiantarsi contro un albero, trovando la morte per decapitazione.
I teorici che sostengono la teoria del complotto (perlomeno coloro che interpretano alla lettera la morte del genio musicale), sostengono che sia stato sostituito, in seguito a un concorso per sosia, da William Stuart Campbell, meglio conosciuto come Billy Shears, in seguito sottoposto a chirurgia plastica per sostituire Paul.
Come ben sappiamo i superstiti della celeberrima e storica band britannica sono Paul McCartney e Ringo Starr, entrambi ultraottantenni.
Inutile ricordare la morte di John Lennon avvenuta l’8 dicembre dell’80, all’età di quarant’anni a New York, per mano di Chapman, che sparò quattro colpi di pistola alle spalle del compositore, di cui uno, attraversandogli l’aorta gli fu fatale, proprio mentre rientrava con sua moglie Yoko Ono nel suo appartamento nel celebre edificio residenziale Dakota Building.
Mentre George Harrison, virtuoso chitarrista della band e autore di brani immortali, si è spento a Los Angeles il 29 novembre del 2001, a casa di un amico, dopo una lunga battaglia contro un cancro al polmone, all’età di cinquantotto anni.
II
Chi erano mai questi Beatles?
Come un’eco sento volteggiare nell’aria il ritornello di una canzone degli anni’80, e la melodia di grandi artigiani della musica italiana pop rock: sono gli Stadio. La voce roca del leader Gaetano Curreri sa graffiare dolcemente la mia struttura animica mentre con tono malinconico, si chiedeva Chi erano mai questi Beatles?, un canto che suona come un rimpianto di un tempo destinato a non dare spazio nemmeno al rimpianto.
Ma sento ancora come eco fantasmagoriche di una radio che non c’è: Chiedilo ad una ragazza di 15 anni di età, chiedi chi erano i Beatles e lei ti risponderà… La ragazzina bellina col suo naso garbato gli occhiali e la sua vocina… Ma chi erano mai questi Beatles? Lei ti risponderà… I Beatles non li conosco, neanche il mondo conosco. Sì, sì, conosco Hiroshima ma del resto so poco, ne so proprio poco. Ha detto mio padre l’Europa bruciava nel fuoco, dobbiamo ancora imparare, noi siamo nati ieri, siamo nati ieri… Dopo le ferie d’agosto non mi ricordo più il mare, non mi ricordo la musica…
Voi dovete insegnarci con tutte le cose, non solo a parole.
Ma chi erano mai questi Beatles, ma chi erano mai questi Beatles?
Evito di riportare il testo per intero, firmato da Robert Roversi e musicato dalla voce del gruppo Gaetano Curreri. Ma le strofe sono di una poetica raffinata in cui emerge un confronto generazionale tra un mondo gravido di senso in cui i ragazzi di Liverpool, non erano soltanto intrattenitori e innoqui strimpellatori ma la loro musica ha fatto da sottofondo e da protagonista ad un’epoca e precisamente, un’Europa che stava cambiando volto e l’autore invita la sua interlocutrice quindicenne a conoscere la Storia e rimarginare una sorta di ferita, di spaccatura tra la generazione degli anni ’80, e il mondo.
Chiedi chi erano i Beatles è un inno alla memoria storica, che non solo dona il riconoscimento e valore storico – culturale al gruppo ma cerca di spiegare come la musica abbia un ruolo decisivo nelle nostre esistenze e lasci un segno indelebile nella Storia del mondo.
III
Scorribande antiradiofoniche di uno storicista nostalgico
Ascoltando le Hit parade del momento, non posso non sentire crescere e perire dentro il rimpianto di un mondo che non ho mai vissuto; di un linguaggio musicale e poetico, che non appartiene alla nostra generazione, al nostro scarno movimento statico culturale o per meglio dire sub culturale sempre uguale a se stesso; fucina di prodotti discografici, alienato da qualsiasi forgia artistica, privo di sperimentazioni sonore e culturali, che si rivela assolutamente annichilente, mentre intorpidisce le masse con la sua cultura simbolicamente scarna e facilmente assimilabile, con cui irrimediabilmente svigorisce ogni capacità creativa, intellettuale, sentimentale.
Ma penso che la conoscenza della Storia sia sempre fiaccola accesa nel buio dell’oblio storico, anche come il nostro; nessuna retorica del rimpianto, da parte mia, ma una presa di coscienza che potrebbe far incuriosire una generazione che scivola lentamente e inconsapevolmente negli abissi omologanti del pensiero.
