
Il “Trattato del Quirinale” è il punto di arrivo di un negoziato lungo e complesso, iniziato a gennaio del 2021.
Rafforzare i rapporti tra Roma e Parigi.
Il metodo è quello del dialogo periodico e costante con l’apertura di una agenda comune, per condividere temi e priorità.
Le parti devono lavorare per creare un’unità operativa che abbia lo scopo di «sostenere le forze dell’ordine in funzione di obiettivi comuni, in particolare nella gestione di grandi eventi e per contribuire a missioni internazionali di polizia».
Inoltre, incontro bi-annuale su innovazione e ricerca, a cui devono partecipare i ministeri per l’Università e la Ricerca, coinvolgendo le università insieme ad altri attori pubblici e privati.
Il Trattato segna anche l’avvio di un servizio civile congiunto e un programma di volontariato nato dalla cooperazione tra i due, da formalizzare in un “Protocollo d’intesa”.
I due Paesi devono consultarsi per stabilire posizioni comuni e integrare le rispettive diplomazie.
Rappresentarsi a vicenda nei fori dove non sono presenti. Il che prevede la piena sintonia e uno stretto coordinamento all’interno dell’Unione Europea.
Lo stesso Draghi, dopo la firma del Trattato, ha voluto dar vita a «un meccanismo per cui, almeno una volta ogni trimestre, un ministro italiano parteciperà a un consiglio dei ministri del governo francese, e viceversa».
Sono state gettate le basi di un positivo equilibrio tra le posizioni dei due Paesi:







