Per qualche tavolino in più
Una terra che affida il suo futuro al numero di tavolini di bar e ristoranti per le strade, ai due mesi di stagione balneare, ai resort a dodici stelle ed ai matrimoni dei vip non ha un grande futuro davanti. Certo, gli dei potrebbero essere misericordiosi. Potrebbero risparmiarci le epidemie, per esempio. Ma gli scienziati dicono il contrario. Nel dubbio, meglio affidarsi a loro e non agli dei capricciosi.
Economia della stagionalità
Un’economia basata sulla stagionalità, sulla meteorologia e sui capricci di qualche influencer che alla prima migliore offerta lancerà le bellezze del Caucaso centrale, dimenticandosi la bella Puglia, è destinata a subire i colpi del fato senza forze per reagire. Abbiamo ritrovato la Puglia, nelle intenzioni della Regione, dei Comuni, delle (inesistenti) forze politiche e sociali al punto in cui eravamo prima della pandemia: più feste per tutti. E la “struttura” dell’economia, quella che non solo Marx ma anche gli economisti più classici indicano come base indispensabile per ogni progetto di sviluppo, che fine ha fatto? L’industria manifatturiera e di trasformazione, quella di base che riempì la Puglia degli anni ‘ 60 di ciminiere e zone industriali, fu motore di sviluppo e di occupazione che oggi non è riproponibile. Troppi danni. Eppure, il green tanto invocato ce l’abbiamo già, è la nostra terra.
La terra come valore
Bankitalia, per dire, indica per regioni come la Puglia ‘agroalimentare come prospettiva di sviluppo. Come rispondiamo? Con incendi orrendi che distruggono i campi di grano, una piaga biblica, un peccato mortale contro l’umanità. Tagliamo gli alberi da frutta e i vigneti per sfregio, per ricatto, per dominio mafioso nelle campagne. Perché loro sì che se ne intendono di economia. Sanno che la terra è ricchezza, tutto il resto è effimero. Stiamo lasciando morire milioni di ulivi con un osceno balletto di dichiarazioni, convegni, documenti di ogni sorta di scienziato, magistrati o stregoni, con l’unico risultato che la strage continua. L’ignavia uccide più di ogni altro peccato.
L’anima venduta al diavolo
Per qualche tavolino in più la Puglia ha venduto l’anima al diavolo. Per un’economia del precario oltre ogni vergogna. Perché i signori che si lamentano nei tg della mancanza di manodopera non aggiungono che i ragazzi della notte nei locali vengono pagati a 40 euro per 12 ore, al nero e senza contratto. Che l’economia dell’effimero è essa stessa effimera per definizione. Che amministratori degni di questo nome non sprecherebbero denaro pubblico per pubblicizzare le spiagge ed acquistare spazi nelle guide, ma rovescerebbero i miliardi della ricostruzione nelle nostre campagne, immense risorse di ricchezza per tutti. Sarebbe una semina storica, nel giro di due o tre anni i risultati sarebbero visibili, la terra è così: ti ripaga subito dei tuoi sacrifici.








descrivere il tessuto economico di monopoli nei termini sopra riportati mi sembra riduttivo e fuorviante;
l’economia monopolitana è da sempre molto diversificata;
il settore della pesca, quello dell’agricoltura, del commercio e dell’industria oltre che del terziario avanzato sono fonte di produzione di reddito che più o meno si equivalgono in termini di valore aggiunto. Molte località in Italia ed in Europa ” vivono di tavolini”; non capisco la logica di considerare fragili queste attività economiche; comunque ognuno è libero di pensare quello che vuole……. ma un analista di questioni economiche dovrebbe parlare con dati e numeri.