Il III Millennio è immerso nell’oblio della memoria storica, negando il riconoscimento del patrimonio culturale dell’Umanità.
IV
Breve considerazione sulle simmetrie biografiche tra John e Paul
Degli indiscutibili geni musicali di John Lennon e Paul McCartney è giusto che si sappiano le loro origini e ambiente famigliare in cui sono cresciuti: dal dolore comune legato alle premature scomparse delle rispettive madri, all’ambiente insano e povero di stimoli tipico delle famiglie proletarie di un paese portuale, sommerso dal grigiore dell’Inghilterra come Liverpool. Ma c’è una parte di me, che crede ci sia stata una scintilla divina in quei due ragazzi; è come se siano stati illuminati dal bagliore e dalla musica di Euterpe in persona, e che la Musa abbia con la sua presenza eterea e inebriante squarciato la nebbia di Liverpool con della musica inaudita. Questi due figli del nulla di un paese di industrie e operai, appena ventenni, sono paragonabili ai Mozart della musica popolare -; veri e propri enfant prodige -; fautori di vari generi, sperimentatori instancabilmente in evoluzione, e compositori ineguagliabili, pur avendo avuto a disposizione pochissimi mezzi e una scarsa conoscenza del pentagramma, ma proprio per questo è doveroso riconoscerne il genio compositivo firmato Lennon/McCartney.
V
Una chiave di lettura alternativa della morte di Paul
La mia interpretazione, da appassionato e studioso del gruppo britannico, lungi da avvalorare la tesi della morte reale del compositore, prenderà una direzione verticale al viaggio di ricerca, per sfociare nella psicadelia, tipica della produzione musicale di quel periodo.
La morte di Paul è da interpretare in chiave assolutamente simbolica; un’ascensione mistica e uno slancio trasfigurato della dimensione dell’io; una volontà di ricerca spirituale, sempre latente ma onnipresente fin dagli albori del gruppo, come vedremo in seguito.
Latente e mai manifesta, la presunta morte di Paul serpeggia di straforo mostrandosi soltanto, per chi ha occhi per vedere. Come è giusto che sia.
Riconoscere nelle copertine degli album dei Beatles e nelle canzoni, tracce che fanno pensare alla morte di Macca, sostengo che non siano da ritenere mere casualità ma perfettamente architettate per essere decodificate da un pubblico di eletti; come venivano tramandate le conoscenze di matrice religiosa ed esoterica.
Ma prima di inoltrarci nei messaggi subliminali seminati nelle canzoni e nelle copertine degli album dei quattro ragazzi di Liverpool, chiariamo il senso della parola esoterico.
La parola esoterico deriva da dottrine di matrice spirituale e religiosa riservate agli iniziati, ritenuti degni di conoscenze, che venivano tramandate attraverso un linguaggio ermetico, simbolico e rituale, da Maestri che li ritenevano degni, sfociando nell’occultismo.
Diametralmente opposto è il significato della parola essoterico, che indica la libera divulgazione di conoscenze filosofiche e religiose tramandate senza alcun ermetismo in maniera diretta e comprensibile a tutti.
VI
Le origini delle filosofie esoteriche
Le conoscenze di matrice esoterica venivano tramandate oralmente ad adepti, attraverso diversi gradi di iniziazione.
La leggenda narra che il candidato presentandosi al cospetto di un Maestro spirituale, chiedeva di essere iniziato allo studio di dottrine spirituali, ritenute occulte. Il Maestro scrutando il candidato negli occhi chiedeva se fosse fortemente interessato e degno di determinate conoscenze, e se fosse davvero pronto per attraversare i diversi gradi di iniziazione spirituale.
E il candidato rispondeva: Sì, è quello che voglio.
Ma al Maestro la parola non bastava, e così ordinava ai suoi adepti di prendere con la forza il candidato e di immergere il volto nell’acqua, fino a giungere sull’orlo dell’annegamento fino a condurlo alla mancaza di respiro, per poi risollevarlo, e porgli una semplice domanda: Che cosa hai desiderato in questo momento, mentre eri a morte prossima?
E il candidato rispondeva ansimando: Respirare!
E il Maestro sentenziava: Quando desidererai con tutte le tue forze, giungere a determinate conoscenze, come in quel momento volevi respirare, sull’orlo dell’annegamento, sarai pronto!
E adesso non posso non pensare ad un antico proverbio Zen che così recitava: Quando l’allievo è pronto, il Maestro appare.
Determinate conoscenze per rimanere all’interno dei cosiddetti iniziati venivano tramandate oralmente, circa cinquemila anni fa, ma nel mondo occidentale il termine esoterico fu introdotto nella lingua moderna dai francesi, nel 1752, scrivendo e rendendo pubbliche filosofie e conoscenze occulte, facendole divenire essoteriche.
A questo punto mi chiedo se sia stato un bene o un male?
Sicuramente hanno salvato dall’oblio determinate conoscenze, che comunque, tramandate oralmente, hanno subito indubbiamente innumerevoli modificazioni ma allo stesso tempo le hanno rese oggetto di strumentalizzazioni e speculazioni. Comunque l’esoterismo può essere simbolicamente rappresentato da un cerchio interno e nascosto, la cui manifestazione è protetta da un cerchio esterno di manifestazione essoterica; ma soltanto un pubblico di eletti o per meglio dire di adepti arriveranno al nucleo; al significato profondo e strettamente simbolico.
Il caso della morte di Macca è un caso del genere.
VII
L’idea della morte serpeggia dagli albori del gruppo
Come abbiamo anticipato poc’anzi, l’idea della morte serpeggia in maniera latente nel gruppo, fin dagli albori. In una foto del 1961, quando il batterista della band era Pete Best, successivamente sostituito dallo storico produttore George Martin da Ringo Starr, si vede chiaramente che ritraeva i quattro ragazzi in una posa emblematica quanto equivoca e aperta a libere interpretazioni. Infatti, la foto immortala i componenti e quattro candele: di cui tre accese e una spenta. Ma quel che evince è la posizione di John Lennon che pare stia inscenando, nella posa, la propria morte. Tutto questo accade, chiaramente prima del 1966, data fatidica e fantomatica della morte di McCartney. Ma perché?
Evidentemente c’è qualcosa che non quadra e fa crollare a scudisciate l’intera teoria complottista di una morte reale…
VIII
Analisi degli indizi seminati nei testi dell’album Revolver
Gli indizi sulla presunta morte di Paul si rendono sempre più allusivi, dalla presunta morte avvenuta il mercoledì 9 novembre del ’66 alle cinque del mattino, dopo aver abbandonato gli studi di registrazione per aver avuto un violento litigio con gli altri membri della band. La leggenda vuole che Paul abbia dato un passaggio a un’autostoppista di nome Rita e che abbia perso la vita insieme a lui. Infatti, la ragazza dopo essersi accorta che a bordo della Aston Martin c’era il bassista fu presa dall’enfasi, facendo perdere il controllo del veicolo a Paul, che non accorgendosi del semaforo rosso, causa il fatidico incidente, facendo schiantare l’auto contro un albero.
Ma questi sono semplicemente pretesti o leggende che tornano utili per avvalorare la mia tesi sul simbolismo della morte di Macca, poiché i testi dell’album Revolver ruotano intorno alla tematica della morte. Ma le date non coincidono, poiché Revolver fu pubblicato il 5 agosto del’66, con i testi già firmati da Lennon McCartney, depositati alla Siae, nella data che precede chiaramente quella della presunta morte del compositore.
Ma analizziamo i testi dell’album che segnano la svolta dei Beatles aprendo la strada della sperimentazione psichedelica, sia dal punto di vista musicale per giungere alla stesura dei testi, che culminerà l’anno dopo con l’album evento Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.
Analizzando il testo di Eleonor Rigby, il nome del prete è padre McKenzie che scrive parole per un sermone a cui nessuno assisterà, riferimento al funerale segreto di Paul, e a rendere tutto più misterioso è la fonetica del nome del protagonista della canzone father McKenzie, fin troppo somigliante al cognome di Paul. E pare che esista una demo in cui il nome del prete era McCartney, e questo rende tutto fortemente simbolico e apparentemente macabro il funerale.
Tomorrow Never Knows, il cui titolo è tratto dal libro tibetano dei morti, John Lennon nel primo verso canta: Spegni la tua mente rilassati e abbandonati alla corrente, non è morire, non è morire…
O nel brano She said she said, Lennon canta: Lei disse, io so cosa significa essere morti…
Ma perché Lennon sa cos’è la morte? A quale morte si riferisce?
A questo punto mi chiedo: ma l’incidente che a Paul fu fatale, c’è mai stato? Dato che gli indizi e la tematica della morte precedono la fatidica data?
IX
L’album evento Sgt Pepper’s e l’apparente nonsense dell’album
Il celeberrimo album del 1967 segna un punto di arrivo alle vette dell’Olimpo e di non ritorno, riconosciuto come il primo concept album della storia della musica.
Sir George Martin, storico produttore dei Beatles, ha dichiarato che, l’album in questione, non è da definirsi un concept, in quanto non esiste nessun filo conduttore che unisca le canzoni; è semplicemente una raccolta di brani alla rinfusa.
Ma sarà davverò così? O il produttore occulta qualcosa?
Partiamo dall'”apparente” bazar della copertina di Sgt. Pepper’s.
In realtà, credo che nulla sia messo a caso, dal numero dei personaggi storici e contemporanei, pubblico dello show, che risultano essere 66, tra celebrità, occultisti, scrittori, filosofi e sportivi… e gli stessi Beatles riprodotti come erano nei primi anni sessanta e trasformati in una banda di Ottoni.
Innanzi a loro c’è una chitarra basso Hofner in posizione da essere impugnata da un mancino come Macca, ma invece di avere quattro corde ne ha soltanto tre. E, innanzi a loro una composizione floreale gialla, da far pensare che abbiano di fronte una bara, mentre la grancassa della batteria in cui appare la scritta Lonely Hearts, che occupa un posto di rilievo nella copertina, se posto innanzi ad uno specchio appare la scritta he die, che, seppur scorretto grammaticalmente significa lui morì. La banda di Ottoni, interpretata dai Beatles, hanno tutti uno strumento d’orato in mano mentre quello di Macca è nero. La stessa posizione di Paul è statica, immobile, è l’unico in posizione frontale rispetto agli altri tre, che assumono una posizione lievemente più dinamica.
Nella copertina compare anche l’attrice bambina Shirley Temple che ha sul grembo un modellino d’auto Aston Martin – auto che avrebbe guidato Paul nel giorno del fatidico incidente – , che appare bianca con gli interni rosso sangue.
Quindi, analizzando la copertina ci rendiamo conto di trovarci innanzi ad un album concept che ha un messaggio, seppur subliminale, tutto ancora da decodificare.
Ma analizzando i testi delle canzoni, nella prima traccia appare il nome del sosia che avrebbe sostituito Paul, il fantomatico Billy Shears. Che per qualcuno sarebbe una sorta di gioco di parole per dire Billy’s here. Ossia Billy è qui.
Ma sarà davvero l’interpretazione giusta? Continuiamo a inoltrarci nei testi dell’album evento.
She’s Leaving Home, composta e cantata da McCartney con i cori di Lennon è ispirata ad un fatto di cronaca, che narra la storia di una ragazza che scappa di casa. Peccato che qualcosa non quadra.
Secondo i giornali dell’epoca la ragazza diciassettenne di nome Melaine Coe, scappa di casa alle 9 del mattino, mentre nella prima strofa Paul canta: Mercoledì mattina alle 5 in punto quando comincia il giorno…
Casualmente l’orario della presunta morte del compositore.
E nella canzone Good Morning Good Moorning, cantata da Lennon il riferimento alle ore 5 del mattino, non manca.
Lovely Rita , casualmente parla di automobili, e casualmente è il nome della fantomatica autostoppista a cui Paul il 9 novembre offre un passaggio.
Ma arriviamo alla conclusione dell’album con il capolavoro A Day in the Life, in cui nella prima strofa Lennon canta, con il suo solito sarcasmo, di un uomo arrivato a destinazione, protagonista di un incidente d’auto in cui trova la morte un membro della camera dei Lord, perché non si era accorto che il semaforo era rosso…
Ma i Beatles non erano stati insigniti dalla Regina Elisabetta del titolo di Baronetti?
Potrebbe essere Paul, il membro della camera dei Lord a cui fa riferimento la prima strofa del testo?
Tutto questo mi fa pensare che ci sia un filo rosso che unisca tutte le canzoni dell’album evento dei Beatles; e mi fa pensare che ci sia una celebrazione della morte di Paul che vedremo presto è assolutamente esoterica.
X
Il mistero di Campi di Fragole per sempre e il tormento dell’io di Lennon
Non esiste canzone più emblematica all’interno della discografia dei Fab four di Strawberry Fields Forever, che possa schiudere il mistero della morte di McCartney.
Campi di fragole è un luogo reale di Liverpool in cui il piccolo John trovava pace. La canzone composta intorno al ’67 ha un ermetismo maturo ed esasperatamente criptico; ogni strofa è un flusso di coscienza di Lennon che scruta l’abisso di se stesso nel mare del suo io dialettico che si dissolve e trova soluzione e sollievo quando nel ritornello canta: Lascia che ti porti con me, perché sto andando a Campi di fragole, Nulla è reale, E non c’è nulla di cui preoccuparsi. Campi di Fragole per sempre.
John intraprende un dialogo con se stesso, come guardandosi dall’esterno, e nella prima strofa scrive: Penso che nessuno sia nel mio albero, intendo deve essere alto o basso, sai, non puoi metterti in sintonia, ma va bene, cioè penso che non sia così male…
Dato che i versi criptici della canzone rappresentino i tormenti di Lennon, il videoclip disorienta, in quanto si nota che nel momento esatto in cui John canta questa strofa, Paul sale su un albero spegnendo una lampadina, come emblema simbolico di un pensiero tormentoso. Ma il pensiero è di Lennon, cosa c’entra Paul? Perché Paul è su quell’albero? Non dovrebbe esserci John?
Nella coda della celeberrima canzone si sente la voce di Lennon cantare qualcosa di confuso…
Secondo la versione ufficiale le parole pronunciate sarebbero cranberry souce, in italiano: salsa di mirtillo; in sostanza un nonsense. Effettivamente nella versione del ’67 è poco chiara. Mentre nella versione dell’Anthology II, si sente chiaramente Lennon che, accompagnato da una batteria dal sound psichedelico pronuncia chiaramente con voce raddoppiata I buried Paul – Io ho sepolto Paul.
Tutto questo va letto in chiave esoterica.
Ma chi è John? E chi è Paul?
E’ palese che il quartetto di Liverpool facesse uso di LSD, meglio conosciuta come la droga del viaggio dall’inglese Trip.
Lucy in the sky with diamonds, è un invito al viaggio dal primo verso cantato da Lennon, che così recita: Immaginati in una barca su un fiume, con degli alberi di mandarino e cieli di marmellata. Qualcuno ti chiama, tu rispondi abbastanza lentamente. Una ragazza con gli occhi caleidoscopio.
Il tema del viaggio, gli occhi a caleidoscopio, confermano in maniera manifesta le iniziali della canzone, che nonostante le smentite di Lennon, che riteneva fossero mera casualità, sono LSD.
Ma a cosa conduce l’uso di sostanze psichedeliche, qual è la meta del viaggio, del Magical mistery tour?
XI
La morte dell’Io di Lennon
Cos’è la morte dell’io? E come raggiungerla?
La morte dell’io è ritenuta una sorta di Santo Graal, una morte che in realtà conduce all’alba della rinascita dello spirito; un paradiso perduto o nel caso di Lennon, l’abbandono di ogni tormento degli abissi infernali dell’io, reso manifesto nel suo flusso di coscienza sconnesso, per approdare ad uno stato di grazia divina, in un luogo, seppur reale della sua infanzia, divenuto uno stato d’essere e di pace, per sempre uguale a se stesso, chiamato Campi di Fragole.
Seppellire Paul è semplicemente un’allegoria, emblema del suo io dialettico che si spegne nell’abbandono della barca che scivola lenta in un fiume come canta in Lucy nel cielo di diamanti, e in tutto ciò che è stato prodotto in chiave psichedelica firmato Lennon / McCartney.
La parola io è stata introdotta dal padre della psicanalisi Sigmund Freud, mentre precedentemente veniva utilizzata l’espressione latina ego.
Freud considera l’ego, un mediatore tra l’istinto detto ES e i divieti interiorizzati dall’educazione genitoriale e dalla società identificati con il super io; una sorta di censore.
Carl Gustav Jung teorizza il Sé, composto dall’ego e dalle ombre della persona, ossia, tutto ciò che è ritenuto conscio.
Nelle filosofie orientali, l’ego è concepito come un sistema di strutture mentali ereditate dal passato e dalle nostre vite precedenti.
Tre modi differenti di concepire l’io.
Ma arrivando alla morte dell’io; l’annientamento della coscienza: esso è da concepire come un processo di alienazione, secondo il quale avviene una scissione dal proprio ego. Un modo di osservarsi dall’esterno e liberarsi da ogni vincolo emozionale, bagaglio storico e ogni tormento della vita quotidiana: una trasvolata, oserei dire.
Quando si raggiunge la morte dell’io, una parte del sé si allontana dall’io stesso, riuscendo a vedere la psiche da una distanza oggettiva; raggiungendo una visione oggettivante entrando in una dimensione trascendentale. Come è noto le sostanze psichedeliche inducono ad una dissociazione chimica tra il sé e il corpo; tra coscienza mentale e coscienza corporea.
Ma è un errore grossolano in cui sono caduti i ragazzi di Liverpool, che attraverso LSD, approdano alla morte dell’io, ma è da ritenersi momentanea, quanto illusoria, in quanto essa richiede un’evoluzione spirituale, estranea a quello che è da intendere dal più allettante ma non il migliore dei mondi possibili: l’occidente.
Il fine della morte dell’io è ricongiungersi col divino.
Ma nel caso dei Beatles, credo abbiano scelto la via più devastante e illusoria.
La morte dell’io, secondo le filosofie orientali, è da intendere come dissoluzione / soluzione di condizionamenti fino a ricongiungersi con un’unità perduta. Ma tutto questo richiede un lavoro interiore profondo in cui, ogni essere umano scruti gli abissi di se stesso. Senza scorciatoie offerte dal mondo occidentale.
Questo scritto condanna in maniera manifesta l’uso dell’LSD, delucidando che non c’è nulla di più pericoloso. Oltretutto l’uso di sostanze come LSD potrebbe portare a conseguenze devastanti pari a un uragano nella psiche.
Il male che affligge Lennon è spiegato filosoficamente con l’illusione di essere un “io”; un’illusione, appunto. Il passaggio dal nostro io ad una dimensione ignota non sarebbe un naufragio in cui si perde la nostra essenza ma una metamorfosi della nostra singolarità illusoria, approdando alla liberazione dall’angoscia della morte, poiché, fin dalla nascita, la nostra cultura occidentale inocula l’idea di essere un “io”, amalgamandoci con l’idea che tutto ciò sia reale.
Quando un giornalista chiese a Lennon se avesse paura della morte, lui rispose semplicemente: No, per il semplice fatto che non ci credo. E’ come scendere da una macchina e salire in un’altra.
Ma torniamo ai Beatles: Paul è morto? E’ morto davvero nel 66, alle cinque del mattino?
Certo che no.
Sono convinto che la morte esoterica di Paul McCartney sia un’idea di Lennon, perché la foto di cui parlo all’inizio del saggio risalente al 1961, lo ritrae in una posa mortuaria, accompagnata dalla simbologia di quattro candele accese, di cui una appare spenta.
Ma continuiamo a scavare nell’esistenza di quel genio musicale e irrequieto di Lennon, per capire come abbia concepito quest’idea.
XII
Il cristianesimo esoterico di Lennon
Che rapporto aveva John Lennon con il cristianesimo? era religioso? e in che modo concepiva la religiosità?
All’apice del successo dei concerti negli stadi, approdati negli Stati Uniti Lennon dichiarò: Siamo più famosi di Gesù.
Un’affermazione che costò cara ai Beatles, dato il contesto storico e l’apparato di credenze degli anni ’60. Perché la risposta avversa dei fans rispetto al gruppo non tardò ad arrivare: cominciarono a bruciare i loro dischi, calpestarli, fino a quando la tournee non fu sospesa, nonostante Lennon cercò in tutti i modi, in varie interviste di sminuire la gravità della sua affermazione per attenuarne le conseguenze.
Lennon, nella sua casa di Londra, aveva un crocifisso appeso alla parete e una copia antica della Bibbia, tutto questo mi fa pensare che avesse una sua religiosità ma anche un modo singolare o per meglio dire, esoterico di concepirla, dato le tracce di cui abbiamo poc’anzi scritto.
XIII
La copertina di Abbey Road: marcia funebre o ritorno alla vita?
Ma cerchiamo di analizzare la copertina apparentemente innocua dell’album Abbey Road.
La foto, scattata l’8 agosto del ’69 da Iain McMillian, ritrae i quattro componenti della band che attraversano la strada sulle strisce pedonali. Nulla di strano, ma stiamo parlando dei Beatles. La foto dice molto di più di quello che apparentemente ritrae… C’é qualcosa di più…
Partendo da destra a guidare la marcia troviamo John Lennon, completamente vestito di bianco con barba e capelli lunghi da ricordare un sacerdote o Cristo come lo conosciamo nell’immagine distorta dell’iconografia medioevale; a seguire vediamo un elegantissimo Ringo Starr, con un vestito nero da sembrare un impresario delle pompe funebri; a seguire Paul McCartney con un abito un po’ trascurato ma in blu, come vengono seppelliti i morti in alcuni culti orientali e la sigaretta nella mano destra (strano dato che Paul è mancino); a concludere la marcia George Harrison vestito di Jeans da sembrare un operaio, pronto per scavare una fossa.
Tre camminano con in avanti il piede sinistro, mentre Paul risulta l’unico ad essere fuori passo, con il piede destro in avanti.
Ma c’è un altro particolare che distingue Macca dagli altri tre: è a piedi nudi.
Perché?
Prima di giungere a una risposta analizziamo lo sfondo, in cui credo che nulla sia casuale.
Sulla sinistra salta all’occhio un maggiolino bianco dell’epoca con una targa LMW 28 IF. Mentre dalla parte opposta, ritroviamo un furgone nero, che ricorda i Black Maria, veicolo in uso dalla polizia mortuaria, mentre sullo sfondo compare un auto in movimento perfettamente in linea con Macca.
Ma analizzando la targa del maggiolino, dall’inglese IF, significa SE, in senso dubitativo se fosse vivo e il numero 28 gli anni che avrebbe avuto Paul.
Ma qualcosa non torna, poiché il bassista nel ’69 aveva 27 anni. O forse sì.
Poiché nelle religioni orientali gli anni si contano dal momento del concepimento e non dalla nascita, e tutto ciò si amalgama al significato simbolico dei piedi nudi di Paul, in quanto in culti orientali i morti sono seppelliti senza scarpe.
Ma rimane da delucidare la sigla LMW, che fa supporre l’allusione all’allora moglie di Paul: Linda McCartney Widow, tradotto dall’inglese Linda McCartney vedova.
Ma tiriamo le somme: Abbey Road è una messinscena della morte esoterica di Paul. Ma c’è da chiarire il motivo per cui è l’unico fuori passo, e per spiegare questo, è necessario delucidare il significato arcaico della parte destra e sinistra, dell’essere umano.
XIV
La Filosofia cinese dell’Yin e Yang
Per avvalorare la mia tesi di matrice esoterica è necessario tornare indietro di Mille anni, nell’antica filosofia cinese, riscoprendo la cultura della dualità notte – giorno; vita e morte; Yin e Yang.
Lo Yang è identificato con l’energia vitale, luminosa e positiva; di rinascita, sempre rappresentata dal bianco (Lennon è vestito completamente del colore della luce e, ricordiamo, è colui che guida la marcia); mentre Yin è la luce negativa passiva o meglio ancora il buio e identificato con la morte, seppur simbolicamente.
Yin rappresenta il femminile mentre lo Yang è identificato con il sole o nel cristianesimo esoterico, il Cristo stesso.
Rispettivamente, le filosofie cinesi differenziano: la parte Terrena Yin, quella femminile, contrapposta alla parte astrale e divina identificata con lo Yang.
Ma cosa c’entra la parte destra e la parte sinistra del corpo umano? Perché Paul, ha il piede destro in avanti, la sigaretta nella mano destra ed è l’unico fuori passo?
Storicamente la parte destra rappresenta la parte razionale della psiche; l’io, la parte che durante il viaggio psichedelico di Lennon è destinata a perire per trovare pace. Mentre la parte sinistra è la parte emotiva, creativa, spirituale e mistica.
La copertina di Abbey Road è un viaggio di ritorno da un funerale in cui è stata seppellita la parte razionale per varcare le soglie dell’infinito. Infatti, i Fab Four sono in marcia da sinistra a destra, interpretabile come un commiato dalla sede della EMI che si trovava sul lato sinistro della strada. Ricordiamo che andare verso una morte coincide con una rinascita spirituale.
Insomma una marcia funebre che coincide con un ritorno alla vita vera; un’elevazione che spinge energia di luce e calore, permeando la parte dorsale e si propaga per tutto il corpo, elargendo armonia verso l’esterno; questo è lo Yang, la parte sinistra che trionfa sul tormento razionale.
Alla luce di tutto questo si delucida l’Album evento Sgt Pepper’s e le continue ma latenti allusioni, non solo alla morte ma alla femminilità.
Il nome Billy Shears, non credo significhi Billy è qui, dato che She dall’inglese significa Lei e fa riferimento alla parte femminile, per poi avvalorare la mia tesi con il brano She’s Leaving Home, in cui come abbiamo letto nel testo, giorno e ora coincidono con quelli della presunta, ma a questo punto, affermo simbolica morte di Paul McCartney.
Alla lume esoterico di queste interpretazione la copertina di Abbey Road non è una marcia funebre ma di ritorno alla Vita: un viaggio da sinistra a destra; dalle tenebre alla luce; dalla morte dell’io alla rinascita.
XV
Lennon / McCartney: due nomi per un solo Re
Adesso, il silenzio notturno è spezzato da un grido tipico della musica beat dei primi anni ’60, che suona accompagnato da un triste giro di basso, come fosse il perire di un uomo.
La copertina di Abbey Road e le affermazioni di Lennon, il suo stesso abito e tutto ciò poc’anzi scritto, fa pensare a una identificazione simbolica del leader con Cristo.
Ma Paul è morto? Spero che nessuno si ponga mai più quest’interrogativo.
Arrivando alle conclusioni, rimembriamo che il bassista, secondo la leggenda, morì per decapitazione nel fantomatico incidente del ’66. Tutto questo crea un parallelismo con il cristianesimo esoterico, di cui i canonici negano ogni riferimento simbolico.
Come ben sappiamo Giovanni Battista, nato sei mesi prima di Cristo, attraverso immacolata concezione da Elisabetta, ormai sterile e anziana, morì per decapitazione.
La frase del Vangelo pronunciata da Giovanni Battista Egli deve crescere ed io diminuire, sommata agli elementi citati in chiave simbolica, ritorna per avvalorare la tesi di una morte simbolica, da interpretare assolutamente e esclusivamente in chiave esoterica.
Giovanni Battista, voce di uno che grida nel deserto, è destinato a perire affinché nasca il Cristo.
La morte dell’io è la morte che uccide l’idea radicata nell’essere umano della morte e spalanca le porte della Vita.
Una conoscenza a cui possono accedere adepti o iniziati, quando il Maestro li riterrà pronti. O come in questo caso, i Maestri della musica pop rock inglese, seminarono messaggi subliminali per circa un decennio di attività musicale, da essere decodificati, per chi sarà pronto a riceverli.
Con queste parole compendio il senso della morte nella sua accezione esoterica, comunicata in maniera latente dai ragazzi di Liverpool.
Conoscendo bene i testi di Lennon ed elencati soltanto i più rilevanti, direi che la morte di Paul è interpretabile come la morte esoterica dell’io di John Lennon, a cui aspirava. Assolutamente non assimilabile ai quattro colpi di pistola che gli furono fatali a soli quarant’anni, a New York.
Termino sostenendo che, questo scritto, potrebbe benissimo intitolarsi la morte esoterica di John Lennon, poiché sono convinto che l’architetto esoterico sia il leader dei Beatles.
Intanto mi ritorna alla memoria una dichiarazione dello storico produttore della band più famosa del mondo, George Martin, che, parlando delle menti pensanti del gruppo definì: Paul, intelligentissimo, ma il genio era Lennon.
Adesso rimembro un aneddoto sul piccolo John Lennon, e mi sembra di rivederlo, quel bambino ribelle e irrequieto, figlio di un’infanzia difficile e del grigiore di Liverpool, che sui banchi di scuola, quando la maestra gli chiese cosa volesse fare da grande, lui rispose semplicemente: Voglio essere felice.
Mi piace pensare che il piccolo John abbia seppellito il tormentoso mito di Lennon, e adesso sia felice a Campi di Fragole, e che lo sia per sempre.
Biografia
Fabio Angiulli nasce nel maggio dell’81 a Monopoli.
Conseguita la laurea magistrale in Filosofia e Storia, presso l’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro nel 2009, comincia la sua attività di giornalista, saggista e critico letterario, per varie testate locali.
Nel 2010 frequenta un corso di scrittura creativa con Fucine Letterarie.
Nel 2012 pubblica il suo romanzo d’esordio Fine dell’Era. (Lupo editore).
E nel 2019 realizza il Poema filosofico L’impero dell’Avvenire, con la postfazione di Antonio Bini. (Youcanprint).
Nel 2022 con il racconto inedito Nella valle del tramonto, è finalista del concorso letterario, Puglia quante storie giunto alla V edizione, ed è pubblicato nell’omonima raccolta. (I libri di Icaro).
Nel 2023 scrive il saggio – narrativo Dalla Macchina Globale alla conoscenza di sé. Pubblicato da Monopoli Tre Rose, nella sezione Storia.
Nel 2023 partecipa al concorso di poesia nazionale Dantebus con il poemetto Al risveglio nella notte Medioevale.
Nel novembre dello stesso anno scrive per un’amica, il monologo teatrale dal titolo Orizzonte senza fine.
Oggi, pubblica saggi e poemetti editi da diverse testate giornalistiche.








